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#SorellaDelMondo – Inter-Juventus, dopo vent’anni nulla è cambiato!

L’Inter è costretta a lasciare i tre punti all’avversario, dopo una partita epica e giocata a ritmi altissimi. Il merito? Indubbiamente del direttore di gara che ha deciso di utilizzare due pesi e due misure. Dopo una gara di sacrificio e aver trovato il vantaggio in inferiorità numerica, suicidio dei nerazzurri che regalano la vittoria ai gobbi

di Sara Rossi

Il 28 aprile 1998 avevo sedici anni ed ero a Padova: il primo ponte con gli amici fuori casa, spensieratezza, gioia e divertimento. La partita la ascoltai da una radio portatile che mi ero portata dietro e alle domande di chi era con me sul perché mi fossi rabbuiata risposi che era perché ci stavano rubando lo scudetto. Ceccarini mi rovinò quasi la giornata, dico quasi perché l’essere insieme agli amici, fuori casa, con un bel sole a dire cose stupide per tre giorni mitigò alquanto la delusione e la rabbia.

Il 5 maggio 2002 di anni ne avevo venti e stavo preparando l’esame di storia del teatro che avrei dovuto dare dopo pochi giorni. Di quel giorno mi rimangono le lacrime di rabbia affogate tra le pagine de La Locandiera di Goldoni con il cappello dell’Inter in testa e la maglia di Zanetti addosso.

Oggi di anni ne ho trentasei e le lacrime hanno lo stesso sapore di quelle del 2002: rabbia, impotenza, frustrazione, sdegno, delusione e amarezza.

Perché sabato sera noi non ci stavamo giocando lo scudetto, solo una più modesta qualificazione in Champions League, ma non ci è stato permesso di fare la nostra gara ad armi pari con quello che dovrebbe essere un semplice avversario sportivo, ma che non può essere altro che un nemico a cui non portare rispetto.

SMETTIAMOLA CON QUESTA COMMEDIA DA QUATTRO SOLDI!

Dire che abbiamo perso perché abbiamo preso due gol in tre minuti, perché Santon è stato una sciagura sportiva, perché Spalletti ha sbagliato i cambi o perché Handanovic era imbambolato, potrebbe essere corretto, ma non esprime che l’infinitesima parte di quello che è successo sabato.

Potremmo fare un elenco: l’espulsione di Vecino forzata da un uso piuttosto disinvolto del VAR, le non espulsioni Pjanic, di Barzagli, di Quadrado, il rigore non dato su Icardi con il VAR che nell’occasione era andato a fare uno spuntino in tribuna a base di patatine, Sprite e fruttini.

La farsa sul gol annullato alla Juventus: minuti per vedere un fuorigioco di qualche metro e un fallo su Skrianiar grosso come una casa.

A vedere la moviola della partita di sabato sera mi sono sentita più giovane di venti anni, quando Pistocchi mostrava le immagini dell’operato di Ceccarini – quello dell’unicoerrorechehocommessoèstatononfischiarefallodiRonaldosuIuliano, detto proprio così, perché le stronzate vanno dette tutte d’un fiato – a un attonito Vianello e a un perplesso Baggio.

Identico il clima da corrida: una squadra a cui tutto è stato concesso e un’altra bastonata: Pjanic, già ammonito, salta addosso a Rafinha colpendolo contemporaneamente al volto con un pugno e al costato con una ginocchiata. Orsato a un metro non fa una piega sullo juventino, mentre ammonisce D’Ambrosio per proteste.

ORSATO, QUANTA SENSIBILITA’…

D’altronde il regolamento che albergava sabato nel cuore di Orsato parla chiaro: con chi si sta giocando uno scudetto punto punto con il Napoli e ha tra le sue fila il portiere migliore delle galassie conosciute e di quelle sconosciute, che già ha subito l’onta dell’eliminazione dal mondiale e dalla Champions League, bisogna mostrare tutta la sensibilità di questo mondo. Con chi invece è solo impegnato in una corsa Champions, ci sta decisamente sulle palle da sempre, bisogna essere inflessibile e tenerlo al posto suo. Chi si credono di essere per solo pensare in un colpo solo di estromettere l’eterno rivale dalla vittoria finale e accaparrarsi la quarta piazza?

Eh sì! perché Orsato non è propriamente uno dei nostri più grandi fan.

Mi ricordo che una volta Mourinho gli disse qualcosa tipo «Hai paura eh?» con tanto di gesto con la mano, perché aveva dato 5 minuti di recupero in una partita che l’Inter conduceva con un solo gol di vantaggio.

Sono solo undici anni che non ci fischia un rigore a favore, è l’arbitro del derby di ritorno dello scorso anno, quello dei sette e passa minuti di recupero o anche detti “fino a che non pareggia il Milan continuiamo”, e quello del «conto fino a cinque» a Icardi che alla fine del primo tempo, da capitano, era andato a chiedere spiegazioni per alcune decisioni non digerite dall’argentino.

Orsato è anche l’arbitro che fece comminare le due giornate di squalifica a Mauro dopo il Juventus Inter dell’anno scorso a Torino, quella dei due rigori non fischiati, e della punizione battuta da Chiellini verso Buffon fatta ripetere da Rizzoli, per il più che valido motivo che il passaggio del difensore al portiere fosse stato intercettato da Icardi.

RIZZOLI NON HA SBAGLIATO UN COLPO…

Insomma, Rizzoli ha fatto una designazione che avrebbe dall’inizio portato serenità alla parte giusta del campo.

Ottimo anche l’operato del VAR Valeri che non ha perso tempo nel richiamare Orsato al monitor per decretare l’espulsione di Vecino al 15’ del primo tempo, forzando, se non proprio sovvertendo il protocollo: il VAR ha sì facoltà di intervenire in caso di espulsione, ma ogni suo intervento deve essere teso a correggere un errore evidente dell’arbitro e non è questo il caso.

O comunque se quello applicato su Vecino era il metro valutativo scelto dalla terna in campo e dal VAR, dove era Valeri nel caso del fallo di Barzagli su Icardi, piede a martello sulla caviglia del capitano, sanzionato con un giallo da Orsato? Perché Valeri non ha richiamato al monitor Orsato a visionare anche questo episodio? Perché Valeri non ha segnalato l’entrata di Pjanic su Rafinha, meritevole di un rosso diretto come fu per Baselli in un Juventus Torino di non tanto tempo fa? Perché Valeri non ha richiamato Orsato a rivedere il contatto tra Barzagli e Icardi in area di rigore, con l’interista che prende il pallone e il difensore bianconero tutto il resto? Perché per annullare il raddoppio della Juventus alla fine del primo tempo ci è voluto così tanto? Orsato lo aveva dato senza porsi tante domande, Valeri avrebbe dovuto dirgli immediatamente del fuorigioco e del fallo su Skriniar.

È talmente evidente, che non è necessario perderci tempo, invece l’hanno fatta passare per una decisione difficilissima quasi a scusarsi con qualcuno e a fare un favore a qualcun altro. Porqué, porqué, porqué?

C’ERA UNA VOLTA IL VAR!

È bastato un girone per accomodare uno strumento che poteva essere una manna dal cielo per la credibilità di questo sport, che ormai in Italia è tornata a essere pari a zero.

Nelle prime giornate l’intervento del VAR era preciso e puntuale, poi piano piano è diventato ondivago, ogni tanto interviene, ogni tanto no, a volte i protocolli valgono, a volte no. È diventato tutto, di nuovo, soggetto alla discrezionalità e alla sensibilità delle giacchette nere.

Per ottenerlo è bastato fare un chiaro e manifesto lavoro certosino.

Prima si sono fatte delle dichiarazioni, parlando di pallanuoto, di calcio senza emozioni, di tempi troppo lunghi, di uno strumento che lede la dignità degli arbitri, poi quando si è stati sicuri della propria posizione si è direttamente passati all’occupazione del campo, in senso fisico dico: vi ricordate Fiorentina – Juventus, due a zero per i gobbi?

Viene fischiato un rigore in favore dei viola, ma gli juventini non ci stanno, protestano, ululano e belano come al loro solito circondando l’arbitro che però appare fermo nella sua decisione.

La palla viene sistemata sul dischetto, la Fiorentina è pronta a battere, ma non può perché i giocatori della Juventus non escono dall’area di rigore, il portiere non sta in porta e la pantomima va avanti per cinque minuti.

L’arbitro invece di ammonire e buttare fuori dall’area o dal campo qualche gobbo, viene richiamato al VAR dove trasforma il calcio di rigore in un calcio di punizione per la Juventus per un fuorigioco inesistente – il passaggio incriminato è di un giocatore juventino – e le immagini non lasciano dubbi.

Quella sera lì ogni speranza di trasparenza di correttezza e di giustizia nella nostra massima serie è morta. Perché loro, gli juventini, i diversamente colorati non ammettono un risultato diverso dalla vittoria, e pazienza se per ottenerla calpestano la dignità, il lavoro degli altri e, in un caso, 39 morti, per di più dei loro, sempre che sia giusto dare un colore sportivo ai morti.

Quest’anno non gli sarebbe bastata la compiacenza delle solite squadre amiche, e di qualche aiutino o aiutone qua e là o affossamenti più o meno evidenti alle dirette concorrenti.

Quest’anno bisognava strafare, c’era il nemico VAR in più, e mica si poteva perdere il primo campionato con l’ausilio di una sorta di moviola in campo, dando nuovi argomenti ai detrattori oltre a quello pertinente, ma ormai datato, dello scudetto del Verona.

No, questo era lo scudetto più importante da vincere per legittimare anche tutti gli altri, compresi quei due revocati, ma da loro esposti fieramente senza che nessuno, a parte la Bild, mostri qualche perplessità.

DAL COMICO AL SURREALE… VERGOGNA SENZA FINE

Nel post partita ci siamo anche dovuti sorbire le battute amichevoli tra Allegri e il suo caro amico Taglia(vento), siparietto che da solo basterebbe a spiegare tutto, e le dichiarazioni di Pjanic che seraficamente ha ammesso il fallaccio su Rafinha, ma ha anche detto che Orsato ha fatto bene a non ammonirlo ricordando che il primo giallo comminatogli era eccessivo (!).

Ahhhh, che bello trovarsi di nuovo circondati dalla sensibilità delle giacchette nere italiche!

E che dire di Mandzukic che pubblica sulle storie di Instagram la foto di una vecchia ferita facendola passare per quella provocatagli da Vecino? Volendo far intendere che l’espulsione c’era tutta, e che la smettessimo di lamentarci, pensando pure che si sia tutti abbastanza lobotomizzati da non notare come la ferita mostrata non sia nel punto colpito da Vecino, o che comunque ci fossimo dimenticati che quella foto l’aveva già postata.

MA SIIIIII… FESTEGGIATE PURE L’ENNESIMO SCUDETTO RUBATO!

E adesso festeggiate questo ennesimo scudetto farlocco, però da qui in avanti almeno astenetevi dalla prosopopea sul fallimento della nazionale italiana e del calcio italiano in Europa, perché la colpa è tutta vostra.

Avete tolto credibilità alla Serie A, avete alleanze inscindibili con più squadre che si inchinano al vostro passaggio, lo sponsor della nazionale è casualmente la Fiat, sarà un caso ma i giovani in prestito se sono in ottica Juve giocano e sono fenomeni, altrimenti marciscono in panchina perché nessuno vuole valorizzare una proprietà non sua. Per non parlare delle convocazioni in nazionale.

Vi piace il giochino che avete costruito, tenetevelo.

E noi in tutto questo? Per noi, per i tifosi, per i nostri ragazzi, per Spalletti solo un: bravi!

Bravi per aver saputo restare aggrappati a una partita che tutto era tranne che un incontro regolare. Errori finali? Sì, tanti, ma quello non era calcio e i giocatori hanno il diritto di sbagliare così come l’allenatore, è tutto il resto che non dovrebbe esistere e almeno noi dovremmo gridarlo con forza ai quattro venti.

Per questo sono rimasta male quando a fine partita nessuno ha fatto il diavolo a quattro, ma poi ho sentito le parole e visto l’espressione di Steven Zhang che qualcosa, e non poco a dire la verità, ha detto.

Ha parlato di una squadra che per 110 anni ha giocato con onore, mostrando il meglio a tutto il mondo con qualità nel gioco, e «non importa cosa ha dovuto affrontare, non importa quale sfida, oggi è stato un esempio chiaro, abbiamo dato il meglio e non importa cosa altre persone hanno cercato di fare, non importa cosa è successo durante la partita. Questa è l’Inter ed è il motivo per cui amiamo l’Inter».

Ha manifestato orgoglio per la nostra storia, per quello che siamo, mostrando di aver capito il mondo Inter e per me questo è già una consolazione, pensando che a volte la Cina mi è sembrata così distante.

PASSATA LA RABBIA L’INTER POTREBBE…

Da Appiano giungono voci di una riunione mattutina dei vertici per analizzare quello che è successo sabato, a mente fredda e parlare in maniera più chiara e pertinente agli episodi e in giornata dovrebbe parlare l’Ad Antonello.

Se aspettare il lunedì per far sbollire la rabbia e parlare con cognizione di causa senza isterismi dovuti alla concitazione del momento sia stata una scelta comunicativa efficace lo vedremo, ma almeno sappiamo che non sarà fatto passare tutto sotto silenzio.

IL SIMBOLO DI QUESTA SQUADRA: IL NOSTRO CAPITANO. ONORE A TE MAURO!

Infine, un pensiero per Mauro Icardi. L’ultima volta che lo avevo visto piangere era il per il derby di ritorno lo scorso anno, anche in quel caso c’era Orsato, ma vederlo così sabato mi è dispiaciuto ancora di più.

Spero che le lacrime siano per un senso di appartenenza che lo leghino all’Inter ancora a lungo, e che Zanetti gli spieghi che quelle stesse lacrime le ha versate anche lui, ma che poi sono state ripagate dalla gioia più travolgente al mondo, perché vincere con i nostri colori addosso è unico. E spero che la rabbia di sabato sia un collante per il gruppo, così come lo è stato per quello zoccolo duro di giocatori che poi negli anni ci ha portato a vincere tutto.

P.S.

Stamattina ho avuto la sfortuna di incappare nel programma radiofonico “Tutti pazzi per RDS” nel momento in cui Bartie Colucci, uno juventino tra l’altro, faceva l’imitazione di Spalletti.

Alla domanda se avesse sentito cosa avesse detto Tagliavento a fine partita, rispondeva di non averlo sentito perché Wanda Nara dopo la sostituzione di Icardi gli gridava di tutto.

«Era così incazzata che voleva fare invasione di campo per colpirmi con la scarpa col tacco. Poi la notte mi ha telefonato per dirmi che non riusciva a far smettere Icardi di piangere. Le ho detto che Mauro è ancora un bambino, di fargli due coccole e portalo nel lettone. Lei mi ha risposto che non poteva. Non poteva perché nel lettone erano già troppi».

Io la trovo di una gravità enorme: non solo viene ridicolizzato lo sconforto sportivo di Icardi e il suo pianto, che ci potrebbe anche stare se non fosse che le lacrime di altri vengono raccolte in boccette e conservate come reliquie, ma per di più si insulta e si dà della poco di buono alla moglie.

Occhio però, che ultimamente i coniugi Icardi hanno mostrato di sapere cosa sia una querela…

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