Valentino Rossi in lacrime: che succede?

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Valentino Rossi in lacrime

Valentino Rossi in lacrime: che succede? La crisi dei 40 anni e le difficoltà Yamaha nell’annata più difficile di Rossi

Rossi che cade per tre gare di fila è l’evento motoristico di questo 2019? Probabilmente si. Ma se la domanda è “Rossi è finito?”, allora forse si devono fare un po’ di considerazioni. Certamente non basta fermarsi alla crisi dell’alfiere Yamaha e allo zero nelle caselle di Mugello, Montmelò e Assen.

Mettiamo sul tavolo tutti gli elementi che abbiamo e poi vediamo di trovare una logica che li unisca e che possa darci una spiegazione di quello che sta accadendo.

Valentino Rossi motogp: qualifiche difficilissime

Rossi sembra non saper fare più le qualifiche. Pare che la sua crisi nasca da questo. Vero, ma in realtà in questi 24 anni, Rossi ci ha abituato a qualifiche pazzesche. All’ultimo secondo dell’ultimo giro di qualificazione riusciva a strappare il tempone che lo metteva in casella 1 alla partenza. Direi che adesso, però, si ha l’impressione che o non ci stiano più capendo niente nel box: pilota, capotecnico e squadra tutta. O ci dev’essere qualcosa che fa da intoppo nella messa a punto, perché in qualifica non si può arrivare sempre all’inizio della Q1 che non si sa bene come mettere la moto e non si è fatto nemmeno il tempo per partire dalla terza fila.

Rossi e il perfezionismo maniacale distruttivo

Paolo Beltramo ipotizza che Rossi conosca talmente bene la M1, da andare a cercare di mettere a punto dei particolari forse insignificanti. È un‘ipotesi che mi trova d’accordo. Chi di noi, nel suo mestiere, col passare degli anni e l’aumento della conoscenza non è diventato più pignolo sui particolari più piccoli ed è stato colto dal desiderio di essere perfetti? In molti, ne sono certo.

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Ecco, quindi, che anche il perfezionismo, ricercato forse per poter sopperire a qualche naturale carenza di “spregiudicatezza” nei confronti dei ventenni, diventa un elemento di disturbo. Fa perdere tanto tempo e non permette di “aggiustare” la moto quel tanto che basta e poi “dargli di gas”, come diceva il povero Sic. E se poi non riesci nemmeno ad entrare nella Q1 è crisi certa, anche se ti chiami Valentino Rossi.

Yamaha vince sulla sua pista, ma i problemi non sono risolti

Dopo il Mugello avevo ipotizzato che Yamaha stesse un po’ mollando in attesa che Rossi si ritirasse per potersi poi anche lei ritirarsi dalle gare, quanto meno con la squadra ufficiale. Questo perché sembrava evidente un certo disordine nella comunicazione all’interno della squadra e tra la squadra e la casa madre. Senza considerare che la M1 ha un discreto numero di problemi e che non mi sembra che da Iwata arrivino molte soluzioni. Dopo aver visto Viñales vincere ad Assen non ho cambiato opinione. Assen è il circuito Yamaha per eccellenza. Soprattutto per la Yamaha di quest’anno, che ha poco motore, problemi in frenata e di percorrenza su tutti i circuiti veloci, dove oltre alla capacità di guida conta molto anche il mezzo su cui sei seduto. Ad Assen Quartararo (ma che gran bel pilotino!) guidava un cavallo impazzito e solo con la pazzia dei 20 anni ha potuto dare spettacolo. Fra cinque o sei anni non avrebbe più il coraggio di gettarsi a respiro troncato nelle curve come ha fatto in quei giri in cui si è conteso la testa della gara con Marquez. La sua Yamaha, al netto di poca roba, è simile, molto simile a quella ufficiale di Viñales e Rossi. Le moto di questi ultimi però sembravano incredibilmente diverse. Viñales aveva una moto che sbacchettava, come sempre la Yamaha quest’anno (guardate come pompa l’ammortizzatore posteriore in uscita di curva e come quello di Marquez sembra di cemento), ma in maniera accettabile e sicuramente questo non gli ha impedito di fare tempi attorno al 1’33”8 di un decimino più alto del record di gara fatto da Marquez. A vedere Rossi, invece, sembrava che stesse guidando sulle uova. Altro elemento che deve essere portato in considerazione dell crisi di Rossi.

Questa era una mia percezione, dal momento che inquadrature molto ravvicinate non gli sono state riservate dalla regia televisiva. Ma Rossi che nel gruppo iniziale si tiene in disparte quasi timoroso pur avendo davanti a se 13 altri concorrenti non è qualcosa di usuale. Ne ho dedotto che doveva avere l’avantreno che evidentemente non gli dava nessuna confidenza, perché era incredibile come perdeva terreno in staccata. Ed infatti proprio per ritardare la staccata alla curva 8 ha fatto lo stesso errore di Lorenzo (lui sì alle prese con  una crisi che presagisce una fine ingloriosa di una bella carriera) a Barcellona, senza strike, ma centrando il povero Nakagami e successivo volo “sparato come una fucilata” nella via di fuga.

Valentino Rossi Assen: ma i tempi comunque ci sono

Se al Mugello Rossi, giusto il giro prima di cadere, aveva fatto un 1’47”9 di assoluto rispetto e si stava assestando su un 1’47 medio che era un passo gara che lo avrebbe portato in fondo a combattere per il podio, ad Assen ha marcato visita. Quattordicesimo in griglia; un passo gara anonimo; l’evidenza di un’incredibile incapacità di mettere a punto la moto. Tutte cose non da Rossi. Ma è evidente che i tempi Rossi li sa fare ancora. È evidente che Rossi sa ancora guidare una moto da corsa. Ma questa incostanza è un’altra evidenza della crisi che lo attanaglia.

Valentino Rossi oggi: come sta Vr46 uomo’

E allora? Voglio fare alcune considerazioni che esulano dal punto di vista puramente tecnico. Voglio parlare dell’uomo, non necessariamente l’uomo Rossi, ma dell’uomo atleta. Dello sportivo che deve affrontare, nel corso di una carriera, momenti esaltanti fatti di vittorie e celebrazioni e momenti cupi fatti di sconfitte e critiche pesanti. I momenti di crisi cupa. La storia dello sport è costellata di Campioni che hanno vinto tutto e che hanno avuto il coraggio di andarsene da “Primi”. Campioni che hanno vinto tantissimo, sono saliti su fino all’Olimpo e poi sono crollati in pochi giorni. Sconfitti da un interruttore che non si accendeva più nella loro testa.

E campioni che dopo aver vinto molto hanno lentamente intrapreso il piano inclinato che li ha portati inesorabilmente non più ad essere primi, ma nel migliore dei casi “primi inter pares”, quando non sono finiti immalinconiti nel dimenticatoio, trasformando la crisi in uno stillicidio infinito.

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E’ facile fare gli psicologi, ma …

Io non sono uno psicologo e se lo fossi apparterrei alla categoria degli “psicologi da bar” che proprio non amo, ma credo che non sia difficile prendere in considerazione, tra tutti gli elementi che abbiamo elencato fino a qui, l’età di Rossi e tutto ciò che ne consegue. Sua maestà Agostini di recente ha rilasciato un’intervista in cui mette in evidenza proprio questo aspetto e tutto sommato in modo nemmeno troppo velato consiglia Rossi di ritirarsi.

Valentino Rossi yamaha - agostini
Valentino Rossi yamaha – agostini

Lungi da me prendere posizione in un senso o nell’altro, perché non sono Agostini e perché non lo farei nemmeno con un amico, è però evidente che Ago quel momento lo ha passato e quindi lo conosce. Ma gli uomini non sono tutti uguali e quindi quella che per lui fu una decisione inevitabile, probabilmente non lo è ancora per Rossi, ma di sicuro questo aspetto non può essere tralasciato nell’analisi del momento nero in cui si muove l’uomo di Tavullia.

Forse non è ancora il momento del De Profundis

Cantare il De Profundis per uno come Rossi non è facile, anche perché coinvolge tanti di noi quasi personalmente. Guido Meda, che certamente non è uno spettatore molto imparziale quando si parla di Rossi, ammette che ci sono problemi, ma non la crisi. Evidenzia quanto anche io ho sopra esposto e cioè che ci sono indicazioni molto strane per quanto riguarda i tempi in gara ed i piazzamenti nelle due gare d’Argentina ed Austin in cui Rossi è arrivato secondo rischiando di vincerle. Un pilota in crisi, un pilota finito non sarebbe nemmeno arrivato secondo. E su questo concordo.

D’altra parte ricordo anche la sensazione che mi diede Valentino il giorno in cui festeggiava il suo 9 titolo mondiale: sembrava che vi fosse la consapevolezza che non ci sarebbe stato, molto probabilmente, il decimo. Ma lui era lì e, come sempre, avrebbe cercato di sfatare il mito che non si può vincere contro i ragazzini. Perché per me è questo il senso di un Rossi che a 40 anni ancora corre contro avversari che potrebbero davvero essere suoi figli. Anche se poi si corre sempre il rischio di essere un po’ patetici se non fai la tua gara ad altissimo livello e finisci in terra come un Lorenzo qualsiasi. Ma finché ci si diverte…. Ma si diverte davvero ancora? Beh, con questi risultati non credo. Non uno come Rossi.

Valentino Rossi: ma a 40 anni si è vecchi per lo sport?

La storia dello sport, da qualche anno, è costellata di quarantenni che continuano a gareggiare ad altissimi livelli. Pensate a Kim Collins che a 40 anni fa 9”93 sui 100m piani, giusto per citarne uno e nemmeno tra i più famosi. Il mondo del calcio è pieno di “giovanotti” che a 40 anni fanno fatica ad appendere le scarpette al chiodo. E anche nei motori le cose non cambiano: Biaggi a 41 anni si è concesso il lusso di vincere un mondiale SBK, così come Checa o Bayliss che di anni ne avevano 39.

La vita si è allungata e se uno ha fatto l’atleta ed ha condotto soprattutto una vita da atleta, non soltanto si sente fisicamente a posto per continuare l’attività agonistica, ma anche, cosa più importante, mentalmente.

Perché la testa può molto più di quanto non riesca a fare un fisico iperallenato ed è soprattutto molto complicato, per chi da più di trent’anni vive nei circuiti, decidere di dire “ok, adesso basta. Faccio dell’altro”. Ma cosa? Rossi fisicamente è integro. Mentalmente, con la maturità, sembra essere diventato ancora più forte. Che cosa manca allora? Che si sia inconsciamente infiltrata la paura, come disse una volta Capirossi?

Capisco che chi è arrivato fin qui a leggere si stia chiedendo dove voglio arrivare con questi discorsi. Semplice: la crisi di Rossi, perché su questo almeno credo che di dubbi non ce ne siano, non è dovuta ad un fattore tecnico e basta, ma bensì ad una serie di fattori e tutti danno il loro piccolo, benché significativo, contributo perché una macchina perfetta non sia più così perfetta.

Valentino Rossi il dottore pazzo!

Per chi ha vissuto Rossi fin dai tempi in cui quindicenne sbaragliava tutti con tenacia e festeggiava con uno sberleffo da Gianburrasca, smontando la seriosità di un mondo fatto di uomini “barbuti e sporchi” che si prendeva tanto sul serio, vede oggi il grande campione in ginocchio, è difficile accettare che un’era sia finita. L’era del “tutti in piedi sul divano” e del “Rossi c’è”.

Valentino Rossi in lacrime: non una fine immeritata

Ma le cose sembrano essere proprio così. Mi resta una piccola speranza e cioè che il grande spirito combattivo di questo ragazzino diventato uomo correndo a 300kmh in moto, abbia un guizzo che gli faccia ancora una volta abbracciare una bambola bionda mentre percorre il giro d’onore sotto spalti gialli esultanti. L’unica cosa che veramente non vorrei vedere è la fine indecorosa di un campione che non sa accettare il momento di chiudere e che come Don Quixote combatte ancora, ma solo contro i suoi mulini a vento, mentre i ragazzini sono là in fondo. Vale, questa sconfitta non te la meriteresti.

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