Niente di nuovo sul fronte nerazzurro: è sempre crisi Inter!

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L’Inter è in “crisi”. In profonda crisi. Non tanto per i risultati, quelli continuano a latitare, ma per tutto ciò che sta accadendo attorno ed in seno alla società. Oggi avrei voluto scrivere di una vittoria strabella, magari sofferta, ma meritata. Di un gioco spumeggiante. Di un De Boer, finalmente, entusiasta e con in mano una squadra efficacie. Di un ambiente, finalmente, allegro, sereno e pienamente motivato. Avrei voluto raccontare di come un intero stadio fosse andato in visibilio per le giocate dei nostri undici in campo, invece, niente di tutto ciò. Mi trovo, per forza di cose, a dover scrivere l’ennesima “pagina scura” di una realtà chiamata Internazionale.

Non si può, oggi, scindere da ciò che si è visto in campo e fuori dal campo.

Non si può analizzare Inter-Cagliari senza focalizzarsi su quelle questioni extra calcistiche che hanno condito il match prima e dopo il suo biologico svolgimento.

NOVANTA MINUTI DI PASSIONE, ma non tanto per quel Cagliari corsaro, capace di rimontare la formazione di casa e portare a casa l’intero bottino, ma per l’atmosfera che si è respirata PRIMA, DURANTE e DOPO il MATCH. Per tutto ciò che Inter-Cagliari stava significando per diversi “protagonisti”.

PREMETTO. Non voglio mettere alla berlina nessuno e voglio prendere le distanze da tutti. Io non sto con Icardi, non sto con la Curva e non sto nemmeno con le parole rilasciate da Zanetti e Ausilio.

Io voglio stare con il mio punto di vista. Senza nessun atto di lesa maestà o presunzione assoluta. Io non condivido il pensiero di nessuno, perché a mio avviso tutti hanno ragione, ma allo stesso modo tutti hanno sbagliato. Chi ci ha guadagnato? Di certo non la squadra. Di certo non l’Inter!

Ieri la formazione nerazzurra era una bomba ad orologeria, pronta a scoppiare da un momento all’altro… il tecnico olandese, già alle prese con mille problemi, si è ritrovato a gestire una situazione assolutamente paradossale. Cosa avrebbe dovuto fare?

PUNTO 1. Il campionato è stato fermo per le nazionali. Due settimane di stop e attesa per riabbracciare l’Inter, in casa. L’attesa è bella che finita, ma che succede? Nella notte che precede il match, ecco come un fulmine a ciel sereno il comunicato della Curva Nord. La CN69 attacca direttamente il proprio capitano. Perché? Per delle frasi scritte nella sua recentissima autobiografia. Un libro uscito una settimana fa, quindi non propriamente ieri. A questo punto mi chiedo: se polemica doveva esserci, non poteva essere tirata fuori qualche giorno prima? Magari con qualche giorno in più la società avrebbe potuto gestire la cosa in maniera migliore, invece no… comunicato in piena notte, replica dell’argentino al mattino e dichiarazioni “pesanti” dell’area dirigenziale a cornice del match. Proprio un gran bello spettacolo. L’arbitro fischia il via e dagli spalti, ops, dalla Curva cominciano a venire giù migliaia di fischi per il numero nove rosarino… e ritorniamo alla domanda fatta su: cosa avrebbe dovuto fare De Boer? Lasciare in panca l’unico giocatore che riesce a metterla dentro con una certa regolarità, il capitano di questa squadra, o affidarsi ancora una volta a lui come ha deciso, alla fine, di fare? L’eventuale esclusione che significato avrebbe avuto? Un assist alla Curva o al ragazzo? Io, di mio, l’avrei tenuto fuori dai giochi per preservalo mentalmente. Per “proteggerlo” mediaticamente. Che ne so, un mal di pancia… Ricordate?

PUNTO 2. La presa di posizione della Curva arriva da alcuni stralci del libro del capitano. Niente da dire sull’argomento, però ho come l’impressione che il bomber rosarino stia un po’ approfittando del momento. Prima i mal di pancia estivi, poi i tweet, poi l’adeguamento del contratto ed infine, tutto in una volta, il libro ed il sito personale. Come diceva Oscar Wilde “l’importante che se ne parli”.

“Ieri” il capitano nerazzurro era al centro dell’universo mediatico, “oggi” lo è ancora di più. A cosa porterà tutto questo casino nato nel pre di Inter-Cagliari? La società prenderà dei provvedimenti e che ne sarà del centravanti argentino? Rimarrà con o senza fascia? Rimarrà…?

Ieri si è visto come il rapporto tra Mauro e una porzione di tifosi sia completamente logora e che fare adesso? Qui si torna al punto 1 e rilancio con dell’altro… Se Mauro avesse messo dentro quel rigore cosa sarebbe successo? Come avrebbe esultato lui e come avrebbe reagito la Nord? Entrambi sono espressione dello stesso Amore. Uno veste la fascia al braccio, l’altra componente colora San Siro con cori e striscioni… ci sarebbero stati fischi o contestazioni?

PUNTO 3. Le parole di Zanetti e Ausilio. Della Società. Certe questioni vanno affrontate dentro quattro mura e non davanti alle telecamere. Ho apprezzato tantissimo il gesto del tecnico che ha voluto dribblare l’argomento per parlare solo della partita. La domanda del giornalista ci sta, fa il suo mestiere, ma ci sta anche la risposta diplomatica, alla Frank de Boer. Tanto di cappello per l’olandese che ancora una volta dimostra di avere un’altra mentalità. Chapeau a Frank per aver usato l’alibi del “Caso”, ma di aver affrontato senza nessun tipo di problema la gogna mediatica dopo l’ennesima delusione stagionale. È stato chiamato per risollevare le sorti di una squadra che sembrava moribonda, oggi, si scopre, che l’Inter è anche autolesionista, con buona pace del tecnico olandese. Oggi più che mai il suo lavoro diventa difficile. Oggi più che mai sta rendendosi conto di essere entrato in un covo di matti. No, non si tratta della pazzia insita del dna di questa Società. Spero solo che la sua perseveranza lo aiuti ad affrontare il momento più basso e delicato di questa squadra, perché serve un qualcuno di polso, che abbia carattere e le palle quadrate. L’ex Ajax e Barcellona già all’inizio della sua avventura italiana ha dimostrato di avere coraggio e personalità, anche se ieri qualche errore l’ha commesso pure lui. Perché, ahimé, mi duole dirlo il tecnico nerazzurro è l’unico che sta dimostrando di avere gli attributi… e l’ha fatto in una giornata in cui sia il capitano attuale che quello precedente hanno dimostrato carenza. Il primo mandando a lato il rigore che avrebbe potuto spianare la strada alla sua squadra, il secondo affermando certe cose in tv.

Su Icardi gradirei che nessuno dica “sì, ma ha solo 23 anni”. Se a 23 anni sei il capitano dell’Inter e scrivi un’autobiografia senza aver vinto ancora nulla, vuol dire che ti senti un po’ arrivato, che affronti la vita con parecchia sufficienza. Ci sono ragazzi che alla sua stessa età, o poco più grandi, avrebbero davvero qualcosa da raccontare. Ci sono tanti ragazzi che non hanno la stessa sua “fortuna” e che sono costretti a fare tremilasettecentocinquanta lavori per poter vivere dignitosamente, ma che conoscono il significato del termine “umiltà”. Icardi, come tanti altri suoi celebri colleghi, ha deciso come “investire” popolarità e successo, ma deve anche calarsi nella parte che è stata ritagliata per lui: quella di attore protagonista. Sei il capitano di una delle squadre più gloriose d’Italia, d’Europa e del Mondo. Non dovrebbe servirgli altra visibilità… L’Inter esce sconfitta per bue due volte dal terreno di gioco. Una volta sportivamente, l’altra nell’immagine e nella credibilità. Nella querelle tra le parti chi esce ancora di più sconfitto è il tifoso “medio”. Quello che magari non ha la possibilità di seguire le partite allo stadio, ma che quando può investe per una partita a San Siro una cifra che basterebbe a pagare una o più rate di un mutuo. Colpisce quel tifoso che non appartiene a nessuna fazione, ma che segue in religioso silenzio quei novanta minuti, e li aspetta con impazienza domenica dopo domenica, dopo domenica… che vive e soffre per la sua squadra del cuore, che non ha bisogno di comunicati o sfoghi mediatici. Questi tifosi, me compreso, non sono tifosi di serie B. Facciamo tutti parte della stessa Famiglia. Siamo tutti fratelli del Mondo. Peccato che spesso e volentieri certe cose le dimentichiamo…

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