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Juven7us: -Non è lo scudetto della vergogna: è quello della rabbia educata e maleducata

La Juven7us è per la settima volta Campione d’Italia. Un record che non è mai riuscito a nessun’altra squadra. Eppure l’hanno chiamato lo scudetto della vergogna, perché ?

Juven7us vergognarsi di cosa? 

L’associazione vergogna e Juve non si leggeva sulla stampa dai tempi di Calciopoli. In realtà, l’etichetta, proveniente da parte napoletana, è scollegata con Calciopoli, il maxi processo e la condanna che fu. La Juventus in quest’ultimo scudetto non ha “rubato nulla”, anche se qualche testata prestigiosa ha lanciato recentemente un allarme dejavu del celebre scandalo del 2006. Pare un allarmismo esagerato e spregiudicato. Almeno si spera.

Certo che l’allenatore Juventino, il vincente Max Allegri proprio furbo non è. Se si ripensa, infatti, al dialogo molto formale fra lui e Tagliavento (lasciamo stare l’assurda interpretazione verbale del quarto uomo in giro per il web in queste settimane in Inter-Juve 2-3) e all’abbraccio cordiale con lo stesso arbitro umbro, è ovvio che poi si è inclini a pensare alla politica del sospetto. Già la Juve si porta a spasso questa etichetta di “Rubentus”, in più se dalle mille telecamere di oggi ti fai trovare in atteggiamenti o dialoghi un po’ colloquiali, è naturale che quel fregio o sfregio non te lo toglierai mai.

In realtà, la Juve di oggi non deve vergognarsi di nulla. Vero è che la VAR non ha ancora reso omogenee alcune decisioni arbitrali. Pensiamo proprio al parallelismo fra interventi konfu di Baselli nel derby torinese e quelli simili nel derby d’italia di Pjanic con due giudizi completamente opposti. Ma, per ora, riserviamoci di pensare che sul campo, o meglio ai punti, la squadra bianconera abbia meritato lo scudetto. Alla fine hanno mollato, ceduto e abbandonato la corsa gli altri, mica Lei.

Fin qui tutto bene, con i soliti giri di campo, champagne nello spogliatoio e cori e applausi sparsi a Torino e in giro per l’Italia. Eppure qualcosa non ha migliorato l’immagine pubblica dei suoi tifosi.

Juven7us: evitare certe ironie no? 

Ha iniziato a circolare, negli ambienti napoletani e poi è stata rintracciata sul web, una “bella immaginetta” di tifosi napoletani impiccati. Pare arrivasse da Caserta o meglio in un non precisato casertano. Qui casca l’asino o gli asini.

Già, perché partiamo dall’ipotesi che la Juve non sia la squadra più amata d’Italia (non la più tifata, attenzione). Riservarsi il lusso, lo sfarzo di rappresentare quelle che oggi ricordano pratiche diffuse in taluni regimi o ex regimi terroristici non è il massimo. Specie se quel gesto si verifica nella stessa regione dei conterranei tifosi del Napoli.

Come non condannare un modo di festeggiare di questo tipo? O forse meglio come motivarlo?

Juven7us: la rabbia che si trasforma in amoralità

La parola che tenta o può giustificare un dileggio simile è certamente: rabbia. La rabbia di chi si sente vittima; di chi si sente sempre etichettato per qualcosa che appartiene a un passato lontano: la rabbia di chi si sfoga e non pensa all’etica.

Certo qualcuno dirà non è che gli altri sono dei santi. In quest’annata, che, diciamolo pure, è stata piuttosto tranquilla dal punto di vista degli scontri, morti, feriti e disastri, si sono registrati pochi episodi violenti. Cronache locali accennano a scontri dannosi fra napoletani e veronesi in alcune trasferte partenopee. Diciamo che, con tutto il rispetto di Astori, forse una volta tanto il mondo ultràs s’è dato una regolata.

Altrettanto vero è che schernire con gesti di tale nefandezza i tifosi avversari non è stato un colpo di genio. Non si sa chi ha dato vita a una trovata del genere. Ci auguriamo che episodi di tale ironia pubblica spariscano quanto prima.

Nessuno è santo intendiamoci. Ma covare la rabbia di un’etichetta e poi farla esplodere in questi “gestacci” vergognosi. Questo sì che è atto di cui la Juven7us, quale società e come curva dovrebbe vergognarsi.

Juven7us: è un settimo sigillo di rabbia 

Se lo striscione di costoro è “avevamo un sogno in fondo al cuore”, rimarcando ancor di più la stizza dei tifosi napoletani delusi, un’altra rabbia, quella juventina, ha portato alla vittoria. C’è dunque rabbia e rabbia. Quella nefasta che porta danno pubblico e quella positiva, che porta vittoria. La Juventus ha vinto con la giusta rabbia agonistica questo scudetto. Ha saputo portare sul campo quell’aggressività e caparbietà, che di contro è mancata al romantico Napoli.

E’ questa rabbia, che accende le giocate dei singoli giocatori della Juve a consentirle, fra un episodio dubbio e uno certo, di continuare a vincere. Questo, scongiurando ogni altra ipotesi, le va riconosciuto.

Caratteristiche, che invece, il caro buon Napoli, tanto ammirevole quanto debole, non ha saputo proporre nel momento giusto. Se a Firenze la squadra di Sarri fosse scesa in campo con rabbia e convinzione, se a Napoli contro il Torino non avesse mollato gli ultimi dieci minuti, beh a quest’ora, Orsato sì od Orsato no, avevamo ancora un campionato aperto ed esaltante.

Sarebbe bello che questa grande Juven7us prendesse le distanze da episodi di dubbio gusto giocoso, come quelli di Caserta. Sarebbe anche questo un modo per arrabbiarsi e migliorare la propria immagine fra i tifosi italiani.

Sarebbe anche un modo per onorare la vittoria, senza bisogno che un giocatore della tempra di Chiellini esclami “Ci hanno mancato di rispetto“, quando lui il rispetto a Madrid l’ha proprio dimenticato. “You pay, you pay” non era certo un suggerimento per una nuova applicazione da smartphone.

Va bene così, la Regina si prenda i suoi meriti e argomenti la vittoria con “Ringrazio i nostri avversari: dall’inizio della stagione hanno sempre parlato di Var, poi l’arbitro, il bel gioco, le finali, i fuochi d’artificio e non hanno mai smesso di darci nuova linfa“. Lasci stare, con gentil garbo da Vecchia Signora le dichiarazioni fuori luogo, gli arbitri insensibili ed esclamazioni rabbiose.

I  manichini appesi: lo stesso facciano i suoi più accaniti fans, dissociandosi da un costume così violento. Lasciate stare le idee dei laziali.

In questi casi cari miei c’è sempre il gesto dell’ombrello, che un signore moderato ed equilibrato come Moratti ha ufficializzato come segno distintivo di presa in giro non oltraggiosa.

Alla Juven7us e agli juventini consiglio quello.

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