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#SorellaDelMondo – A San Siro l’Inter di Icardi è da ballo in maschera!

Chissà se tutti i sessantamila a San Siro sabato pomeriggio avranno fatto a tempo a togliersi la maschera di Icardi, prima che il vero di Mauro gonfiasse la rete per il suo centunesimo gol nerazzurro e desse il via alla goleada interista ai danni del Verona

di Sara Rossi

Bastano infatti quarantotto secondi all’Inter per andare in gol: una rimessa laterale battuta rapidamente da Perisic lancia Icardi solo davanti a Nicolas per il primo gol del pomeriggio.

Altri dodici minuti di gioco, tutti nella metà campo del Verona, e Brozovic inventa un passaggio geniale in verticale a pescare Perisic: il numero 44 non si fa pregare e insacca il due a zero.

Il resto del primo tempo scorre liscio con l’Inter sempre in gestione e controllo del pallone e a sfiorare più volte il 3 a 0, prima con D’Ambrosio, poi con Gagliardini, fino al gol annullato a Cancelo per fuorigioco di Icardi che gli aveva passato la palla di tacco.

Il Verona resiste come può e cerca di spezzare il predominio interista provando a uscire dalla propria metà campo, ma senza grandi risultati. L’Inter è compatta, unita nei movimenti, nel pressing e pronta a chiudere le linee di passaggio scaligere, riuscendo con facilità a riconquistare il pallone. I gialloblu riescono ad affacciarsi dalle parti di Handanovic solo in occasione di un paio di calci d’angolo sbrogliati senza troppi problemi dalla difesa interista.

Nel secondo tempo prosegue il monologo interista, che si concretizza al 49’, quando Perisic, con la collaborazione determinante di Rafinha, recupera la palla sulla trequarti sinistra e entrato in area serve un assist al bacio per il capitano che non può fare altro che mandare la boccia in buca per l’ennesima doppietta.

STANDING OVATION E TURNOVER

Il Verona è ormai alle corde e a partire dal 60’ Spalletti può iniziare la serie di cambi e far rifiatare i suoi in vista del derby di mercoledì: esce D’Ambrosio per Santon, Eder rileva Mauro Icardi che si accomoda in panchina accompagnato dalla standing ovation dei suoi tifosi, e Borja Valero prende il posto di Rafinha.

L’unico vero pericolo alla porta di Handanovic lo porta Fares, che al 71’ conclude una buona azione dei veronesi con un tiro a botta sicura che si infrange sul palo.

L’Inter continua a macinare gioco e sfiora il poker con Gagliardini, Cancelo, Brozovic e soprattutto Candreva a cui il palo nega la gioia del primo gol stagionale, che avrebbe sicuramente meritato per la grande partita di cui si è reso protagonista.

A tempo ormai scaduto, c’è ancora tempo per un ultimo sussulto dato dall’espulsione del portiere Nicolas, che abbatte poco fuori area Eder lanciato a rete. La seguente punizione dal limite battuta da Perisic si abbatte sulla barriera, chiudendo di fatto ogni velleità agonistica da parte delle due squadre.

Dopo tre minuti di recupero, il triplice fischio di Rocchi sancisce la seconda vittoria di fila dell’Inter, 8 gol fatti negli ultimi centottanta minuti, zero subiti, una ritrovata sicurezza, una autorità non indifferente nella gestione della gara e lampi di quella qualità di cui Spalletti, subito dopo la partita dopo il Napoli, denunciava la mancanza.

WELCOME BACK INTER

E a Spalletti va forse l’applauso più grande per queste ultime prestazioni dell’Inter che è tornata a fare l’Inter e a essere squadra. Quel richiamo, che dall’esterno sembrava suicida, è stato fatto e pensato con un tempismo perfetto: i giocatori si sono sentiti richiamati al loro dovere e soprattutto a rispondere non più solo alla proprietà e ai tifosi, ma soprattutto a loro stessi e al loro orgoglio.

Evidentemente i chiarimenti che ne sono susseguiti devono aver rimesso a posto quello, che non andava all’interno del gruppo e riportato serenità in un ambiente che aveva perso la bussola, ma che ha saputo ricompattarsi e ritrovarsi.

Un applauso dunque anche al mister, che anche sabato alla fine di una vittoria ottenuta in tranquillità, prima ha ammonito i suoi a non abbassare la tensione e l’attenzione, dal momento che secondo lui «l’Inter non è guarita» e la riprova sono le imprecisioni nei passaggi a fine partita, quando con maggiore precisione e attenzione si sarebbe potuto anche «regalare qualche gioia in più ai tifosi».

Se Spalletti giustamente tiene alta l’asticella, è anche giusto fare qualche complimento ai giocatori, che hanno ritrovato il modo giusto per stare in campo, per mantenere le distanze, tornare a correre con intelligenza, aiutarsi e prendersi la responsabilità di qualche rischio in più che ha pagato in termini di personalità e di risultati.

VIP: VERY IMPORTANT PLAYER

E a far fare il salto di qualità sono stati proprio quei giocatori che nel corso degli ultimi mesi erano stati i bersagli degli strali dei tifosi per il loro scarso rendimento e per qualche atteggiamento sbagliato.

Su tutti Brozovic che, sugli scudi anche sabato, ha giocato per la terza partita di seguito un’ottima gara: sempre nel vivo dell’azione ha smistato tanti palloni sia tentando la giocata in verticale, pregevole l’assist per Perisic, che gestendo il gioco a centrocampo.

Lo stesso Gagliardini ha giocato un’altra partita superlativa, sfiorando anche il gol in più occasioni. Vedendogli sbagliare anche occasioni facili, mi è venuto spontaneo sperare che stesse solo aggiustando la mira in vista delle prossime partite.

Rafinha ha per l’ennesima volta fatto vedere cosa voglia dire avere un giocatore di quella tecnica in squadra. Anche lui sempre nel vivo del gioco, ha fatto impazzire mezzo Verona, che fin dall’inizio della partita, vista la malaparata, ha cercato di fermarlo con qualunque mezzo, lecito e illecito. Nei primi trenta minuti ha preso un paio di stecche sulla caviglia da denuncia, soprattutto quella di Fares, giudicata però solo da giallo dall’arbitro Rocchi.

A questo punto a Candreva manca solo il gol, anche sabato lo ha sfiorato in più occasioni e anche per lui vale il discorso fatto per Gagliardini: magari quel palo è stato il segno che il primo gol lo debba fare contro un avversario diverso e in momento più decisivo. Il gol però sarebbe stato anche il giusto premio per tutta la stagione di un calciatore che, nonostante qualche critica di troppo, ha sfornato tanti assist per i compagni e si è sacrificato molto. Ieri ha svariato per tutto il fronte di attacco, partito laterale si è mosso lasciando più spazio sulla fascia a Cancelo, non dando riferimenti di sorta ai giocatori avversari.

LA RISCOSSA DI IVAN IL TERRIBILE!

In settimana il commissario tecnico della Croazia Dalic aveva dichiarato come Rebic fosse nelle sue gerarchie davanti a Perisic, reduce in effetti (e noi lo sappiamo bene!) da un lungo periodo di forte appannamento. A essere maliziosi si potrebbe vedere nelle parole di Dalic la scossa decisiva per il croato, che ieri è tornato a essere l’iradiddio di inizio stagione e che, finalmente, oltre a segnare lui ha rimesso in moto quel #PerisicToIcardi che tante gioie ci aveva regalato nella prima parte di stagione. Probabilmente le cose non sono così semplici, e se da un lato la doppia scossa data dai suoi due allenatori ha contribuito a rivitalizzare lo stile di gioco diventato troppo compassato di Perisic, dall’altro indubbiamente il nostro numero 44 sta ritrovando anche la sua migliore condizione fisica e a fine gara ha anche dichiarato che il modo di giocare più in verticale delle ultime partite lo sta aiutando a fare bene.

CAPITANO, MIO CAPITANO…

Infine, Icardi! Cosa dire ancora di lui? In settimana l’Inter ha celebrato il suo bomber da 100 e più gol in nerazzurro con foto, hashtag e con un video molto carino con lo stesso Icardi ritratto nella sua casa: l’area di rigore arredata come un salotto, dove fino a sabato aveva segnato 96 dei suoi 100 gol con l’Inter (volendo aggiornare il tabellino, dalla doppietta contro il Verona i suoi numeri recitano 98 gol sui 102 totali all’Inter realizzati all’interno dell’area).

La società ha voluto continuare i festeggiamenti fino a poco prima della partita contro il Verona: alla fine del riscaldamento i 60000 sono stati invitati a indossare la maschera di Mauro precedentemente distribuita loro, mentre un soddisfatto Bonimba consegnava a Icardi la maglia dell’Inter celebrativa dei suoi gol sotto l’occhio amorevole di Wanda Nara e i cinque bellissimi bimbi.

A tanta manifestazione di affetto e stima, Icardi ha reagito come meglio sa fare: ha ringraziato prima a parole dicendosi felice di essere entrato nella storia del club e di sperare di continuare a fare bene per questi colori a lungo, e poi con i fatti, realizzando un’altra doppietta.

Tra due giorni si gioca il Derby: archiviate, forse, le assurde polemiche sulla data del recupero, le ripicche milaniste sulle formule di eventuali rimborsi agli interisti, e gli atti vandalici a innocenti murales, mercoledì si scende in campo e sarà fondamentale farlo nel modo giusto.

Roma e Lazio continuano a dimostrare che anche loro incappano in giornate no, vincere con il Milan, o quantomeno non perdere, vorrebbe dire tanto nella lotta alla Champions. E sarebbe anche un bello sgambetto alle velleità dei cugini e non aggiungo altro per evidenti e inderogabili motivi di scaramanzia…

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