Inter: 1 punto guadagnato col cuore, 2 persi per la determinazione

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Inter dalle due facce nel derby: più aggressiva dei cugini, ma meno concreta. Buona la prima per Pioli.

Domenica sera, come molti altri, mi sono goduto Milan – Inter. Un derby finalmente giocato ad alti livelli dalle due squadre, netto miglioramento rispetto agli ultimi anni di magre prestazioni. Superate le difficoltà iniziali nell’abituarmi a riconoscere quali fossero le due formazioni in campo grazie alle divise pressoché uguali, ho visto un inizio aggressivo e concentrato che non mi aspettavo; l’Inter ha messo in netta difficoltà gli avversari, creando diverse occasioni da gol. Pioli sembra essere riuscito a caricare al punto giusto i suoi, disposti molto bene in campo (e qui si è vista subito la mano del tecnico) seppur le motivazioni in un match del genere non manchino mai.

Quello che però è mancato è stata la giusta determinazione sotto porta. Troppe occasioni sciupate clamorosamente, troppa poca cattiveria in area avversaria. Ed allora puntuale come una sentenza ecco la doccia gelata di Suso nel momento migliore dell’Inter. Per il gioco espresso, però, a differenza delle ultime uscite, è subito parso che la partita potesse comunque essere recuperata. E così è stato con la magia di Candreva, prima del raddoppio di Suso e del pareggio in extremis di Perisic. Il rammarico è tutto per una partita giocata meglio rispetto agli avversari, ma quasi persa per la scarsa determinazione. Anche se riacciuffare il pareggio in quel modo è sempre una soddisfazione, soprattutto in un derby.

Le mosse di Pioli hanno funzionato: Medel centrale al fianco di Miranda per alzare il baricentro e poter impostare dalle retrovie ed il gioco delle ali, con Candreva libero di accentrarsi (mai successo con De Boer) e Perisic di tagliare. La sorpresa è stata la panchina per Banega, probabilmente non in condizione ottimale. Qualche piccolo accorgimento è bastato per donare equilibrio e compattezza alla squadra, ma il lato psicologico è stato quello più importante. Ora proseguire su questa strada per risalire la china.

Se gioco, aggressività e disposizioni tattiche hanno funzionato, ci sono ancora molti dettagli su cui lavorare. Icardi è tornato ad essere un corpo estraneo al gioco, isolato come nei mesi scorsi, ma soprattutto impreciso sulle poche palle toccate. Serve maggior partecipazione, soprattutto se sei il capitano; non puoi lamentarti di ricevere un paio di palloni giocabili a partita se poi li manchi clamorosamente. Perisic prima del gol liberatorio si è divorato un paio di occasioni clamorose, ma è in buona compagnia. In difesa qualche errore dei singoli, con Ansaldi che ha patito particolarmente Suso (ma non condivido la scelta di giocarsi un cambio in svantaggio inserendo Nagatomo) e con Miranda che è stato criticato duramente in occasione del secondo gol rossonero. Il brasiliano si è fidato troppo della sua esperienza, pensando che l’esterno rientrasse sul sinistro come al solito e concedendogli il destro, ed è stato punito. In miglioramento D’Ambrosio, parso più sicuro di sé: mai domo come al solito sulla fascia ma con maggiore precisione e minore affanno, probabilmente aiutato dalla serata non migliore di Niang.

Luci ed ombre invece a centrocampo. I tre interpreti hanno alternato cose preziose ad altre meno buone e l’unico a mantenere una certa costanza durante la partita è stato Joao Mario. Brozovic ha vissuto dei soliti alti e bassi, mentre non condivido le critiche aspre rivolte a Kondogbia;i giudizi sul francese sono sempre maggiorati, ma considerato che non giocava da due mesi e si trovava titolare in Milan – Inter, nel primo tempo la sua prestazione è stata positiva. Poi, una volta sopraggiunta la stanchezza e persa lucidità, sono tornati i vecchi errori di sufficienza, precisione e di testardaggine nel voler portare palla e dribblare. In un certo senso però almeno ha mostrato personalità nel voler risolvere lui le cose, atteggiamento da cui ripartire per potersi (ri)lanciare definitivamente.

Spetterà a Pioli risolvere questo e tutti gli altri piccoli problemi che impediscono a questa squadra di spiccare il volo. Per ora si può sicuramente dire “buona la prima” per il tecnico ex Lazio, in attesa di scoprire se sarà davvero il traghettatore in grado di invertire la rotta.

Fonte immagine: ansa.it / Matteo Bazzi

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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