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Serie A

Icardi e Brozovic stendono la Lazio: tre punti, secondo posto e sorpresa Joao Mario

Inter Torino 2-2

L’Inter schianta la Lazio e Spalletti sorprende tutti con Joao Mario dal primo minuto

Lazio-Inter riporta alla memoria degli interisti i dolci ricordi di una domenica di maggio, quando al termine di una partita epica i nerazzurri hanno conquistato il quarto posto valevole per la qualificazione alla Champions League 2018/2019.

Una vittoria fondamentale, che ci ha permesso di fare un certo tipo di mercato, trattenere i nostri campioni e infondere un entusiasmo debordante alla tifoseria e all’ambiente tutto.

Il ritorno sul luogo del misfatto

Ad attenderci i laziali con il coltello tra i denti per consumare una vendetta molto fredda – pure troppo, visto che al massimo ieri sera ci giocavamo 3 punti e non la Champions – e togliersi la soddisfazione di batterci e darci un dispiacere.

La Lazio è scesa in campo nella sua formazione tipo, mentre Spalletti ha schierato un undici titolare che ha lasciato ad un primo sguardo piuttosto perplessi i suoi sostenitori: passi Miranda per De Vrij, che aveva riposato anche in coppa contro il Barcellona, ma soprattutto leggere di un Joao Mario dal primo minuto aveva provocato l’alzata di un sopracciglio a più di un tifoso.

Il portoghese non giocava una partita da titolare nell’Inter dal 5 gennaio 2018, giorno dal pareggio al Franchi contro la Fiorentina. Nel mezzo un’esperienza in prestito al West Ham, il ritorno a Milano condito da qualche dichiarazione incauta in estate e i tanti fischi piovuti sulla sua testa nelle sporadiche apparizioni da calcio estivo.

Ci eravamo quasi dimenticati di lui, se non fosse che ogni tanto Spalletti lo nominava nelle sue dichiarazioni alla stampa. Joao Mario, diceva, si sta allenando bene, dimostra serietà, spinge tanto e se continua così presto verrà anche il suo momento.

Momento che è scattato all’Olimpico, complice anche l’assenza per infortunio di Naiggolan e la stanchezza di Borja Valero.

A fine gara il portoghese ha dichiarato di essere rimasto sorpreso anche lui dalla scelta dell’allenatore, ma di essere felice che il suo lavoro sia stato ripagato da una buona gara e dagli applausi che i tifosi gli hanno regalato al momento della sostituzione con Borja Valero.

Perché per parlare della partita di ieri ci sarebbero tante parole da spendere, per analizzare una vittoria tanto netta e di sostanza

Ad esempio su come siamo riusciti a dominare la Lazio in ogni parte del campo per gran parte della partita, o su come abbiamo finalmente concretizzato quasi la totalità delle occasioni costruite. O su un possesso palla che nel corso del primo tempo ha sfiorato il 70%, a dimostrazione di una precisa volontà e capacità di mostrarsi e essere superiori all’avversario.

Oppure di quanto sia forte Mauro Icardi, anche ieri autore di una doppietta, e di un secondo gol bellissimo, a concretizzare il perfetto assist di Borja Valero, mandando al bar con una finta Luis Felipe e battendo il povero Strakosha.

Della partita di sostanza di Vecino, la cui prestazione sontuosa è stata impreziosita dall’assist per il primo gol di Icardi.

Di un Brozovic sempre più pernio di questa Inter, o di uno Skriniar contro cui rimbalzano un po’ tutti.

Del fatto che abbiamo la migliore difesa del campionato. O che la sconfitta contro il Barcellona non ci ha piegato, ma ci ha dato solo lo stimolo a migliorare per continuare quel cammino che ci porterà a giocarcela a alla pari con le grandi d’Europa come era ai bei tempi. Del secondo posto in coabitazione con il Napoli.

Sarebbero tutti spunti su cui ragionare per parlare e spiegare la bellezza della partita di ieri dell’Inter.

Secondo me quello che resta l’aspetto più emblematico è il tipo di partita che ha giocato Joao Mario

Il portoghese è rimasto in campo circa un’ora, un’ora nella quale ha corso, si è battuto, ha provato l’inserimento in area avversaria. Ha recuperato alcuni palloni importanti, come quello al 9’ quando ha fermato l’azione della Lazio e innescato quella di Perisic, terminata con il cross che Icardi non è riuscito a deviare in rete per un soffio.

Joao Mario, fuori dalla squadra dallo scorso gennaio, ha dimostrato di fare ancora parte dell’Inter, di poter essere una risorsa per Spalletti, un giocatore coinvolto e utilizzabile alla causa.

E questo porta secondo me a un’altra considerazione al di là di ogni aspetto tecnico

l’Inter è diventata una squadra vera, nella quale i giocatori sono tanti, alcuni di livello superiore agli altri, ma dove tutti si sentono importanti e sanno di poter fare la differenza in qualunque momento. E sono pronti a farla.

Joao Mario è solo l’ultimo esempio, forse il più eclatante.

Lo avevamo già visto con Borja Valero che nelle prime partite aveva avuto un minutaggio bassissimo, eppure ogni volta che entrava per quei 5, 10 minuti il suo apporto era evidente e fondamentale a dare ordine, respiro e, in caso di necessità, slancio per la vittoria, come contro il Totthenam.

Parlando di Borja Valero, un giocatore di esperienza, di acume tattico e di comprovata serietà, la sua applicazione e presenza nel mondo Inter potevano anche essere un semplice caso, ma a lui si è aggiunto anche Lautaro Martinez. El Toro è arrivato a Milano da predestinato, eppure fin qui ha giocato molto meno di quello che ci si poteva aspettare, tanto da fare nascere anche delle dispute tra tifosi sul suo ridotto utilizzo e sul suo ruolo, ma quando è stato chiamato in causa ha risposto presente, timbrando il cartellino al suo esordio da titolare a San Siro.

Per non parlare di Candreva, altro dipinto già con la valigia in mano quest’estate, che invece è voluto rimanere rifiutando il Monaco, e nonostante un utilizzo ondivago non ha mai fatto mancare il suo impegno, soprattutto quando è entrato dalla panchina, come nel derby una settimana fa.

E adesso a questa schiera di giocatori che potevano essere insoddisfatti, e di conseguenza diventare dei problemi, si è aggiunto anche Joao Mario, di nuovo abile e arruolato alla causa.

Merito della serietà dei giocatori? Certo, ma soprattutto di Spalletti che sta riuscendo a creare un gruppo di uomini che ogni giorno mettono il bene della squadra davanti al proprio tornaconto personale. E questo non può che farci guardare al futuro e alle sfide che ci riserva con un sorriso.

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