Conferenza Giampaolo: “Testa alta e giocare a calcio”, questo allenatore ci piace

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conferenza giampaolo Milan

Conferenza di Marco Giampaolo: poche parole, ma ricche di concetti. Un allenatore che sembra aver lo spirito giusto per il Milan

Testa alta e giocare a calcio“, la frase chiave di Giampaolo è proprio questa. Un allenatore, che non tanto vuole rispondere al motto di Conte, ma piuttosto che retwitta il suo credo: giocare a calcio. E queste tre parole ai milanisti piacciono e non poco. Quel “giocare a calcio” che in questi anni, a parte poche eccezioni, il Milan non ha mai fatto. Colpa dei giocatori o colpa dei mister o colpa del budget economico ridotto. Inutile porsi mille interrogativi: una colpa c’è. E allora ecco che risentire una filosofia sarriana, sacchiana, ancelottiana dalle parti di Milanello fa bene. Cambia aria. Apre il finestrino. Non già un portone, perché, ora conquistarsi l’affetto di Milano e di San Siro sarà dura. Ma per lo meno uno spiffero di un vetro di un auto è aperto. Giocare a calcio sì, ma con che modulo?

In conferenza stampa Giampaolo non ha indicato la via, ma solo una condizione: “si gioca a 4“. Il diktat berlusconiano fa ancora pressione nel Milan e la tradizione non si stravolge. Eccetto pochi, coloro che ci hanno provato, sono finiti male, molto male. Il resto non si sa. Da una parte perché è troppo fresca la cera del nuovo Milan. D’altra perché il mercato è in fermentazione.Praet?”, io dò le indicazioni tecniche, poi decide la società il nome. Come dire, io Marco Giampaolo, sono l’allenatore e non sono un manager. Ecco qua un altro punto che piace in casa Milan. Io ti porto l’uomo dal mercato, tu me lo fai giocatore e lo trasformi in campione. Poche altre indicazioni dalle sue parole, perché lui è uno che parla poco. Non fa battute e lavora serio. Uno che dice quel che c’è da dire, non una parola in più.

Un uomo da Milan: parlar poco e fare i fatti

E anche qui un’altra caratteristica che sa di positivo. Parlar poco, fare i fatti. Finalmente con Marco Giampaolo, il nuovo ruolo di Boban e quello di Maldini, nonché la supervisione di Gazidis, il Milan fa il Milan. Parlar poco, mirare a ciò che serve e fare i fatti. Dichiarazioni sibilline (Boban:”Bisogna pescare bene, ma il mercato è lungo. Siamo convinti che agiremo bene“) e poi viaggi, trattative e organizzazione. La vecchia superbia e vanità mediatica di Fassone e Mirabelli sembra già lontana anni luce. Questo è quello che siamo sempre stati: un club con ambizione e che fa le cose sotto traccia. Chi si dimentica il blitz Rui Costa? E quello per Nesta? e quello per Kakà? Conferenze mirabolanti, macché. Questo è il nostro stile e pian piano fra decurtazioni e litigi, lo stiamo ritrovando. Poi magari è solo una questione di illusione estiva. Intanto lo spirito, incarnato da un Boban che dichiara: “Dobbiamo sognare con i piedi per terra. Ma questa società ha ambizione più di quanto la gente pensi, altrimenti non sarei qui“, è quello che il milanista ama sentirsi dire.

Conferenza Giampaolo: partirò dalle caratteristiche dei giocatori

Uno che “testa alta e giocare a calcio” lo faceva, era per certo lui. Centrocampista, nascituro di Berna e adottato giuliese, lui lo sa che a calcio si gioca a testa alta. Un centrocampista se non alza la testa, non vede il compagno libero e non può servirlo. Oppure non può verticalizzare. O non può prendere in mano il gioco. Giampaolo sa che a calcio si gioca, alzando la testa e cercando il giocatore più libero. Ecco, come vuole la tradizione italiana (Lippi, Capello, Allegri, Ancelotti) chi giostrava a centrocampo ha una capacità di vedere il gioco più chiara di chi riceve il pallone o lo butta in avanti. Giampaolo può essere proprio uno che la squadra la sa dirigere dalla panchina, perché lui da calciatore sapeva organizzare il gioco. Era un centrocampista.

Partirò dalle caratteristiche dei giocatori“, così si sbilancia appena Marco Giampaolo sui prossimi 25 uomini che allenerà. Nulla di più e nulla di meno. Prima capire chi e cosa può fare cosa, poi eventualmente scartare o modificare. E per questo che non esiste già un caso Suso. Primo, perché lo spagnolo non ha tanto mercato come ci ha confermato qualche giorno da Quintavallla e secondo, perché, Giampaolo lo vedrà e cercherà di capire cosa fare. D’altronde l’ha detto: “Senza giocatori di qualità non fai un bel gioco“. E il nostro destro-sinistro-elastico la qualità ce l’ha.

Quindi il piano di Giampaolo è abbastanza chiaro: “Darò un’identità al Milan”

Non che il Milan non ce l’abbia o non l’abbia mai avuta. Forse l’allenatore ex Samp intendeva dire darò un’identità di gioco al Milan. Parole forti, apparentemente “presuntuose”, ma ambiziose. Dare un’identità di gioco a una squadra che non ce l’ha da almeno cinque anni. Mission non facile per uno che come calciatore è arrivato al massimo alla serie B. Ma lui, l’ha ammesso, “la mia vita è fatta di cadute e risalite“, sa bene che la girandola della vita (specie quella calcistica) è imprevedibile. Sa che la sfida che si appresta ad affrontare è complessa. E infatti che il vento sia cambiato e gli slogan pacchiani non ci sono più è tutto compresso in questa dichiarazione: “Promettere meno per mantenere di più: questa è la mia filosofia. C’è tanto da fare qui. Prometto lavoro, serietà, impegno e dedizione. Conto di entrare a Milanello alle 8 del mattino e uscire alle 20 della sera“. Questa è la versione del Milan meno berlusconiana, ma più umile e operaia.

E al di là di un edorsement d’onore, quale quello di Arrigo Sacchi, è evidente che all’allenatore italo svizzero servirà tempo. E che i tifosi dovranno darglielo. I primi risultati imbarazzanti d’estate, pace e amen. Le prime partite così così, va bene lo stesso. L’importante sarà vedere una squadra che pedala, gioca a calcio e fa le cose semplici.

Conferenza Giampaolo: “I tifosi devono raccogliere il frutto del nostro lavoro, ma dobbiamo essere noi a creare quel feeling che può farci andare oltre”

Proprio creare quel feeling che ti porta su, su, finché c’è e poi ti abbatte se scompare (vedi caso Gattuso) è la chiave di riuscita di un’avventura che lui stesso giudica non facile, ma di cui non ha paura.

Volevamo uno che “testa alta e giocare a calcio“. Eccolo qua l’abbiamo trovato. Ora basta non fermarsi alle apparenze: serie C, serie B, niente trofei ecc…

Quel motto ci piace e ci piace tanto. Il resto è un’altra storia tutta da scrivere. Speriamo che tu ne faccia parte: Benvenuto mister ! #Weareteam 

 

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