Editoriale nerazzurro – Io non mi sento orfano di nessuno!

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La seconda sconfitta consecutiva dell’Inter, tra coppa e campionato, ha portato scoramento tra i tifosi nerazzurri. I media cavalcano l’onda emotiva e non perdono occasione di attaccare il tecnico olandese. Dai social il solito tam tam mediatico di gente che preferisce vivere di ricordi, piuttosto che guardare avanti. Io, al contrario di alcuni, sto dalla parte di De Boer.

Ebbene sì. Io non mi sento orfano di nessuno. Non mi sento orfano di Mancini, il tecnico che col suo “progetto” avrebbe dovuto riportare l’Inter in auge, ma che invece, dopo un’estate di tira e molla e crisi giornaliere, è andato via a pochi giorni dall’inizio del campionato. Io non mi sento orfano di Moratti, uno degli ultimi presidenti-tifoso. Così tanto innamorato di quei colori che ha investito tutto sé stesso, vincendo – è paradossale ammetterlo – meno di quello che avrebbe meritato. I suoi sforzi, è vero, sono stati ripagati, ma solo in parte. Poche stagioni da protagonisti e un Triplete non possono cancellare anni bui del nostro calcio, quelli in cui con il giocatore più forte del pianeta dovevi accontentarti di un piazzamento e non di un posto d’onore. Non mi sento nemmeno orfano di quell’Inter megagalattica (forse mi sento un po’ orfano di alcuni elementi di quella rosa, vista quella attuale…), capace di centrare nello stesso anno scudetto, Coppa Italia e Champions League. Un incubo per un’altra squadra italiana e per tutti i suoi tifosi! Non mi sento orfano del suo condottiero, quel Josè Mourinho capace di una cavalcata impressionante, perché anche lui, il vate di Setubal, fu profondamente criticato in alcuni momenti della propria gestione. Come la rovinosa caduta di Catania alla vigilia della sfida di Londra contro il Chelsea.

Io non mi sento orfano di nessuno e dovreste sentirvi come me anche tutti voi. Dovremmo tutti tutelare ciò che ci è caro, ma quando si tratta di Inter il mondo va sempre al contrario. Perché il tifoso interista è così. Quando va tutto bene è ebbro di gioia, quando le cose vanno male si sente sempre orfano di “qualcuno” e va a ripescare quel “qualcuno” o qualcosa dal cassetto della memoria.

Il proliferare dei social altro non fa che ingigantire questo fantastico fenomeno di autolesionismo. Ogni post gara spunta sempre un nuovo adepto, un nuovo orfano di qualcuno. Così è normale, dopo la sconfitta di Roma, scagliarsi in massa contro il tecnico nerazzurro.

È un po’ come aprire l’oroscopo giornaliero e vedere cosa dice: oggi tutti contro Frank de Boer. Perché non basta la sola stampa italiana, mai carina con il nostro tecnico da quando siede sulla panchina nerazzurra, a rendere più facile la sua esperienza milanese, ma ci si mette anche il tifoso. Così quando batte la Juventus è osannato e idolatrato da tutto il mondo nerazzurro, quando se la gioca, rischia – è vero – perde prendendo solo un gol di scarto, giocando quasi alla pari dell’avversario viene etichettato come il male di questa squadra.

E via dal mondo social l’ennesima crociata melodrammatica e l’ergersi di sentimenti più limpidi e più cristallini. Così troviamo chi sente la mancanza del Mancio, chi quella di Moratti, chi – ADDIRITTURA – osa tornare a rievocare l’anno del Signore 2010.

maglia gara 2016-2017 300 x 250

SACRILEGIIIIIIIIIIIIUUUUUUUUUMMMMMMM!!!!! Dobbiamo metterci in testa, tutti noi tifosi, che andare a crogiolarsi nel passato non è di certo il modo migliore per cercare di tornare vincenti. È un po’ come la storia degli o delle ex. Se si ripensa sempre all’ultimo/a uomo/donna avuto/a, quello/a attuale o quello/a futuro/a non avrà mai un ruolo importante nella nostra vita. Invece, bisogna investire tempo e passione in ciò che ci circonda, in ciò che abbiamo la possibilità e fortuna di vivere oggi.  Non in quello che abbiamo già vissuto.

Mancini, Moratti, Mourinho, l’Inter del Triplete… tutti ricordi. Passato! Bisogna ripartire dall’Inter di oggi, dal tecnico di oggi.

A me non interessa cercare alibi o attaccare preventivamente il tecnico olandese. So solo che al momento attuale, in questo contesto storico, Frank de Boer è alla guida della nostra GLORIOSA società. So solo che il nostro tecnico ha bisogno di tempo per cercare di costruire il SUO di progetto. Ha bisogno di tempo per mettere in atto una “rivoluzione calcistica”. Sì, perché l’uomo venuto da Hoorn ha in mente un altro tipo di calcio, più propositivo, più spettacolare e lo si è visto anche contro la Roma. Al diavolo i tatticismi, la difesa ad oltranza, il solito e vecchio catenaccio. Bisogna fiondarsi sulla novità, importare nuove filosofie di gioco, rendere il gioco del calcio nuovamente attrattitivo. Furono proprio i giallorossi ad iniziare un processo di “svecchiamento” del nostro campionato chiamando alla loro guida il tecnico francese Garcia. La sua prima annata fu davvero spettacolare. La sua squadra aveva una visione “europea” del gioco del calcio. Giocava a calcio. Il rischio è anche quello di prendere SETTE pappine in ambito europeo, ma almeno si scende in campo con la voglia di affrontare qualsiasi squadra a viso aperto. Ci si sfida sul piano del gioco. A lungi andare anche il tecnico francese si è fatto imbrigliare dai tatticismi tutti italiani, fino a pagare con l’esonero…

Oggi l’Inter ha in mano un nuovo libro da scrivere… e la persona giusta da cui ripartire è proprio il tecnico olandese, mentre il materiale umano è quello che è. Molti degli effettivi in rosa non sono degni di vestire questa maglia e sono lì solo a causa di “scelte sbagliate” o poco oculate. Si parla tanto di un ritorno di Massimo Moratti. Colui che ci portò sul tetto d’Italia, d’Europa e del Mondo. Ma a quale prezzo? L’Inter uscì da quell’annata a pezzi. La cattiva gestione dell’Inter post Triplete mise in moto un meccanismo dal quale stiamo uscendo solo adesso. Il caro presidente Moratti dovette svendere la società nerazzurra in rischio default. Per nostra fortuna è arrivato quel buffo omino dall’Est, quel Thohir tanto discusso e bistrattato da media e tifosi che ha lavorato per il bene della società. Che ha portato ossigeno nelle casse nerazzurre. Che ci ha dato speranza per il presente e il futuro. Eravamo sul ciglio di un burrone, gli esperti di economia avevano già sentenziato la nostra fine. Il fallimento. Invece grazie al lavoro del tycoon indonesiano e dei suoi uomini di fiducia l’Inter ha ripreso vigore e appeal. Il capolavoro di ET? Aver risanato una squadra e averla venduta a prezzo d’affare al gruppo Suning. Ah già, dimenticavo. Questi cinesi!!! Troppo lontani per poter fare il bene dell’Inter.

Pennivendoli e tifosi umorali, sapete che vi dico? Che finalmente in Italia ho visto una vera partita di calcio, tra due formazioni che han commesso tanti, ma tantissimi errori in difesa, ma che se la sono giocata fino alla fine. Ho visto bel calcio. La Roma poteva anche vincere con più gol di scarto, guarda caso è stato SUPERLATIVO Handanovic (scorsa settimana era un portiere di terza categoria!!!!). Abbiam perso di misura una partita che ci ha visto protagonisti e che, STRANO MA VERO, avremmo anche potuto vincere, ma anche dall’altra parte l’estremo difensore giallorosso si è dimostrato in serata di grazia.

Io vado avanti con De Boer. Rinnovo la fiducia al tecnico olandese, schierandomi apertamente contro le “vedove di Mancini” e gli aficionados di Moratti e Co.

Al termine dell’era di Thohir servirà eleggere un nuovo presidente? Beh, se deve essere qualcuno di “rappresentanza” opterei per il nostro ex capitano. Con i cinesi alle spalle, sotto il segno – spero vincente – della Z. Da Zhang a Zanetti per riscrivere tutti insieme nuovi capitoli della nostra nobile storia.

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