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A tutta tattica: la serie A e quella strana abitudine sui calci d’angolo

A tutta tattica

Negli ultimi anni molte squadre di serie A preferiscono batter gli angoli con gli schemi, come mai ? Ma è più efficace lo schema o la battuta diretta?

Vien quasi nostalgia a ripensare ai primi anni del Duemila, quando si creavano le mischie in area e allora erano ricercatissimi gli uomini dei calci d’angolo. Per intenderci il Milan cercava un Pirlo, l’Inter uno Stankovic e la Juve un Giovinco o un Camoranesi. La Roma aveva Totti, la Lazio usava Nedved o Mihajlovic. E ancora il Palermo Miccoli, l’Udinese Di Natale e via di seguito.

E diciamocelo pure: quanto ci piacevano quelle parabole o quelle traiettorie o quelle linee arcuate. Erano innanzitutto occasioni da goal e poi aumentavano il tasso di suspence e attesa dei tifosi. E poi vogliamo ricordare i brividi del colpo di testa, il veder svettare il nostro giocatore sull’avversario o veder calciar al volo da fuori area o addirittura poter ammirare preziosismi tecnici come quelle dei due Mancini (sponda Lazio e sponda Roma) in alcune partite?

Chi si dimentica di Taibi e di Toldo?

Inoltre si dava maggior importanza al ruolo del difensore, alla sua potenza fisica e alla sua elevazione. E quando addirittura capitavano i portieri all’ultimo secondo di gioco, che dire? Era l’estasy in persona! Chi non si ricorda di Taibi della Reggina o di Toldo nell’Inter?

La finale Manchester United – Bayern Monaco

E non a caso alcune partite terminavano nel finale. Ricordo addirittura e chi se la dimentica la mitica vittoria della finale di Coppa dei Campioni fra Bayern Monaco e Manchester United. In meno di due minuti i Red Devils hanno ribaltato il risultato con un tasso d’eccitazione adrenalico sportivo impensabile. Terry Sheringham e Ole Gunnar Solskjær la ribaltarono proprio da corner. Due spiazzate sotto porta e l’incredibile, anzi l’impensabile divenne il credibile e poi il sogno.

Certo, se a a battere dalla bandierina c’era il miglior battitore di punizioni al mondo, ovvero David Beckham, è meglio affidarsi ai suoi piedi magici. Ma se David, il re dei goal da centrocampo e uno delle migliori ali destre del suo tempo, non c’è, come si fa?

La prima opzione non attuabile: la rientranza

Spesso o come abitudine è il giocatore meno forzuto e alto a battere dalla bandierina. Ovviamente che abbia anche un piede discreto o educato, altrimenti la palla nemmeno arriva in zona area. Sicuramente se non hai uno come Maradona o Baggio o Platini è logico che non ti conviene nemmeno un po’ pensare a una cosiddetta “rientranza”. In quel caso ci vuole davvero potenza, inclinazione e una capacità di calcio fuori dal comune per segnare sul palo del portiere.

Nel nostro campionato non vediamo un goal di rientranza, almeno da cinque anni. Ma vado a memoria e la butto lì. D’altronde di talenti in stile Veron o Edmundo o Di Natale o Pepito Rossi non se ne vedono almeno da un quinquennio. L’ultimo probabilmente, anche qui si va a spanna di memoria, è uno tipo Tevez. L’argentino batteva gli angolo spesso con traiettoria stretta, a rientrare e molto difficile da catturare per il portiere.

Gli schemi moderni e la perdita di spettacolo

Eccoci qua al nodo cruciale del nostro discorso. Come se quelle situazioni, quelle emozioni e quelle occasioni siano ormai un dolce, ma vecchio ricordo, oggi poche squadre nazionali e di club battono i calci d’angolo con lo spiovente diretto.

Non si può dire da quando ci sia questa abitudine, ma da un certo momento in poi, molte squadre serie A e degli altri campionati hanno iniziato a cercare un’alternativa al calcio d’angolo diretto. Come mai?

Sicuramente se fra i tuoi giocatori non hai un Beckham, un Zidane, un Pirlo, un Totti ecc… è chiaro che cerchi di battere il calcio d’angolo in un altro modo. Ma esistono soltanto gli schemi a palla bassa o quelli che sostituiscono al corner un cross attardato?

Lo schema con scambio doppio

Arriviamo ora a uno dei primi schemi del calcio moderno. Un giocatore batte il corner, lo passa a quello che si propone o frontalmente o lateralmente. A quel punto l’altro giocatore che riceve la palla o crossa, magari con il piede opposto da quello del battitore oppure ripassa la palla al precedente che a quel punto butta la palla in area.

Ora, onestamente, questo scambio a cosa può giovare? A perder tempo o sbaglio?

La difesa avversaria ben posizionata difficilmente si fa trovare impreparata su un movimento simile. L’altro giocatore che crossa non compie nessuna azione differente da quella di un corner diretto, l’effetto a sorpresa è apri a zero e la fatica e la corsa dei compagni di squadra è sprecata.

Poche volte il giocatore riesce a imbucare o ingannare la difesa avversaria e a creare quella superiorità numerica che dalle fasce consenta di creare un’occasione da goal.

Lo schema senza palla al centro, ma defilata

Altro schema molto in uso oggi è quello con il corner che diventa un momento di passaggio o scorrimento del pallone, senza cross reale in mezzo. Ora cosa accade: chi batte il corner serve un compagno che fa da appoggio, il quale non crossa, ma preferisce passare la palla e cercare un modo per liberare un compagno al tiro da fuori area. Anche in questo caso è necessario avere dei buoni tiratori da fuori area, altrimenti è inutile attuare questo schema.

L’efficacia del sistema così imbastito è davvero bassa. Questo perché la difesa avversaria riesce a uscire bene e o mette in fuorigioco gli avversari o addirittura ruba palla in fase di pressing in uscita.

Lo schema con palla bassa sul primo palo

C’è poi lo schema su palla bassa sul primo palo. In questo caso o direttamente o indirettamente uno dei due giocatori alla bandierina cerca di servire una palla bassa e radente al proprio compagno. L’idea è quella di sorprendere la difesa avversaria sul primo palo o di creare il corridoio per il giocatore sul secondo palo. Solo che spesso il giocatore non va sul palo opposto al portiere o la difesa avversaria intercetta la traiettoria bassa. Quindi l’efficacia di questo schema è in pratica pari a zero.

Lo schema con spizzata su corner

Recentemente, questa tipo di schema è apparso ai Mondiali, va molto di moda lo schema con torre o spizzata su corner. Cioè un giocatore alto, muscoloso e capace in elevazione di superare anche il metro e novanta fa da torre, ponendosi in mezzo all’area o defilandosi sui lati della porta, a favore di un altro compagno, che sul secondo palo cerca il goal. Questo schema attuato per esempio dalla Juve in Juve-Napoli, goal di Bonucci, rende la giusta importanza al giocatore che si fionda sul secondo palo e può, se ben attuato, sorprendere gli avversari.

L’Inghilterra dell’ultimo Mondiale sfruttava moltissimo il movimento del centrocampista corpulento Maguire per creare occasioni sui calci d’angolo e mettere in serie difficoltà gli avversari. Tale movimento di inserimento consente sia lo sfruttamento centrale della posizione del giocatore e sia lo scarico per i giocatori che da fuori area o lateralmente possono inserirsi.

Serie A calci d’angolo: i rischi degli schemi su corner

Ora, dopo aver analizzato le variabili degli schemi su calcio d’angolo, sarebbe il momento di chiedersi se siano efficaci o meno. Ma sopratutto se davvero non siano rischiosi per quelle squadre che li applicano.

Come è stato notato nelle recenti partite di campionato, la scelta di non crossare direttamente in area porta il giocatore a portar palla, lo espone al rischio del pressing avversario e quindi al contropiede. Così è accaduto più volte in Empoli-Roma, quando i ragazzi di Di Francesco più volte hanno perso palla sulla trequarti avversaria, dopo un calcio d’angolo, e hanno dovuto mettere una toppa per non andare in inferiorità numerica.

In altre situazioni, di altre partite, lo schema non ha sortito nessun effetto. Spesso la squadra offendente ha perso palla oppure è stata costretta a ricominciare la manovra e ad annullare l’occasione offensiva. Aspetto paradossale dell’utilizzo degli schemi!

In tutto questo bisogna anche inserire lo spreco di energie dei difensori e mediani che salgono per colpire di testa e la mancanza di equilibrio fra i reparti a cui si espone la squadra che attacca.

Perché vengono attuati gli schemi?

Domanda non banale. Gli schemi spesso vengono provati in allenamento ed è normale in partita replicarli. Altrimenti le squadre cosa si allenano a fare durante la settimana?

Però utilizzare le variabili schematiche durante una partita lo si può fare una o al massimo due volte, ma non tutte le volte che c’è un corner. Questa mania di non battere più in modo diretto i calci d’angolo a volte innervosisce i tifosi! E hanno ragione!

Non solo manca lo spettacolo, l’emozione vibrante della palla in area di rigore, ma proprio viene meno l’efficacia.

Ora viene da pensare che o i portieri sono diventati tutti dei super fenomeni e riescono a prendere in presa alta tutti i corner o non c’è fiducia nei giocatori d’area di rigore.

Al giorno d’oggi a parte pochi professionisti non ci sembra che ci siano portieri dalla presa d’acciaio.  Piuttosto, se il calciatore calcia lentamente e con palla al centro dell’area, è semplice per un portiere prendere la palla. Ben diverso sarebbe se la sfera è indirizzata verso il secondo palo oppure è arcuata la parabola.

Non sarebbe meglio tornare alla vecchia battuta diretta?

A questo punto per il piacere dei tifosi, per le possibilità offerte da mischie o colpi di testa portentosi, vien da chiedersi se non sia il caso di far ritorno al caro vecchio calcio d’angolo del calcio operaio e del calcio di provincia operaio.

Certo se non si gioca con il centravanti di sfondamento, si potrebbe optare per un calcio d’angolo con lo schema. Ma, perché non sfruttare le qualità offensive dei difensori in tal caso? Di giocatori che segnano di testa ce ne sono a bizzeffe: Chiellini, Bonucci, Acerbi, Romagnoli, Milenkovic, De Vrij, Fazio, Manolas, ecc…

Noi, che non siamo ct o selezionatori, optiamo per questa scelta.

Almeno in questa  situazione si rischia poco. Si può segnare con continuità. Non si spreca fiato a caso. E qualche volta serve pure a vincere una Champions.

Scusate se è poco!

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