Inter – Editoriale – Onore agli avversari, ma quest’Inter è viva!

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Pari interno per l’Inter contro un Bologna ordinato e che non alza le classiche barricate. Buona prova dei nerazzurri, ma ancora tanto imprecisi sotto porta. Sul finale Ranocchia ha la palla del personale happy end. Intanto De Boer si gode i suoi baby fenomeni e boccia Kondogbia. Esordio tra gli applausi per Gabigol.

Prima di parlare dell’Inter bisogna rendere merito all’avversario di turno dei nerazzurri e al suo tecnico. Onore al Bologna, dunque, e a Roberto Donadoni per la prova di San Siro. Onore alla sua squadra andata a Milano a giocarsi la partita fino alla fine, senza alzare barricate contro i nerazzurri, nemmeno dopo l’inaspettato vantaggio. Il risultato alla fine stride un po’ alla luce della prestazione dei ragazzi di Frank De Boer, il pari sta un po’ strettino alla formazione nerazzurra, che avrebbe potuto chiudere il match con più gol di scarto, se solo la mira dei propri giocatori fosse stata leggermente migliore. Avrebbe potuto raccogliere l’intera posta in palio, lo avrebbe anche meritato, ma così non è stato e alla fine bisogna accontentarsi di un punticino.

Dopo Inter-Bologna non sto a guardare il risultato, anzi, vi dirò, poco mi importa. Di Inter-Bologna bisogna tirare fuori la prestazione della squadra e dei singoli durante il corso del match, scindere il risultato finale dalla prestazione stessa.

L’Inter avrebbe potuto tranquillamente portare a casa l’intera posta in palio, non è successo per una serie di fattori, ma la cosa non mi preoccupa. Sarò anche visionario, ma contro gli emiliani ho visto ancora una volta una squadra. Ho visto determinati giocatori non mollare di un centimetro, attaccare l’avversario fino all’ultimo secondo. Ho visto una grande azione, fatta di forza e tenacia all’ultimo respiro, mentre il gong stava per suonare. Anche lì, in quell’ultima occasione, sono mancate precisione e fortuna.

SEMBRAVAMO SPACCIATI E INVECE… – La doppia esclusione di Joao Mario e Murillo faceva già presagire il peggio. Alla lettura delle formazioni ufficiali ecco la prima sorpresa. In campo l’ex primavera Miangue. Coraggiosa la scelta di FdB. Una maglia da titolare anche per Ranocchia e Kondogbia. Saranno loro per motivi diversi i “protagonisti” di questa giornata.

Il canterano nerazzurro ha ripagato la fiducia del tecnico con una prestazione da applausi. Grande personalità, corsa, prestanza fisica e intelligenza tattica. Mostra ancora qualche piccola lacuna, ma il prospetto è assolutamente interessante e il tecnico olandese dimostra di avere coraggio da vendere nel puntare sui giovani di qualità. Il terzino belga alla sua prima da titolare cresce con il passare dei minuti e gioca come un veterano sul prato di San Siro, raccogliendo gli applausi di un pubblico esigente come quello nerazzurro. Segue alla perfezione il dettame tattico e resta sempre sintonizzato sulle frequenze di Perisic in versione chioccia per un giorno.

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Poteva, invece, essere il giorno per la redenzione per Andrea Ranocchia. Il centrale umbro non parte bene e dagli spalti cominciano a sentirsi i primi fischi. Anche il centrale umbro però viene fuori con il passare dei minuti. Quasi mai fuori posizione, sempre attento e presente nei contrasti arei e, a volte, determinate quando c’è da mettere più di una pezza. La sua partita va in crescendo, con una serie di chiusure energiche che spingono i tifosi agli applausi. Sulla sua testa, un’istante prima del triplice fischio arriva la palla del possibile 2-1: Ranocchia vola in cielo, impatta con il pallone, ma calibra male la mira, spedendo la sfera lontano dal sette. Poteva essere la giusta “rivincita” per un giocatore che ha sempre dato tanto, che si è sempre impegnato per onorare la maglia che indossa. Un’involuzione che ne ha fatto uno dei bersagli preferiti dai tifosi, ma l’ex capitano nerazzurro –  a mio avviso – merita più di altri di stare in questa rosa. Infine il protagonista assolutamente in negativo di questa partita. Il francese ex Monaco. La sua gara dura solo ventotto minuti. Kondo entra in campo confuso. Non azzecca un passaggio. Sembra in giornata assolutamente no. Da un suo errore nasce l’azione da gol del Bologna. Si trova a cincischiare con il pallone tra i piedi nel cerchio di centrocampo, viene attaccato, perde la palla e regala agli avversari metri di campo con la difesa scoperta. La palla arriva in mezzo all’area a Destro, che tutto solo la mette tra le gambe di Handanovic (dov’era Santon?). Bologna un tiro un gol. 100% di realizzazione. Da questo momento in poi l’Inter prende in mano la partita. Si scuote e affonda i colpi. Gli ospiti non si chiudono a riccio, anzi lasciano parecchi spazi per le scorribande di Candreva, tra i migliori, che sforna una serie infinita di cross dalla destra.LA SVOLTA arriva quando al minuto ventotto (come detto!) il tecnico olandese decide di regalare la regia del centrocampo ad un altro baby: Gnoukouri. L’ex primavera entra in campo col piglio giusto. Non sbaglia un passaggio, fa sempre la cosa più semplice e anche quando opta per la cosa più difficile la palla giunge comunque a destinazione. Con lui in campo l’Inter trova nuova linfa e il giovanissimo numero 27 mette in mostra qualità e quantità non indifferenti. Nota lieta anche lui. L’ex centrocampista della primavera torna protagonista dopo una stagione passata in panchina. Può essere un elemento importate in vista dell’Europa League, dove De Boer non può contare su Joao Mario e Kondogbia e al momento anche su Brozovic.

CAPITOLO BARBOSA San Siro s’infiamma quando il tecnico nerazzurro richiama in panchina Antonio Candreva (applausi scrocianti per lui!) per l’ultimo arrivato, la stellina verdeoro Gabigol. Dopo la presentazione in perfetto stile hollywoodiano, l’attaccante brasiliano si piazza sulla fascia destra e si presenta come un’assoluta rock star. Primo spunto: prende palla, prova l’azione personale, ma viene murato. Secondo spunto: s’invola sulla destra, serie di doppi passo, ma il risultato non cambia. Murato. Prova a tirare fuori dal cilindro tutte le sue qualità, ma senza riuscirci. Comincia, poi, a giocare facile. Cercare i compagni. Carica i tifosi quando va dalla bandierina a battere gli angoli. Non ne azzecca uno. Ma fa niente. Anche per lui la giornata è positiva. La sua prestazione non è valutabile. Io avrei evitato di mandarlo in campo. Non sull’1-1. Non con un risultato da rincorrere. Gli avrei regalato una passerella, il suo momento da rock star in un’altra occasione… ma se il tecnico ha scelto lui, più di un motivo ci sarà!

BOLOGNA PUNTO DI PARTENZA – Si riparte dalla sfida con il Bologna con tanto ottimismo. Con una squadra che ha dimostrato di essere unita, di essere finalmente capace di giocare a calcio. Anche a livello fisico la cura De Boer sta funzionando. A parte qualche calo fisiologico nel corso di match, nessuno stacca la spina prima del triplice fischio del direttore di gara. Il sergente De Boer sta facendosi rispettare dal gruppo. Oggi sì che si può guardare al futuro con molto ottimismo. Alla fine in un cammino lungo trentotto giornate due punti perduti possono anche non essere così “importanti”. Proiettiamoci già al prossimo incontro e al prossimo avversario. L’Inter è viva. Questo è ciò che importa.

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