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Sarri, la potenza e la capacità di non vincere

Alcune riflessioni dopo le dichiarazioni di Sarri di ieri sono necessarie. Tifare con il cuore sì, ma ci vuole anche la testa per non restare eterni perdenti

Le dichiarazioni di Sarri di ieri

 

Sarri ieri dopo il settimo scudetto della Juventus ha dichiarato: “Per vincere lo scudetto dovevamo andare a letto prima il sabato sera a Firenze, la squadra ha subito il contraccolpo per il risultato e per il modo in cui era maturato. Il grande rammarico di questa stagione è che abbiamo perso un campionato in albergo e non sul campo”. Si riferisce a quel confuso e discutibile risultato di Inter – Juve 2-3, con tanto di giri di moviola sui social network, dibattiti e accuse pubbliche di “rubentudine” da parte di mezza Italia alla squadra bianconera.

E proseguendo ha aggiunto: “E’ inevitabile che certi episodi vanno a influire sugli umori di una squadra. Poi, ci possono essere giocatori più abituati a certi tipi di avvenimenti e di pressioni, e giocatori un po’ meno abituati. Però io che c’ho un’età avanzata, quella notte ho fatto fatica a dormire”.

La Juve quel sabato sera si ritrovava in classifica a + 4 sul Napoli. Certo se gli azzurri avessero vinto a Firenze, sarebbero rimasti a -1. Quindi l’influenza del derby d’Italia sarebbe stata nulla o quasi. Giustificare l’abitudine a non vincere come marchio del Napoli – gioco-spettacolo lascia il tempo che trova. Il Napoli, dunque, conclude la sua stagione autodichiarandosi: non capace di gestire le pressioni dei media, dei tifosi e degli avvenimenti. Quindi, una squadra bella, ma incompleta. Da ammirare, ma non da imitare. Affascinante, ma traditrice. Ancor peggio: legata a chiacchiere da bar e luoghi comuni (o presunti tali) sulla Juve: rubentini, arbitri influenzati, Calciopoli, squadra fortunata ecc…

Sarri: ti chiediamo un po’ di sincerità…

Riavvolgiamo il nastro alla fine del girone d’andata. Il Napoli era campione d’inverno. Napoli 48, Juventus 47. Si riapriva il mercato invernale e si tentava il tutto per tutto per rinforzare la rosa con l’acquisto di uno fra Verdi o Politano. Il fantasista ambidestro bolognese ha poi gentilmente rifiutato l’approdo a Napoli, mentre per l’attaccante esterno d’origine romana la pressione della Juve sul Sassuolo ha alzato troppo il prezzo del cartellino. Così, anziché attrezzarsi per una seconda parte di campionato competitiva, il Napoli si è accontentato e come dice il buon Vasco chi si accontenta, gode così cosi….

Eccolo il Napoli che si accontenta così così. Nessun investimento per coprire la mancanza di Ghoulam, soluzione di gioco e propulsore del Napoli magico d’autunno; nessun reale acquisto per favorire i ricambi di Insigne e Callejon; nessun centravanti che potesse consentire un po’ di riposo a Mertens e riabbracciare con più calma quel cecchino micidiale che è Milik.Era chiaro per tutti, forse meno lo era per il portafoglio di De Laurentis, che la squadra azzurra non sarebbe riuscita ad arrivare alla fine con soltanto quei 12 o 13 titolari fissi che Sarri ripropone sempre.

Ma se la polemica (nascosta) fra il presidente e l’allenatore toscano è destinata a esplodere, allo stesso Maurizio chiediamo un po’ di sincerità.

 

Indubbiamente è vero che, da un punto di vista emotivo, giocare a Firenze dopo aver visto Inter-Juve, potesse avere delle ripercussioni e quindi ,come detto in tutta franchezza da Sarri, non è giusto che la Juve abbia giocato quattordici volte prima del Napoli durante la stagione. Non è nemmeno corretto che le ultime quattro di serie A non si giochino più contemporaneamente come accadeva in passato. Quindi un problema serie A modello inglese si pone. Con il senno di poi non si può sapere cosa sarebbe accaduto se Inter – Juve e Fiorentina – Napoli avessero giocato nello stesso momento.

La sincerità che si richiede a Sarri di fronte alla sconfitta stagionale del Napoli (fuori agli ottavi di coppa Italia, fuori dalla competizione fattibile dell’Europa League e fuori dallo scudetto)non è trovare degli alibi, ma ammettere le proprie colpe, anche come gestore tecnico.

Gli errori di Sarri: le competizioni, il turnover e la potenza

Vediamo allora quali possano essere stati gli errori del mister toscano. Negli ambienti napoletani, da inizio stagione, si dichiarava sempre a gran voce: quest’anno c’è maggior convinzione e autoconsapevolezza di farcela. E’ vero, a parte la sconfitta interna proprio contro la Juve, il Napoli sapeva giocare a calcio, vinceva e sapeva soffrire. La convinzione che lo scudetto potesse davvero cucirsi sul petto dei partenopei era forte negli occhi di tutti i giocatori.

Punto: snobbare le competizioni extra campionato è stato un errore enorme

Ma il Napoli aveva anche delle competizioni, a cui guardare con particolare interesse. Ritrovarsi a snobbarle già a metà inverno, non è stata una scelta vincente né da parte di Sarri né dei suoi ragazzi. Questo perché la fame vien mangiando e più vinci e giochi, più giochi e vinci.

Punto due: il tallone turnover   

Il Napoli di Sarri non fa turnover e senza rotazione la stanchezza a lungo andare si sente. Così, se alcune partite le risolvevano le giocate superbe di Insigne e Mertens, altre si concludevano con sterili pareggi e punti sprecati in varie parti d’Italia. La rosa del Napoli non era quella della Juve per qualità tecniche e per soluzioni tattiche, ma aveva un buon numero di componenti di affidabilità (Zielisnki, Rog, Tonelli, Diawara). Eppure l’allenatore toscano ha sempre preferito giocare con l’11 titolare. E’ chiaro che così facendo ha spompato i suoi stessi giocatori fino all’esaurimento delle scorte di benzina, nervi, fantasia e lucidità.

Punto tre: potenza

Cosa intende dire Sarri con la squadra più potente? Sicuramente si riferisce alla squadra che mette maggior pressione sugli arbitri nel prendere le decisioni durante la gara; quella che è più portata a polemizzare su tutto e tutti; quella che si pone come mediatrice in ogni trattativa di mercato; quella che ha l’appoggio evidente di molti media italiani. Tutti argomenti su cui tutti siamo d’accordo.

Ma potente non significa solo influente, ma anche possente. E sulla qualità atletica dei giocatori bianconeri c’è poco da dire. E’ anche questo un difetto da migliorare del Napoli. Non ci sono giocatori forti, muscolosi e robusti. Macchine da corsa e recupera palloni alla Matuidi o alla Cuadrado o alla Douglas Costa. Il solo Allan non basta e quindi la rosa, sotto questo aspetto, andava migliorata.

Sarri: la capacità di non vincere

Fra dichiarazioni sibilline, sprazzi polemici e sogni infranti, Sarri ha dimostrato che la strada per vincere qualcosa di importante a Napoli è ancora lontana. La citazione dell’episodio dell’hotel a Firenze è la dimostrazione che questa squadra non è ancora pronta per vincere lo scudetto. Perché di fronte ai fatti gravi di San Siro, gli azzurri avrebbero dovuto entrare in campo con rabbia, fame e orgoglio. Invece, alla prima ingenuità di Koulibaly hanno perso tutta la bussola. E Sarri con loro.La mancanza di reazione di quella giornata, la delusione dei tifosi partenopei e di mezza penisola ha concluso la corsa scudetto del Napoli.Anche il Napoli del bel gioco, dei 4 o 5 a 0 s’è sciolto e ha consegnato uno scudetto immeritato alla Juventus, che lo va a festeggiare per la settima volta consecutiva.

Ora Sarri è davanti a una scelta nella sua carriera da allenatore: fare l’Hector Cuper del bel gioco o iniziare a vincere?

Sarà a Napoli o sarà da un’altra parte, l’allenatore toscano deve cominciare a parlare meno e fare i fatti. Delle sue panchine d’argento e d’oro, nei prossimi anni, non si ricorderà più nessuno.

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