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Con un’impresa d’altri tempi, Froome è il padrone del Giro

Froome a Bardonecchia

GIRO D’ITALIA – Chris Froome attacca sul Colle delle Finestre a ben 80 km dal traguardo, vince la tappa e conquista la sua prima maglia rosa

Sul conto di Chris Froome si è detto di tutto e di più in queste settimane, del resto le vicende spinose che ancora lo coinvolgono non sono ancora state chiarite ed è normale che se ne discuta. Ma oltre ai fatti spagnoli della scorsa stagione, anche l’aspetto tecnico contingente ha avuto ampio spazio nel dibattito ed i commenti più gettonati sono stati: “Froome è al Giro solo per preparare il Tour” e “Ormai non è più quello di un tempo”. Le prime due settimane del Giro 101 sembravano confermare: Chris Froome cade lungo le strade di Gerusalemme prima ancora che la corsa rosa abbia inizio, cade nuovamente qualche giorno dopo e, pare, che qualcuno del suo entourage addirittura ne paventi il ritiro quando le cose proprio non vanno ed il britannico è in ritardo in classifica generale e senza più troppe speranze di vittoria. Ma ecco la fatidica terza settimana, quella che nei grandi giri è in grado di distinguere i buoni corridori dai campioni: Simon Yates è un buon corridore e forse diventerà un campione, controlla allo Zoncolan, si difende in qualche modo a Prato Nevoso, ma crolla a Bardonecchia e dice addio al sogno rosa. Froome invece un campione lo è già: sullo Zoncolan, la salita più dura di tutto il Giro 2018, attacca e vince la tappa, assesta un colpetto anche giovedì e poi si scatena nel tappone alpino che porta a Bardonecchia.

Una tappa spettacolare, quella da Venaria Reale allo Jafferau, come non se ne vedevano da anni, forse da decenni. Qualcuno addirittura dice “dai tempi di Pantani”… Ebbene, dopo una prima parte di tappa corsa a ritmi folli, chi per provare la fuga, chi per impedirla, si arriva ai piedi del Colle delle Finestre, la Cima Coppi di questa edizione, una salita lunga e ripida, metà della quale sullo sterrato. La Sky dei giorni belli va in testa ed inizia a sbriciolare il gruppo con il ritmo forsennato imposto da Salvatore Puccio, che piega la resistenza di molti, tra i quali la maglia rosa Simon Yates che crolla letteralmente (al traguardo saranno quasi 39 i minuti di ritardo dell’ex leader); il colpo di grazia lo da Kenny Elissonde quando inizia il tratto non asfaltato: il giovane francese vola e solo il capitano riesce a tenergli la ruota. Quando il gragario esaurisce la sua azione, a ben 80 chilometri dal traguardo, inizia la leggenda: Froome attacca convinto, deciso, cattivo, con una frequenza di pedalata impressionante (una delle sue celebri “frullate”) e fa il vuoto. Dietro c’è chi si difende, come Tom Dumoulin, Thiebaut Pinot, Richard Carapaz e Miguel Angel Lopez e chi invece arranca ed è costretto ad arrendersi, come il pur bravo Domenico Pozzovivo, che alla fine accuserà oltre 8′ di ritardo e scenderà dal podio. Froome vola al Sestriere e domina anche lo Jafferau: un’impresa solitaria incredibile che ribalta il Giro!

Ecco il risponso, Froome non è venuto in Italia solo per preparare il Tour. E’ venuto per vincerla, la corsa rosa e, a quanto pare, ci sta riuscendo. L’ultimo avversario che ancora può impedire al britannico di entrare nella ristretta cerchia di chi ha vinto le tre grandi corse a tappe (Giro, Tour e Vuelta) è il campione in carica Dumoulin, che però ora insegue a 40″ in classifica e non sembra in grado di rovesciare la corsa nella tappa di Cervinia, decisamente più adatta a Froome. Vedremo come andrà a finire, ma nel frattempo bisogna togliesi il cappello di fronte ad un’impresa destinata a rimanere nella storia del Giro d’Italia.

19^ Tappa: Venaria Reale – Bardonecchia (Jafferau) (km 184)

20^ Tappa: Susa – Cervinia (km 214)

Ultimo tappone alpino con quasi 4.000 metri di dislivello, interamente concentrati negli ultimi 90 chilometri (3 gpm di 1^ cat.). Lungo avvicinamento in pianura da Susa verso Torino e poi fino a Ivrea, laddove iniziano gli ultimi decisivi 90 chilometri. Si scalano il Col Tsecore (16 km con lunghi tratti oltre il 12%), il Col de St.Pantaléon (16.5 km al 7.2%) e la salita di Cervinia (19 km al 5%) in fondo alla quale è posto il traguardo. E’ probabile che nel lungo tratto di avvicinamento si possa avvantaggiare notevolmente una fuga, ma le tre lunghe salite consecutive renderanno poi durissima la vita agli attaccanti che potrebbero essere ripresi a vantaggio degli uomini di classifica, che in questa giornata si giocano il Giro.


Foto di Tim De Waele / TDWSports tratta dal sito www.cyclingnews.com

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