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MotoGP, la Yamaha pensa al ritiro dalla classe regina dopo Rossi?

Da ormai tre stagioni la Yamaha è plafonata in una crisi tecnica a cui non sembra trovare rimedio. I vertici della Factory sembrano disinteressati. Il programma MotoGP è forse al capolinea?

A cura di Carlo Fedele

C’era una volta la Yamaha”. No troppo scontato. “La Yamaha non vince più”, anche questo … banale. “La Yamaha è malata, ma il Dottore non ha una cura”, si … d’effetto, ma non è realistica.

Diciamo che provare a dare un titolo ad una situazione come quella della Yamaha si rischia di scadere nel banale e di non riuscire a dare sinteticamente l’immagine della profonda crisi della casa di Iwata che si protrae ormai da più di tre anni. Perché qualunque titolo venga in mente è apparentemente solo una parte del problema. Ecco mettiamola cosi “La Yamaha ha tantissimi grossi problemi”. Non è un titolo bellissimo, lo riconosco, ma è quello che al momento userei se volessi sintetizzare la situazione. Ma proviamo ad andare per ordine.

Valentino e lo stile di guida

18 aprile 2004. A Welkom esordisce Rossi, transfuga dalla Honda, e vince su Yamaha il primo GP della stagione, battendo Biaggi su Honda, prodromo del ritorno alla vittoria del mondiale dopo l’ultima vittoria di Wayne Rainey nel 1992. La nemesi, fu detto. Bene, da allora sono passati 15 anni. Se escludiamo un paio d’anni di sofferenza in Ducati, Rossi, che prese la M1 che era la moto più complicata del mondo e la riportò ad una dimensione gestibile, dandole quella morbidezza che gli consentì di vincere tante gare e tanti titoli, c’è ancora.

Le generazioni di piloti si sono succedute e lui è ancora lì. E si sono succeduti anche i team di Rossi, che è passato da Jeremy Burgess a Silvano Galbusera. L’uomo è rimasto, con il suo fascino, con la sua grande maestria e con la sua capacità di divertirsi andando in moto anche quando si tratta di vincere un mondiale dietro cui girano un bel po’ di soldi. Ma dobbiamo essere onesti e cercare di mettere da parte non soltanto il tifo, ma anche l’amore che tutti noi proviamo per Valentino e onestamente ammettere che abbiamo visto Vale fare errori in gara che mai avrebbe fatto (mi viene in mente il Sachsenring nel 2016 per tutti).

Valentino ha uno stile di guida così eclettico da saper vincere sempre in qualunque categoria si sia cimentato, 500 incluse e chi non ha mai visto una 500 che vada a vedersi qualche filmato per capire che razza di cavalli impazziti fossero.

Bene, quello stile di guida sembra non essere più in grado di competere con l’innovativo “funambolismo” di un Marquez. Guardare lo spagnolo e Rossi uscire dalla stessa curva e realizzare che il primo fa un’incredibile manovra in cui non solo riduce la strada percorsa, ma anche con una velocità più alta rispetto a Valentino fa una certa impressione. Certo, in questa immagine complessiva si mescolano le qualità dei piloti, il telaio della moto più o meno adeguato alle gomme, il motore e le sospensioni.

Cosa impedisca a Rossi di uscire come una fionda dalle curve, prendendo “corde” sempre più larghe dello spagnolo non può essere soltanto il suo stile di guida da sempre molto fluido, ma sicuramente ha una forte incidenza anche il set-up della moto e forse, prima ancora, il fatto che la Yamaha ormai per il terzo anno consecutivo ha tirato fuori una moto che a tutti gli effetti sembra peggiore di quella dell’anno precedente.

Motore poco potente

Ma noi non siamo nei box e possiamo soltanto analizzare quello che succede in pista con riprese in Hyper Slow Motion e la prima cosa che vediamo è che la Yamaha guidata da Rossi va piano. Terribilmente piano rispetto a Honda, Ducati e da quest’anno anche Suzuki. E quindi quello è un problema di motore? Si, ma non solo, perché la velocità di un rettilineo dipende tremendamente dalla velocità d’uscita dalla curva e se dalla curva non esci a fionda, sul rettilineo non sarai un fulmine.

Che il motore della Yamaha manchi di potenza rispetto alle case concorrenti è abbastanza evidente. Su un rettilineo, dove viene misurata la velocità di punta, appare anche ad occhio nudo che la M1 non ne ha. Persino la Suzuki, che sta facendo un’incredibile lavoro di sviluppo su motore e telaio, sembra avere una capacità di erogazione migliore. Ma se la velocità di punta non è mai stata una delle caratteristiche di punta della Yamaha, è impressionante come la M1 non sappia “percorrere” la curva. Mi sembra effettivamente questo il vero problema che condiziona tutto quanto.

Il retrotreno

Come dicevo prima, io non sto nei box Yamaha e guardo le gare in TV. Ma la TV oggi ti permette di osservare cose che nemmeno uno si immagina. Così ho potuto osservare come in ingresso all’Arrabbiata 2 la M1 di Rossi avesse un retrotreno che si abbassava immediatamente appena sottoposto al forte carico dell’accelerazione iniziando a pompare nel momento in cui il pneumatico, raggiunto lo schiacciamento massimo, comincia a ritornare senza controllo la spinta ricevuta, cosa che non mi sembra di aver visto nelle altre moto se non sull’Aprilia di Aleix Espargarò e comunque non con la stessa evidenza.

Che cosa se ne può dedurre? Che probabilmente per cercare di dare maggior equilibrio alla moto, in particolare cercare di sostenere l’avantreno quando si va a 130 km/h con un angolo di piega del 50% o più, hanno dovuto scegliere un retrotreno più morbido in assorbimento o magari una sospensione troppo progressiva con la conseguenza che la moto, in particolare proprio sulle Arrabbiate, risultava particolarmente complicata da gestire. Se poi si corre su un circuito con l’asfalto provato dalle gare delle auto, come il Mugello, questo effetto è ancora più evidente. Ed infatti Rossi è andato giù sull’Arrabbiata 2, dove da sempre ci sono avvallamenti di un certo rilievo sull’asfalto.

C’è anche chi afferma, da qualche anno ormai, che il problema sta nell’albero motore ed il suo valore d’inerzia che sembra essere alla base del problema di scarico di potenza sul posteriore perché un albero motore con una maggiore inerzia è in grado di fornire un’erogazione più facilmente gestibile, soprattutto quando si “pela” il gas. Il problema ovviamente lo si ha in curva, quando si è alla massima inclinazione, con il gas appena appena aperto. Quale di questi sarà il vero problema? La sensazione è, come già detto, che il problema sia un “pacchetto” di problemi. E non dimentichiamo che in tutto quanto è stato detto c’è sempre l’ombra dell’elettronica di cui non si sa che tipo di incidenza possa avere nella manifestazione delle problematiche.

Ma il week end di Rossi & C. è stato costellato di disastri in cui tutto il peggio del peggio deve essere stato fatto, sia da parte del pilota, che da parte dei tecnici, nel disperato tentativo di mettere in pista una moto che facesse la moto e non il mustang da rodeo, moto di cui pare evidente che più nessuno sta capendo niente se anche negli altri team Yamaha non è che ci siano prestazioni da strappamutande. Il tutto su una Yamaha che sembra essere ritornata quella che era prima del 2004, quando la sua messa a punto era affidata ai riti degli sciamani.

Come si è arrivati a questo

È evidente che non ho una risposta sul perché la Yamaha sia precipitata in questo incubo. Posso però fare delle ipotesi: la prima è che i piloti ed in primis Rossi non siano in grado di spiegare cosa non funziona in questa moto. Il che non significa necessariamente che non lo abbiano capito, ma che la comunicazione pilota/capotecnico non sta funzionando o magari la comunicazione capotecnico/team non funziona o forse la comunicazione team/Yamaha non funziona. Già nel 2017 Casey Stoner, in un’intervista sulla crisi della Yamaha, parlava di “deingegnerizzazione” della moto e anche lui accennava alla capacità di feedback dei piloti. Ma sappiamo che Casey non ama Rossi e appena può gli va addosso. Ma senza dubbio Stoner è uno che ne sa e quindi le sue opinioni vanno tenute in considerazione.

Tra le varie opinioni che si possono sentire in giro, comunque, il principale accusato è il motore e quindi il settore di ricerca ad Iwata. Difficile, anzi difficilissimo, poter trovare un reale riscontro a queste voci, resta però che Valentino spesso ha accennato al fatto che dalla Yamaha non arrivano “materiali” adeguati, ma io credo che se da parte di Rossi sia legittimo chiedere alla casa di intervenire per risolvere i problemi, è comunque una situazione così intricata che non può essere soltanto la Yamaha che non lavora bene. In un team tutti hanno una responsabilità sia nella vittoria che nella sconfitta.

Purtroppo oggi non c’è più un Valentino come nel 2004, che sa guidare così tanto sopra i problemi di una moto da portarla a vincere comunque, dando all’ambiente anche quella tranquillità derivante dalle vittorie che tanto manca adesso.

Lin Jarvis non sembra più nemmeno essere capace di tenere insieme l’intera squadra ed i contatti tra i team della pista e la casa madre ne soffrono parecchio. Valentino, che comunque in Yamaha ha ancora un discreto peso, ha da tempo chiesto una rivoluzione, mettendo spesso in discussione i vertici della casa madre fino ad arrivare a chiedere modifiche nella struttura umana della fabbrica. Insomma, si ha l’impressione che ci sia grande confusione e a questo punto a me sorge la domanda: cosa vuole fare Yamaha in MotoGP? Partecipare tanto per fare presenza non giova a nessuno, forse stanno valutando se restare solo come team clienti nel medio periodo?

Nel frattempo prepariamoci ad un nuovo week end di sofferenza per le blu di Iwata.

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