Esattamente come 10 anni fa: Hockey Milano grazie

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Hockey Milano - Fassa Falcons
Foto di Stefano Fornaro

Se pensate di leggere in questo pezzo un articolo sportivo di giornale, vi sbagliate di grosso! Dopo 10 anni sono tornato a rivedere una partita di hockey: mamma, che emozione!

Perché l’Hockey?

Perché proprio una partita di hockey? Bella domanda. Direi qualcosa a metà fra curiosità e memoria. La cosa più attraente di una partita di hockey è la rapidità, la brevità e la lunaticità di questo sport. Sì, ho usato la parola lunatico. Il campo più corto di molti altri sport e la mutevolezza dello scenario fanno sembrare questo sport come una persona lunatica e instabile. In quel terreno ghiacciato nulla è mai scontato, nemmeno un 3-0. Magia delle magie se poi diventa un 4-3.

E poi l’hockey è spinte, scatti, parate, dischi che volano in aria e contro le balaustre. Cambi di panchina super rapidi (altro che la perdita di tempo degli altri sport) e animazione allo stato puro.

Certo ritrovarsi dopo 10 anni a rivedere una partita di hockey fa un certo effetto.

Hockey Milano – HC Fassa Falcons

Sapevo che non andavo a vedere la prima della classe. Ma, di questi tempi a Milano, a parte l’Olimpia di basket, non ci sono molte regine dello sport. Diciamo che la città si sta dedicando più a modernizzarsi e a organizzare eventi multidisciplinari, attraenti e incandescenti di cultura. Capita. Ci sono annate che a volte vanno così.

Ma, per fortuna oggi c’è il mega web e non perdo terreno nell’aggiornarmi. La partita sarà fra i ragazzi di Milano e quelli della valle. Ci giochiamo una buona  fetta di salvezza e prestigio. Milano è a 5 punti, la Fassa a 2. Insomma se vince, ci raggiunge.

Hockey Milano
Foto di Stefano Fornaro

Ricordi dei Vipers

Non sarà quindi come dieci anni fa, quando in curva mi godetti una splendida partita dell’allora campioni d’italia i Vipers. Che ricordi: botte contro la balaustra, spaventi, incoraggiamenti, azioni, goal e tutti a casa. Ero così preso dall’atmosfera che non ricordo nemmeno quanto finì e contro chi giocammo. Ad ogni modo era stato bellissimo. Imperdibile. Godevole.

Così mi viene spontaneo chiedere subito al mio amico e ai suoi del pubblico cosa sia accaduto. Mi spiegano che la squadra è andata in B, poi è tornata in A e poi ha deciso di fare questa superlega europea di notevole difficoltà. Così scopro che l’Hockey Milano Rossoblu è penultima nella AHL, cioè Alps Hockey League. In poche parole, si tratta di una specie di lega che comprende le squadre più forti di tutta la regione alpina. Vi giocano squadre austriache, italiane e slovene. Insomma una competizione europea massima.

Da una parte mi dico povera Milano 🙁 ; dall’altra ammiro l’atto di coraggio di iscriversi a una lega di valore pregnante.

Hockey Milano – Fassa Falcons 4-3: alcune regole

Non sono in grado di sviluppare una cronaca completa della partita. Da alcuni amici presenti mi faccio spiegare alcune regole. Il fuorigioco è simile al concetto calcistico, solo che l’oggetto non è il pallone, ma l’uomo con il disco sulla stecca: quando è sulla linea blu (il terzo offensivo) deve trovarsi sempre dopo il possessore del disco. La carica irregolare non me l’hanno spiegata, perché ci sono arrivato da solo. Mamma, ho visto certi voli, che nemmeno nei tornei marziali vedi.

Resta poi una regola simile a quella del calcio a 5. Se un giocatore viene cacciato fuori dalla pista temporaneamente, la squadra che ha subito il fallo, gioca in superiorità numerica per alcuni minuti. Si chiama Powerplay! Mi viene in mente che quando giocavo nel calcio a 5, provavamo sempre ad allenarci in inferiorità numerica. La cosa è praticamente identica. Nel calcetto si gioca in 4 contro 5 dopo il quinto fallo realizzato da un giocatore. Qui è la stessa cosa. Infatti gli assedi sono un atto bellico di immensa qualità sportiva. Rendono ancor più adrenalinico quel che la penna non riesce a trasmettere.

Il match di hockey si divide in tre tempi più un eventuale supplementare.

Hockey Milano – Fassa Falcons 0-3

All’inizio non capisco veramente nulla. Anzi, per poca abitudine, ho difficoltà a seguire persino il dischetto e così mi perdo il primo vantaggio avversario. Stiamo perdendo 1-0 nel primo terzo.

La squadra in effetti sembra davvero penosa in campo. La difesa si fa prendere sempre di sorpresa, gli attaccanti effettuano pochi tiri. Tutti i casi di superiorità numerica non vengono mai sfruttati. Non c’è cattiveria e gli avversari arrivano prima. Poi con la figata di poter giocare anche dietro la porta, la paura non sta più nella pelle. Chiudiamo il primo dei tre tempi con uno svantaggio minimo, ma avremmo meritato una punizione più severa.

Hockey Milano
Foto di Stefano Fornaro

Nel secondo Milano reagisce un po’, ma si trova davanti questo portiere canadese che le para tutte. O ferma il disco. La cosa equivale alla presa di un portiere di calcio. Gli avversari ripartono bene e quando trovano gli spazi o frontali o in diagonale, fanno male, anzi malissimo: 0-3. Di Milano si vede solo un ragazzo che ha voglia di provare a riaprire la partita: è Asinelli, che sigla l’1-3.

Alla fine del secondo tempo mi concedo la pausa sportiva classica: panino più birra. Chiedo al mio amico, se sul 1-3, la partita è spenta. Lui mi dice: “Nell’hockey nulla è mai scontato e tutto può accadere”. Nel frattempo sulle gradinate e nei corridoi le critiche all’allenatore non mancano. Sono le stesse del calcio: mette sempre gli stessi; non sa allenare; sbaglia questo e sbaglia quest’altro ecc….

Fassa Falcons
Foto di Stefano Fornaro

Hockey Milano – Fassa Falcons 3-3

Non gli credo e penso che me lo avrà detto per farmi restare lì ancora 20 minuti. E invece qualcosa accade. È quel qualcosa che rende l’hockey magico e lunatico. La luna gira dalla nostra parte e vedo materializzarsi il 2-3 di Selan. Un mischione enorme e il disco entra in rete. Il portiere di hockey (il Teo Seller di Holly e Benij) è battuto. Però ne manca ancora una.

Entro in atmosfera, inizio a canticchiare cori da stadio San Siro, simili nella melodia e non nel soggetto. Tutto il pubblico spinge per un pareggio davvero insperato.

La squadra avversaria non ha più né birra né pattini e ci corre dietro. Arrivano una marea di powerplay. Milano ne sfrutta pochissimi, perché nessuno tira mai. Ma alla fine proprio in uno di questi momenti di inferiorità numerica, arriva il tanto insperato 3-3. È Brace a segnare. Lo vado a cercare con gli occhi. Cerco il numero, lo metto a fuoco.

Hockey Milano – Fassa Falcons 4-3

Mancano cinque minuti, anzi forse meno. Inizio a guardare il mio cell-orologio: le 20,45. Se arrivano al supplementare, dovrò andarmene, perché mi tocca lavorare. Allora lo sguardo scorre fra il mio orologio e quello del tabellone. Un continuo su e giù con gli occhi. Certo, ora è tutto diverso. C’è uno spirito che anima questo palazzetto. Il pubblico spinge i propri giocatori. Quelli più esperti chiamano a gran voce i migliori. Milano continua ad attaccare. Rischia moltissimo, con un paio di parate del nostro portiere che evita o ribatte due diagonali velenose. I falli si accavallano e anche gli scontri si acuiscono.

Poi da poco più in là della metà campo avversaria, parte un siluro lanciato con la stecca. Il portiere avversario non la vede partire o è stanco, perché ha veramente parato quasi tutto. Mancherà di riflesso o è stato sorpreso. Il disco si infila alla sua sinistra. È 4-3 per Milano, per noi. Incredibile. Una cosa che nel calcio vedi solo in certe finali di Champions o derby di Torino. Invece, qua accade. Da un 1-3 a un 4-3. Tripudio, urla, cori. Racchette alzate!

Manca un minuto. In sessanta secondi può succedere di tutto. Milano si arranca in difesa, spinge contro la balaustra gli avversari. I giocatori intercettano quasi tutti i passaggi e come per magia vanno via le distrazioni degli altri due tempi. Alle 20,50 in punto. Si chiude il terzo tempo. Milano ha vinto, sale a 8 punti e per una sera, una soltanto si sente gloriosa come ai tempi dei Vipers di Milano.

Hockey Milano
Foto di Stefano Fornaro

Così l’hockey mi lascia una sensazione di felicità e soddisfazione. Come era accaduto dieci anni prima quando alle 22,30 ero uscito dallo stesso Palazzo del ghiaccio o Agorà di Milano. Speriamo di non tornarci fra 10 anni la prossima volta.