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Rabbia e delusione: Juve a un passo dal miracolo

Non basta la vittoria clamorosa per 1-3 al Santiago Bernabeu. Non bastano forza, cuore e coraggio. La Juve subisce gol a trenta secondi dai supplementari. Vazquez e Cristiano spengono le speranze della Vecchia Signora.

Sfumature Bianconere: rabbia. Rabbia e delusione per quello che si è visto al Bernabeu. La Juventus arriva a un passo dal miracolo. A un passo da una storica rimonta, nel tempio dei Campioni del Mondo e d’Europa. Nella casa del Pallone d’Oro in carica e trascinatore della sua nazionale al titolo Europeo. La Juve ha rischiato di realizzare un’impresa che nessuno avrebbe mai immaginato possibile. Un sogno che si è spento a pochi secondi dalla fine. Quando ormai il traguardo dei supplementari era vicino e ci si sarebbe potuto giocare tutte le carte fino alla fine. A pochi secondi dalla fine il rigore, il gol, la delusione. La fine del sogno.

La scalata

Una Juventus, finalmente, che ha messo in campo tutto il suo potenziale. Nella partita più importante, i Bianconeri hanno fatto un incontro perfetto. Hanno affrontato il Real senza paura. Con la sfrontatezza di chi non ha niente da perdere, ma con la consapevolezza di chi ha i mezzi per compiere l’impresa. E sin da subito l’atteggiamento della Juve ha dato i suoi frutti, con la prima rete segnata da Marndzukic dopo meno di due minuti dal via. La Juve ha saputo costruire la sua vittoria pazientemente. Sfruttando le sue armi che sono l’equilibrio e la tattica, ma non dando mai troppo campo al Real Madrid. Il raddoppio di Mandzukic al 37′ ha rafforzato la speranza di poter compiere l’impresa. Con i padroni di casa pericolosi con Isco e la traversa di Varane, ma che mai hanno dato la sensazione di poter dominare la gara come succede solitamente.

Il secondo tempo ha visto una Juve ancora arrembante. Una squadra che ha creduto nell’impresa e che è arrivata a mettere sotto i Campioni del Mondo, per tre reti a zero, nel loro stadio. Il gol di Matuidi è stato come arrivare in cima ad una montagna. Dopo il pari il Real Madrid è andato alla carica, ma non è riuscito a sfondare il muro Bianconero. Una Juve esausta per la rimonta che nel finale ha ceduto troppo campo agli avversari. Non sembravano, comunque, in grado di poter segnare i Madrileni, sempre stoppati dalla difesa Juventina. Quasi impotenti di fronte alla forza e alla tenacia degli Uomini di Madama.

Finale amaro

A pochi secondi dalla fine, la doccia fredda. Quando ormai sembrava fatta, quando ormai i supplementari erano il naturale epilogo della partita. Un lancio, la sponda di testa di Cristiano, il contatto in area: rigore. Il mondo crolla addosso ai tifosi della Juve, come ai calciatori in campo. Inutili le proteste: veementi, vibranti, rabbiose. Buffon espulso, entra Szczesny al posto di Higuain, ma il tiro dal dischetto di Ronaldo non lascia scampo. È la fine del sogno.

Errori ed orrori

Troppo riduttivo attribuire il mancato passaggio del turno all’arbitro. Il Real Madrid è probabilmente la squadra più forte del Mondo. Per eliminarlo era necessario fare due partite perfette o quasi tali. La Juve ha dimostrato di essere alla pari del Real e di potersela giocare nel palco scenico europeo più importante, ma l’eredità della gara di andata era troppo pesante. Troppi errori (orrori) all’andata per poter sperare di giocarsela al ritorno. Pur facendo una partita come quella che la Juve ha fatto al Bernabeu. La difesa squallida sul primo gol, le occasioni non sfruttate, la simulazione di Dybala e la conseguente espulsione hanno pesato troppo.

Anche nella gara del ritorno la Juve ha qualcosa da rimproverarsi. Perfetta fino al 3-0. Ha dato tutto, ha messo alle corde il Real. Poi però, dopo il 3-0, il calo. Fisiologico probabilmente, anche dovuto all’avversario che ha messo il piede sull’acceleratore. Ma la Juve è incappata nel solito errore. Ha fatto calcoli, ha cercato di portare la partita ai supplementari. Ha ceduto il campo all’avversario. E non si può cedere il campo all’avversario perché per quanto in giornata negativa, il Real Madrid prima o poi un gol lo fa.

La sana follia

A volte fare la scelta razionale non è la scelta giusta. A volte serve osare, rischiare, essere sfrontati e tentare il tutto per tutto. Allegri ha spiegato il suo ragionamento in conferenza stampa. Ha detto che aveva tenuto i due cambi per i supplementari, per avere la possibilità di poter togliere un centrocampista o un attaccante in funzione dell’andamento della partita. Vista anche l’assenza di un altro attaccante in panchina. Ragionamento teoricamente corretto, ma che evidentemente non ha dato i suoi frutti.

La Juve, invece, avrebbe dovuto tentare di vincere la partita fino all’ultimo. Avrebbe dovuto mantenere in apprensione il Real che rischiava di subire un altro gol per poi doverne fare due in pochi minuti per ribaltare il risultato, quindi non si sarebbe esposto troppo. Serviva un segnale forte, agli avversi e a se stessa, avrebbe dovuto far capire di volerla conquistare questa qualificazione. Doveva cambiare qualcosa per dare un’ulteriore scossa. Il Real non aveva contromosse da opporre perché aveva fatto tutti i cambi.

Poteva inserire magari Cuadrado al posto dell’esausto Mandzukic, per dare migliore copertura sulla fascia, maggiore velocità in contropiede e bloccare le avanzate diei terzini Blancos, entrambi ammoniti. Con Douglas costa e Cuadrado sulle fasce e i tre centrocampisti a far barriera e costruire il contropiede, probabilmente gli ultimi 15 minuti avrebbero avuto un’altra storia. È mancato il coraggio, è mancata quella “sana follia” invocata da Buffon e Chiellini in conferenza stampa, ancora una volta è mancata…

L’episodio della discordia

Non è mai corretto usare l’arbitro come scusante per la sconfitta. Come analizzato in precedenza sono altri i motivi dell’uscita di scena dei Bianconeri dalla Champions. Ciò non vieta comunque di fare un commento sul rigore che ha deciso la qualificazione. Oliver non ha avuto dubbi ad assegnare il rigore ai Blancos. Il contatto in area, comunque è abbastanza al limite. Sicuramente Vazquez appena si accorge della presenza di Benatia si lascia cadere.

La spinta dovuta all’appoggio delle braccia del difensore Marocchino sulla schiena di Vazquez è di lievissima entità, tanto che non si vede un contraccolpo dell’attaccante che riceve la spinta, il quale si lascia cadere. Il piede di Benatia colpisce il pallone prima che questo vada sul petto di Vazquez, il difensore entra in anticipo. C’è anche un contatto tra la gamba di Benatia e il fianco di Vazquez, sicuramente non un contatto violento, ma un normale contatto di gioco. Di certo la caduta dell’attaccante non è sicuramente dovuta a quel contatto.

Allora non è sicuramente rigore? Rimane il dubbio. Guardando bene l’azione non sembra, ma non si può dire che si abbia la certezza che non sia rigore. Quindi decisione giusta? Il punto è che non si può decidere una semi finale di Champions League a venti secondi dalla fine con un rigore dovuto a un “falletto”. Il rigore deve essere rigore. Netto, indiscutibile. Quel contatto certamente non lo era.

Arbitraggi

Prendendo in considerazione le partite degli ultimi anni, al di là del tifo per l’una o l’altra squadra, si è assitito in Europa ad arbitraggi decisamente a sfavore delle squadre italiane. Anche senza andare a cercare episodi clamorosi (e ce ne sono stati parecchi), negli ultimi anni ci sono stati molti episodi “dubbi” nei quali le squadre italiane sono state sempre penalizzate. Come se l’ordine fosse “nel dubbio non favorire le italiane”. Soprattutto in questa stagione l’evidenza è stata eclatante: si pensi alle partite di Milan, Lazio, Roma, Juventus. Tutte piene di episodi che sono stati sfavorevoli alle italiane. Stranamente tutto questo accade da quando Pierluigi Collina è il designatore degli arbitri per la UEFA. In pratica il massimo esponente continentale degli arbitri.

Non sarebbe la prima volta che un dirigente federale si raccomanda di non fare errori a favore di una squadra, condizionando quindi l’arbitraggio. Una di queste fu resa pubblica da una intercettazione tirata fuori dallo scandalo di farsopoli in cui l’allora presidente della FIGC Carraro chiede al designatore Paolo Bergamo di garantire che l’arbitro Rodomonti non faccia errori a favore della Juventus.

Parole Buffon

Hanno fatto il giro d’Europa, e forse del Mondo, le parole del Capitano Gigi Buffon, dopo la partita. Il portiere Bianconero ha probabilmente usato parole e forme non apportune per un uomo della sua grandezza sportiva. Fare riferimento al “cuore” dell’arbitro e guidicarlo incapace di arbitrare un evento di questo livello non sono dichiarazioni consone ad una figura del suo spessore. Non si può dire, comunque, che non sia comprensibile lo sfogo di un uomo in qusto particolare momento della sua carriera che subisce quella che lui ritiene una grave ingiustizia. Forse dichiarazioni non condivisibili, ma sicuramente comprensibili.

L’incoerenza dei coerenti

Dopo la partita, sull’onda del controverso episodio arbitrale, si è scatenato il peggio della tipica idiozia italiana. La cosa migliore è soprassedere a queste obbrobriose manifestazioni di becera viltà tipicamente italiana. Merita una risposta, invece, chi accusa il Presidente Agnelli di essere incoerente perché ha chiesto l’applicazione del VAR alle partite di Champions League. Chi obietta che la Juve sia contraria alla VAR è fazioso e disinformato. In realtà il Presidente, i Dirigenti e i calciatori della Juve non hanno mai dichiarato di essere contrari alla VAR, ma hanno sempre ammesso che la VAR debba essere migliorata, come tutte le novità in qualsiasi campo.

In particolare le dichiarazioni di Buffon di inizio campionato erano riferite alla concessione di rigori per contatti veniali. Sostanzialmente quello di cui si è lamentato anche nel dopo partita dell’incontro del Bernabeu dopo che l’arbitro ha fischiato rigore per quello che sembra un “mezzo fallo”. Una dichiarazione tutt’altro che incoerente.

Si tratta comunque di persone che interpretano gli episodi a loro convenienza, megnificando gli errori a favore della Juve e dimenticando quelli contro (ne abbiamo parlato qui), oppure tacciandoli come “giustizia”, troppo comodo così..

La leggerezza di un’assenza

Doveva essere un’assenza condizionante. In realtà l’assenza di Paulo Dybala nella partita di Madrid è stata positiva per la Juventus. Il numero Dieci argentino non è mai stato all’altezza della Champions League nei tre anni di Juve, se non nella partita contro il Barcellona vinta allo Stadium per 3-0. Per il resto solo delusioni. Senza di lui la Juve ha trovato una quadratura con i tre centrocampisti e Mandzukic e douglas Costa a suporto di Higuain.

La Juve ha giocato molto meglio che all’andata. La posizione di Dybala obbliga a rinunciare ad una punta esterna o ad un centrocampista. Siamo davvero sicuri che il valore aggiunta da Dybala sia maggiore di quanto la Juve perde togliendo un uomo a centrocampo o in attacco? In Champions sicuramente non è stato così. E siccome i campioni veri si vedono nelle grandi competizioni c’è da fare una riflessione su quanto Dybala possa essere utile a questa squadra. Sarebbe ora per Paulo di dimostrare qualcosa in più.

Cosa rimane

Cosa rimane quindi di una partita che poteva essere leggendaria? Ben poco. La piccola soddisfazione di essere l’unica squadra ad aver vinto per tre volte al Bernabeu, quella che ha segnato il gol più veloce con l’unico calciatore in grando di fare una doppietta nei primi 45 minuti. Record sterili che lasciano il tempo che trovano. Rimane la consapevolezza di essere una grande squadra, all’altezza di un Real Madrid stellare e bicampione europeo e mondiale, di avere le carte in regola per affrontare qualunque avversario alla pari e di avere i mezzi per ambire seriamente alla vittoria finale. Rimangono gli appalusi del pubblico rivale al Capitano e i complimenti di Ronaldo, ma soprattutto rimane la consapevolezza che il calcio italiano sta finalmente rinascendo.

Nel doppio confronto contro le due maggiori square spagnole le italiane non solo hanno ben figurato, ma per lunghi tratti hanno giocato molto meglio dell’avversario, riuscendo, nel caso della Roma, ad andare anvanti nella Champions League. Ancora una volta una squadra nelle prime quattro, e da quest’anno due nelle prime otto. Con la Lazio che sta ben figurando in Europa League. Allora la speranza è che queste due partite siano un viatico verso la rinascita il ritorno del calcio italiano in cima all’Europa e al Mondo, sia a livello di club che come Nazionale.

Vittoria emozionante. Vittoria che fa ancora più rabbia perché mette luce sulla forza di questo gruppo. Un gruppo capace di mettere alle corde il Real Madrid nella propria casa. Alla Juve non rimane che concentrare le proprie forze su Campionato e Coppa Italia, consapevole, una volta di più, di essere una Grande Squadra.

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