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Editoriale nerazzurro – Spalletti caput mundi! E’ lui il nostro Top Player

Oggi vorrei dare a questo editoriale un taglio un po’ polemico. Partirei proprio dalla sfida di sabato sera, quella che ha visto la Roma soccombere in casa contro i nerazzurri, per soffermarmi su ciò che è stato scritto e detto, ma soprattutto sulle continue lamentele dei tifosi interisti sul mercato.

LA PARTITA “INCRIMINATA” – Senza troppi fronzoli e senza girarci attorno. Chi dice che l’Inter non ha meritato la vittoria MENTE. O per lo meno non so che partita abbia guardato. Si può discutere sul modo “rocambolesco” con cui i nerazzurri sono riusciti a portare a casa i tre punti, ma non sulle qualità espresse e viste in campo.

Chi afferma che la Roma abbia giocato un buon calcio, o sia stata più squadra dell’Inter, che avrebbe ASSOLUTAMENTE meritato la vittoria NON dice il vero. O, per dirla più correttamente, non dice il vero in toto.

L’Inter ha mostrato carattere, grinta, voglia e determinazione. Escludendo un avvio di ripresa da film thriller, la formazione nerazzurra è sempre stata in palla, più della Roma stessa e, checché se ne dica, ha meritato il pari e poi di dilagare nel punteggio.

La partita della Roma è tutta riassumibile nel gol del vantaggio e in quei tre pali presi. Un po’ poco per una squadra che vanta velleità da vertice e che, soprattutto, giocava davanti ai propri tifosi.

Di certo qualcuno non sarà d’accordo con me, ma dati alla mano l’Inter ha fatto la gara, mentre la Roma può recriminare per i legni e un presunto rigore non concesso.

ANDIAMO AD ANALIZZARE NEL DETTAGLIO – Partiamo da un dato importante. Dei ventidue in campo dal primo minuto solo alcuni erano dei volti nuovi: Allison, Kolarov e Defrel tra i giallorossi, Skriniar, Vecino, Borja Valero tra i nerazzurri. Quindi nessuna grossa novità di organico e di formazione. La differenza l’hanno fatta gli uomini di panchina, a cominciare da coloro che sono entrati in corso d’opera e i due tecnici.

Spalletti ha battuto nettamente Di Francesco, dimostrando, in quella che è stata “casa sua”, quanto stia lavorando bene con questo gruppo. Al contrario del collega nerazzurro il tecnico ex Sassuolo non è ancora riuscito a dare un’impronta alla sua Roma. Cosa che è invece riuscita a Spalletti capace di dare un’identità importante a questa squadra. È riuscito, prima di tutto, a lavorare sulla testa dei giocatori, a plasmare non solo un gruppo solido e compatto, che non si lascia abbattere dagli episodi, che sa trovare la forza e reagire al momento giusto, dando la zampata letale, ma anche un collettivo che sa di essere SQUADRA.

Ebbene sì. L’Inter è stata più squadra della Roma nel corso di tutta la partita. I giallorossi hanno messo in campo voglia e qualche buona idea, ma hanno giocato come un Sassuolo qualunque. La Roma ha, colpevolmente, lasciato che l’Inter facesse il proprio gioco, aspettando l’avversario e cercando di colpire in contropiede. Tutto questo davanti al proprio pubblico.

Mentre guardavo la partita non volevo credere ai miei occhi, vedevo una circolazione sterile dell’Inter, tanti errori da parte dei nerazzurri nel fraseggio e nella manovra e una Roma lì, bassa, ad aspettare l’avversario. Non è così che giocano le grandi squadre.

Ad oggi c’è chi ancora recrimina per i tre legni colpiti. Bene, fa bene a recriminare, l’avrei fatto anche io a parti invertite, ma nello sviluppo del gioco quei tre “lampi” sono solo dei momenti fortuiti. La Roma avrebbe potuto aumentare il passivo, è verissimo, ma tutto ciò senza entrare mai con “cattiveria” in area. Senza impegnare mai seriamente Handanovic. Si è affidata per gran parte del match a lanci lunghi, solo in rarissime occasioni ha provato ad impostare trame di gioco interessanti. Una di queste ha, ad esempio, portato al gol. Troppo poco per una squadra che vuole essere protagonista in Italia ed in Europa. Fossi un tifoso della Roma mi preoccuperei seriamente…

DAL POSSIBILE VANTAGGIO, AL GOL DI DZEKO, ALLA RIMONTA FINALE – Volevo rammentare a coloro che “piangono” per i tre pali presi, che prima del vantaggio della Roma, Icardi e Candreva avrebbero potuto aprire le marcature e portare, a loro volta, l’Inter in vantaggio, ma non è successo.

Quindi i SE, nel gioco del calcio, valgono veramente a poco, anzi a niente… perché SE Icardi, anziché mandare fuori a porta vuota, avesse beccato la porta e realizzato il gol dello 0-1, magari starei qui a raccontare tutt’altra partita.

Bando alle ciance, e diamo a Cesare, anzi a Luciano, ciò che è di Luciano.

Il tecnico toscano si è calato alla grande nella parte. Dopo i primi novanta minuti contro la Fiorentina, anche con la Roma si è vista un’Inter a tratti gradevole. Una squadra che sa imporsi, che non ha paura dell’avversario e che non butta mai via il pallone in maniera banale.

La sfida dell’Olimpico, alla seconda di campionato, era subito da bollino rosso. Da incubi per noi tifosi.

In primis per il tecnico, fischiato da parte dello stadio. Una settimana fa NOI interisti tributammo un caloroso saluto a Stefano Pioli, mentre a Roma fischiano l’unico allenatore vincente degli ultimi anni… poi per la squadra. Uno scivolone avrebbe portato a critiche sterili e alle solite polemiche inesistenti.

Avrebbe acceso gli entusiasmi di certa stampa e avrebbe risvegliato dal proprio torpore certi tifosi pronti a scagliarsi contro questo gruppo al primo passo falso. Perché l’Inter è da sempre una polveriera, non solo all’esterno, ma anche e soprattutto al proprio interno. Tra i propri tifosi.

Una vittoria in rimonta, su un campo difficile come quello di Roma, qualche decennio fa avrebbe infiammato il Popolo nerazzurro, oggi invece riesce ad alimentare il fuoco delle polemiche e il tutto coadiuvato da certa stampa nostrana.

Al termine del match con la Roma ho letto commenti da parte di (pseudo) tifosi nerazzurri che facevano accapponare la pelle. Eppure la propria squadra aveva appena ottenuto una vittoria, contro una grande squadra, fuori casa e per di più in rimonta. Cose da pazzi.

L’Inter ha vinto meritatamente questa sfida perché 1) Spalletti è stato bravo a rimediare in corsa agli errori di formazione; 2) la squadra non si è disunita e 3) i calciatori hanno cominciato a far girare meglio la palla e mettere giri nel motore.

L’Inter ha vinto con personalità una sfida difficile, senza subire troppo l’avversario e potendo contare sull’apporto della Dea Bendata. Ricordate l’Inter degli 1-0 di Mancini?

Beh, in quella squadra non ho mai visto quello che ho visto nella sfida di Roma. Quella squadra riusciva ad essere tosta e fortunata, ma non ha mai avuto un pizzico di gioco.

Ho sempre aspettato che si rodassero i componenti, che il lavoro portasse a qualcosa di buono, aspettavo con ottimismo quel momento in cui l’Inter avesse iniziato anche a giocare a calcio. Poi sappiamo tutti come è andata.

La verità è che ho dovuto aspettare più del dovuto. Qualche stagione in più, ma ecco l’Inter che volevo vedere. La squadra che doveva essere oggi è.

Ovvio che la strada da percorrere è ancora lunga, non ho di certo le fette di salame sugli occhi, non sto qui a cullarmi delle due vittorie ottenute e non sto qui a dire che va tutto bene, perché c’è ancora da lavorare e migliorare, ma se il primo a dirlo è colui che è stato scelto per riportarci in alto, beh, la cosa mi rassicura.

FIDUCIA AL NOSTRO TECNICO: E’ LUI IL NOSTRO TOP PLAYER – Al termine della sfida con la Roma Spalletti si è soffermato sulle cose che non hanno funzionato, su ciò che non gli è piaciuto. Bene così. Ha parlato dei nostri errori, dei nostri limiti, su cosa bisogna ancora lavorare. Benissimo così.

Da quando ha firmato con la nostra Società il tecnico ex Roma si è calato in maniera perfetta nella parte e ha, fin dal primo giorno, saputo rivolgersi sia alla stampa che a noi tifosi. Anche per le rime. Ricordate il botta e risposta in ritiro per via degli insulti a Ranocchia? Dal suo insediamento sulla nostra panchina il tecnico ha sempre “difeso” i suoi giocatori. Ha sempre “difeso” l’Inter. Dalla primissima intervista ha sempre usato la prima persona plurale, non ha mai preso le distanze dal gruppo, dal club e dalla storia dell’Inter. Ha sin da subito creato una sinergia tra tutte le componenti di questa “famiglia”, che mi spinge a dire che il primo grande vero acquisto fatto da Suning sia proprio lui.

Anche al termine della sfida contro la Roma (squadra allenata fino a pochi mesi fa), a diretta domanda avrebbe potuto rispondere diversamente, prendersi i meriti dei 30 punti tra la sua Roma e l’Inter dello scorso anno, invece, anche in questa occasione ha detto: “Siamo arrivati 30 punti dietro a questa Roma…”, no caro mister, tu ci sei arrivato 30 punti avanti… gente che è stata seduta prima di te su quella stessa panchina non avrebbe esitato un secondo ad ostentare quanto di buono fatto in precedenza, con altre squadre… questo suo profilo basso, questa sua determinazione, questo suo modo di essere schietto mi piace. Fa di Spalletti l’uomo giusto per questa Inter, decisamente più di Conte, in lizza con lui per la panchina nerazzurra. Per fortuna che alla fine sia venuto proprio l’ex Roma.

CAPITOLO MERCATO – Due partite due vittorie. Due squadre difficili da affrontare, sei punti. Una trasferta su un campo difficile, grande prestazione. Eppure tra i tifosi serpeggia il malumore per il mancato arrivo di quello o quell’altro. Ma stiamo scherzando? Davvero annoveriamo tra i tifosi certe menti eccelse?

Tutti ad indicare la campagna acquisti del Milan come modello da seguire, e poi, dopo duecento, dico DUECENTO, milioni spesi fanno giocare Cutrone. Fosse successa da noi una cosa del genere, che Pinamonti giocasse al posto di Icardi per far scoppiare una sommossa popolare.

Ultima notizia. Fresca, fresca. Non è arrivato Schick. Embé? A noi che importa? No, perché l’Inter doveva svenarsi per prendere un giocatore che (forse!) ha problemi di salute e che l’anno scorso faceva la riserva alla Sampdoria.

Eh, ma non sono arrivati Nainggolan, Di Maria, Vidal, il bue e l’asinello… la verità è che stavano mettendo da parte i soldi per CR7, ma senza Europa League non ha accettato il trasferimento. Ohhhhh, voleva vincerla a tutti i costi!!!

Secondo i tifosi (non tutti per fortuna!), sarebbe necessario comprare così, ad cazzum… prendere chiunque solo per la voglia di spendere, senza nemmeno chiedersi se A) il giocatore sarebbe potenzialmente interessato a venire a giocare da noi, oltretutto senza coppe; B) il giocatore possa essere funzionale; C) valga la pena di spendere così tanti soldi, magari poi inutili. Ma siiiiiiiiiiiiiii, per certa gente l’importante è comprare.

Sapete invece cosa è prioritario in questa Inter? Vendere, risparmiare (magari!) sui contratti dei giocatori in “esubero”, avere una rosa fatta da titolarissimi e qualche ottimo rincalzo (in fondo non abbiamo altre competizioni da disputare oltre al campionato e alla Coppa Italia) e avere gente motivata, che abbia “fame” e voglia di fare gruppo.

Troppe volte abbiamo assistito a crack in seno allo spogliatoio, a giocatori scazzati andare in campo, e altri messi sul libro paga inutilmente.

Ad oggi abbiamo una rosa abbastanza soddisfacente, puntellata al punto giusto e con qualche ritocco ancora da completare.

Ma per fortuna il vero acquisto di questa estate lo avevamo già in casa. Tolto capitan Icardi, pedina fondamentale di questa formazione, il grande lavoro fatto da Spalletti su Perisic risulterà (alla lunga) fondamentale. È proprio l’esterno croato quel colpo di mercato che tutti si aspettavano, ma che nessuno ancora ha notato. E per fortuna che abbiamo iniziato con due vittorie, abbiamo il nostro centravanti al comando della classifica cannonieri e possiamo ambire a qualcosa di importante per il futuro. Per fortuna!

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