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Editoriale nerazzurro – Imbattuti anche allo Stadium e con un pari che vale una vittoria!

Torino è stato un bel banco di prova. Abbiamo sofferto, ma siamo riusciti ad uscirne indenne. Imbattuti. Solo noi in Italia. Tutti si aspettavano il clamoroso tonfo, gli juventini pregustavano già il doppio colpo ai danni di Napoli e Inter ed invece si sono dovuti accontentare della sola vittoria contro gli azzurri.

L’Inter non doveva perdere e così è stato. Una sfida non proprio esaltante, in cui i padroni di casa hanno fatto qualcosina di più, ma è normale che fosse così. Davanti al loro pubblico, dinanzi ai propri tifosi dovevano per forza di cose provarci più di noi, ma il tabellone al termine dei novanta minuti così recitava: Juventus – Inter 0-0.

TROPPO TATTICISMO – L’Inter parte bene, ma dopo la mezz’ora i nerazzurri subiscono la crescita dei bianconeri e cominciano ad abbottonarsi. I padroni di casa, dopo aver tenuto per gran parte del match dieci undicesimi dietro la linea della palla, decidono di alzare il baricentro e giocare la palla con più velocità, sfruttando le fasce.

Da qui inizia un’altra partita e l’Inter si rintana nella propria metà campo. La formazione allenata da Spalletti crea densità nella propria trequarti, limitando al massimo le sortite offensive dei bianconeri.

Il duo Miranda-Skriniar fa buona guarda sugli avanti bianconeri e quando qualcuno riesce a sfuggire alle grinfie dei due centrali, ecco spuntare Handanovic che, tra una prodezza e un’altra, riesce a mantenere per l’ottava volta in stagione la porta inviolata.

Allegri stravolge l’undici titolare e opta per una squadra fisica, in cui i muscoli vengono preferiti alla fantasia. Spalletti ridisegna il centrocampo e regala a Brozovic una maglia da titolare. Il croato però viene spesso imbrigliato dalla gabbia dei padroni di casa e non riesce mai ad accendere il proprio genio. Unica luce viva è quella di Borja Valero, mai un pallone giocato in maniera errata, mai un’idea sbagliata, lo spagnolo sa quando giocare di fioretto e quando invece di spada.

Giornata nera, invece, per Candreva e Perisic. I due esterni non hanno modo di sfondare sulle fasce e la manovra d’attacco nerazzurra ne patisce tantissimo e a risentirne di più è certamente il nostro capitano.

FORTUNA? IO DIREI GRINTA DA VENDERE – Leggendo le critiche post Juventus-Inter mi viene un po’ da sorridere. Sapete perché? Perché per noi questa partita valeva più dei tre punti messi in palio. Perché perdere allo Stadium avrebbe creato una serie di reazioni a catena.

In primis avrebbe dato sfogo ai gobbi, mamma mia, pensare solamente a quello che avrebbero potuto dire o fare dopo l’eventuale vittoria mi mette i brividi. Secondo, avrebbe alimentato l’intera stampa italica, che avrebbe pompato la vittoria bianconera e rimontato la crociata contro di noi iniziata ad inizio campionato e, terzo, avrebbe potuto avere ripercussioni psicologiche su di noi, gettarci come in un vortice in mezzo alla bagarre. E poi, perdere proprio nella giornata in cui anche il Milan è tornato alla vittoria? Giammmmmmmmmmmmmmai!

Ma non è da valutare solo il nostro punticino, ma l’intera giornata di campionato ed è per questo motivo che il nostro pari risulta essere un risultato più che ottimo. Napoli, Roma e Lazio hanno tutte giocato a nostro favore, ma con una differenza. Il calendario era ostico solo per noi, quindi è per questo che il punto conquistato a Torino vale oro, perché siamo riusciti a strapparlo in casa della formazione che da anni primeggia in Italia, in casa di una squadra che ha nel suo score numeri da record, perché avevamo bisogno di misurarci con i migliori per capire di che pasta siamo fatti. Il pari a reti bianche mancava alla Juventus in campionato dal febbraio 2016 contro il Bologna e la formazione bianconera andava regolarmente in gol da quarantaquattro partite consecutive. Noi siamo riusciti a fermarla.

NAPOLI E TORINO, E’ QUESTA L’INTER CHE VOLEVAMO VEDERE – Due trasferte e due risultati simili. Due pareggi a reti bianche. Novanta e più minuti di sofferenza, ma una grande prova di carattere dei nostri ragazzi. Napoli e Torino due trasferte insidiose, in cui vige un unico comandamento: NON PRENDERLE. L’Inter ha mostrato un grande collettivo. Si è presentata da sfavorita in entrambe le occasioni, ma non ha mai perso un colpo. La formazione di Spalletti si è piegata in più di un’occorrenza, ma mai è riuscita a spezzarsi, mai nessuno è riuscito a piegare questa squadra così coriacea.

Tante cose sono cambiate dallo scorso anno, lo si è già detto tante volte. Lo si è visto in altre partite.

Ad inizio campionato nessuno avrebbe puntato un centesimo sulla nostra formazione. Questa estate si era detto e scritto di tutto sulla nostra rosa, sui nostri giocatori, sulla nostra poco convincente campagna acquisti. Questa squadra non è molto diversa da quella che lo scorso anno ha collezionato figuracce quasi ovunque, che è riuscita a dissolversi su sé stessa nel giro di niente. Questa Inter, per molti versi, è simile a quella dello scorso anno, ma oggi nei giocatori c’è una nuova consapevolezza. C’è uno spirito tutto nuovo. C’è quell’insana voglia di stupire e dimostrare finalmente tutto il proprio valore.

Oggi il gruppo è l’elemento forte di questa squadra, il collante che ha permesso di realizzare questi risultati. Da soli non si raggiunge nulla, con un gruppo compatto, coeso, lo sforzo di uno diventa lo sforzo di tutti e si riesce a fare strada, tutti insieme.

Ed è per questo che un pari può valere quasi come una vittoria. Ed è per questo che nella sfida di Torino a vincere è stata la forza del gruppo, perché quelli che avevano qualcosa da perdere eravamo noi e non certamente loro. Quel punto per noi vale come una vittoria. Avevamo due risultati su tre da portare a casa e siamo usciti dallo stadio con un pareggio. Bene così. Guardiamo avanti. Alla delicata sfida con l’Udinese in casa. Il campionato è ancora lunghissimo e non si può mollare nemmeno un centimetro a chi sta dietro.

La sfida ai campioni in carica ha decretato la nostra forza, la nostra compattezza, la nostra ritrovata voglia di essere grandi. Siamo in testa al campionato. Ancora imbattuti.

Sappiamo chi siamo e dove vogliamo arrivare. Se saremo ancora lì, più avanti, potremmo anche parlare di scudetto, ma non perdiamo la bussola, non dimentichiamo che siamo partiti con altri obiettivi.

Con il punto di Torino abbiamo certificato la nostra salvezza sul campo, da questo momento in poi sognare non costa più nulla!

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