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#SorellaDelMondo – Inter, un poker d’assi? No di sensibilità!

Che Inter! Bene, bravi, bis! Che altro vogliamo dire di una partita indirizzata sui binari giusti fin dai primissimi minuti, dominata per tutto il primo tempo e messa in cassaforte nel primo quarto d’ora della ripresa?

di Sara Rossi

LA PREMESSA

Certo, bisogna premettere che questo Cagliari non era quello dei giorni migliori: le pesantissime assenze di Barella e Cigarini, out entrambi per squalifica, hanno costretto i sardi a presentarsi senza il loro centrocampo titolare e le anime della squadra.

Se poi ci aggiungiamo che domenica li aspetta lo scontro salvezza con il Bologna, appare chiaro come mai anche il resto della formazione sia stato in parte rimaneggiato.

SUBITO IL GOL

E il gol al pronti via di Cancelo ha sicuramente tagliato le gambe alle velleità del Casteddu.

Detto questo, veniamo alla partita dell’Inter, che è stata quasi perfetta. I ragazzi sono scesi sul terreno di gioco con quella determinazione e cattiveria che speravo tanto di vedere in campo ieri sera, perché quando entriamo così determinati non solo nove volte su dieci portiamo a casa la partita, ma anche perché dimostriamo di aver capito almeno per una volta quale sia il giusto atteggiamento per affrontare qualunque gara.

Un primo tempo in cui il solo patema è stato l’infortunio di Gagliardini. Speriamo non sia niente di troppo grave, ma la dinamica dell’azione, l’immediata uscita in barella e le mani sul volto non lasciano presagire nulla di buono, forse la stagione è finita anzitempo per lui.

Se davvero dovesse essere confermato il lungo stop per l’ex atalanta sarebbe una grande perdita. Con Vecino acciaccato, numericamente a centrocampo saremmo veramente ridotti ai minimi termini, se poi ci aggiungiamo che anche Borja Valero non sta attraversando un gran periodo di forma ecco che la situazione diventa ancora più preoccupante.

Inoltre, Gagliardini stava formando con Brozovic una coppia eccezionale nel centrocampo interista, lo stesso Spalletti a fine partita ha sottolineato come i due siano complementari nel lavoro per la squadra. Ieri, in una partita già indirizzata, è entrato Borja Valero e tutto è filato liscio, speriamo che sia così anche per le partite nelle quali dovremo fare a meno di Roberto e che le carenze numeriche non si facciano sentire.

Poi dispiace anche umanamente per Gagliardini, che stava facendo una seconda parte di campionato a ottimi livelli, facendo rivedere il giocatore che tutti avevamo ammirato e apprezzato lo scorso anno appena arrivato a Milano.

ANCORA TANTA, TANTA BUONA INTER

Per il resto è stato un assedio alla porta di Cragno, la prima frazione poteva già terminare 3 a 0 se Karamoh avesse sfruttato al meglio le due occasioni colossali servitegli su un piatto d’argento prima da Icardi – conclusione a lato – e poi da D’Ambrosio – piattone sulla traversa.

A mettere tutto a posto ci ha pensato Icardi in avvio di secondo tempo: Karamoh per Rafinha di tacco che serve Icardi davanti a Cragno, il capitano non sbaglia, ed ecco il due a zero.

Al sessantesimo è Brozovic a iscriversi sul tabellino dei marcatori coronando un’altra partita sontuosa con un gol delizioso: controllo in area, avversario evitato, tiro a giro che beffa Cragno.

Il resto della partita scorre via liscia, con il gol al novantesimo di Perisic, tiro potente da fuori area a concludere uno schema su calcio di punizione, che porta a quattro le marcature interiste e l’arbitro Pasqua a fischiare la fine dell’incontro senza concedere recupero.

TRA CONFERME E SORPRESE… MA ANCORA IN CORSA PER LA CHAMPIONS

Brozovic è un giocatore rinato.

Sarà la nuova posizione in campo, sarà che Spalletti deve aver fatto su di lui un lavoro eccezionale a livello psicologico per recuperarlo alla causa, sarà che lui per primo si deve essere stancato di come andavano le cose nei mesi scorsi, fatto sta che è riuscito a uscire da una palude di mediocrità e inconsistenza deprimente per diventare il faro del nostro centrocampo. Sembra un’altra persona, nel modo di giocare, nel modo di correre, nel semplice linguaggio del corpo – finito il tempo delle braccia mulinanti e delle teste ciondolanti – ora tutta la sua energia e le sue mai discusse qualità sono concentrate sulla squadra e sulla partita. Da applausi a scena aperta la sua rete.

Icardi, che dire del capitano che non è già stato detto?

Ah sì, che ieri ha segnato il suo 25 gol in stagione, l’ultimo dalle nostre parti a farlo era stato un certo Ibrahimovic nel primo anno di Mourinho, ma al totem svedese servirono tutte le trentotto gare della serie A per riuscirci, Mauro ha ancora cinque partite per incrementare il suo bottino.

Ma al di là del gol fatto, tra l’altro potevano essere anche un paio in più, quello che è saltato agli occhi della sua prestazione è stato anche il grande lavoro che il capitano ha compiuto per la squadra. Ha svariato per tutto il fronte d’attacco, spesso è andato a conquistarsi la palla poco oltre il centrocampo, ha giocato di sponda con i compagni, è stato determinante in quasi tutte le azioni pericolose del primo tempo. Ieri ha messo in pratica i messaggi che Spalletti continua a mandargli, sull’importanza di essere decisivo sotto porta così come nella manovra della squadra.

Forse però la mobilità di Icardi è anche figlia del fatto che ieri non fosse esattamente solo in avanti a lottare contro la difesa avversaria: vicino aveva un francesino smilzo rispetto a certi colossi, che però è tutto pepe.

Karamoh conferma la sua esuberanza e sfrontatezza, anche con qualche giochetto di troppo, ma a diciannove anni si può anche non sottilizzare troppo e premiare più le cose buone che quelle negative. Certo, deve essere più incisivo sotto porta, certi errori alla lunga si pagano, ma non perdere questa intraprendenza, sfruttando la tecnica che sicuramente non gli difetta.

Anche la partita di ieri sera ha confermato che bisogna fare di tutto, compresi i salti mortali, per riscattare Rafinha e Cancelo. Non importa se in comode rate a cui, a sentire Ausilio, siamo tanto affezionati, o con monete sonanti, lasciarseli scappare sarebbe un delitto e qualcosa di incomprensibile per una società che vuole tornare al più presto ai vertici del calcio europeo.

SENSIBILITA’, QUESTA SCONOSCIUTA!

Ultima conferma della serata è stata l’importanza della sensibilità che deve albergare indiscutibilmente nel cuore di un arbitro.

A pochi minuti dal novantesimo Candreva calcia a botta sicura un pallone destinato a infilarsi all’angolino, se non fosse stato per Andreolli – a proposito, ciao Marco! – che con il braccio largo devia in calcio d’angolo. Il nostro giocatore protesta, ma Pasqua – sì, proprio quello dei due rigori alla Juventus contro il Benevento, uno concesso con l’ausilio del VAR e uno di sua sponteneità – indica l’angolo.

L’addetto al VAR richiama però Pasqua, che va al monitor, osserva a lungo, pondera, si confronta e mentre tutto uno stadio gli dedica il coro “Insensibile” che partito da Firenze ormai sarà un tormentone negli stadi di tutta Italia, decide che ha visto bene lui e che non è calcio di rigore.

Anche da casa si è distintamente sentita la risata di scherno dei quarantamila e più presenti allo stadio.

Quello era un rigore grosso come una casa, ma forse Pasqua avrà pensato che era andare contro il buon senso fischiare un penalty contro una squadra che stava già perdendo tanto a poco, che non aveva fatto neanche un tiro in porta e che, in fondo, non aspettava altro che quella serataccia terminasse. E che diamine, un po’ di sensibilità no?

Pasqua ha dimostrato di avere quelle che, almeno per gli addetti ai lavori, sembrano essere le qualità fondamentali per il bravo arbitro in Italia: sensibilità e buon senso e chi se ne frega del regolamento.

Potrebbe sembrare una polemica sterile, visto il risultato roboante dell’Inter e alla luce di un quarto gol che è comunque arrivato pochi minuti dopo, ma è il principio che non ha senso. Con quella decisione assurda si è voluto avallare e dare una dimostrazione pratica di quanto di illogico si è sostenuto nella settimana post eliminazione della Juventus a Madrid.

Peccato però che oltre al regolamento andato a farsi benedire, ci sia anche un campionato in corso che dovrebbe mantenere una parvenza di regolarità: se Pasqua dà il rigore non solo condanna il Cagliari a un probabilissimo quarto gol, poi arrivato comunque, ma vista la dinamica dell’azione avrebbe potuto anche espellere Andreolli, facendo così diventare il Bologna, prossimo avversario dei sardi, la vera “vittima” della sensibilità di Pasqua.

Tanto più che a fine gara Lopez si è lamentato del non utilizzo del VAR in occasione del quarto gol in cui c’è una posizione dubbia di Icardi, confermando come l’ausilio tecnologico debba essere utilizzato sempre, anche a risultato acquisito.

E sarebbe utile, aggiungo, ricorrerci anche quando ci si ritrova con un cristone di quasi due metri come Skriniar a terra con il naso sanguinante, magari si sarebbe visto come Giannetti gli aveva rifilato una gomitata in pieno volto.

Se l’arbitro avesse controllato, avrebbe o espulso il rossoblu evitando a Skriniar di prendersi dallo stesso Giannetti una scarpata in piena faccia nel secondo tempo, o, se lo avesse solo ammonito, quella stessa scarpata sarebbe valsa a Giannetti il secondo giallo che lo avrebbe spedito fuori dal campo prima che Brozovic, appena rientrato dalla squalifica, gli facesse un fallo da ammonizione.

Se sei un arbitro e ritieni la sensibilità la tua principale caratteristica, non stai in campo, ma stai sul divano a guardarti Titanic o Ghost, con le patatine o, se sono più di tuo gusto, i popcorn.

Quello stesso divano, dove ci siederemo anche noi stasera guardando le due romane, nella speranza che, alla fine del campionato, la differenza reti non ci penalizzi per un gol non segnato, per un gol in meno rispetto alle nostre dirette rivali, perché, eventualmente, in quel caso la sensibilità dell’arbitro potrebbe iniziare ad urtare la nostra, che da anni, domenica dopo domenica, siamo costretti a subire questo simpatico siparietto. Noi possiamo anche essere poco sensibili, potremmo preferire le patatine, la sprite, la coca, la fanta o i fruttini, ma continuiamo a sperare che il regolamento venga sempre applicato nel modo corretto contro tutti e contro tutto, anche se, lo si è visto ancora una volta in questa stagione, sono molto più bravi a fischiare tutto a favore di uno e molto contro di noi… chissà per quanto altro tempo ancora. Intanto la Uefa

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