La ricetta del Conte interista: “Uomini veri e professionisti seri”

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Commento nerazzurro

Conte l’interista, strano ma vero. Da domenica è ufficialmente iniziata la sua era sulla panchina nerazzurra. “Prima il gruppo e poi le vittorie”

Conte-Inter: Primo atto

È il primo pomeriggio di una calda domenica di luglio. Giorno 7 Luglio.

Una data che in tanti stavamo aspettando e che difficilmente dimenticheremo. Inizia una nuova era, quella nerazzurra di Antonio Conte.

In conferenza stampa, nella nuova sede dell’Inter, accanto al tecnico salentino anche Beppe Marotta.

È tutto pronto. Loro sono lì, dietro ai microfoni pronti a rispondere alle domande di rito, con gli occhi di tutta l’Italia calcistica puntati addosso.

Il clima in sala stampa mi è parso un po’ “freddino”. Ma sarà stata solo la mia impressione.

Pronti e via. Si comincia. Conte e Marotta rispondono alle domande come da copione. Non una parola fuori posto. Non una frase detta in maniera sbagliata.

Una conferenza stampa, magari, studiata a tavolino, in perfetto stile politacally correct.

Le mie prime impressioni

Che impressione ho avuto di Conte in questo suo primissimo giorno ufficiale da interista?

Devo ammetterlo. Fa strano.

Fa strano vederlo lì, sentirlo parlare dell’Inter, dei nostri colori, della nostra storia e del nostro passato, ma fa, soprattutto, strano sentirlo parlare delle nostre vittorie.

Lui. Gobbo fino al midollo. Un pezzo di quella catena (o per meglio dire quel “sistema”) che per anni ci ha tolto la gioia della vittoria.

Lui che godeva come un pazzo all’ennesimo scudetto “strappato” via.

Sentire le sue parole e pensare a ciò che è stato e cosa abbiamo vissuto, sinceramente, mi fa tanto ma tanto senso.

Un attimo. Poi ho cominciato ad ascoltare attentamente le sue parole. Quelle sue primissime parole di “interista”.

Pochi attimi dopo è entrata in gioco la ragione. La razionalità

Il senso di “disgusto” ha lasciato spazio alla lucidità. Ammetto che sono stato tra quelli che erano lì ad aspettare “quel momento”, quello in cui dirà, finalmente, qualcosa di interista o di assolutamente antigobbo.

Misuri secondo dopo secondo ogni parola che esce dalla sua bocca, ma niente.

Tra un silenzio di troppo prima di alcune risposte e qualche frase fatta il nostro nuovo tecnico, nel suo politacally correct, dice cosa dobbiamo aspettarci da questa nuova stagione. La strada da seguire.

E in un attimo mi accorgo che bastava semplicemente spostare l’attenzione sul senso delle sue parole e non sul come venivano dette.

Ed ecco quello che tutti aspettavamo da anni.

Il primo giorno è sempre il più difficile

Il primo giorno di scuola è sempre il più difficile, dovremmo saperlo un po’ tutti. Ma fatico a capire cosa si aspettavano alcuni tifosi alla primissima conferenza stampa del nostro nuovo tecnico. Qualcuno è rimasto deluso dalle risposte date, altri dalle domande non fatte.

Era solo la prima conferenza stampa. La sua prima uscita ufficiale davanti ai giornalisti. Inutile star lì a cercare un po’ di “interismo” in lui.

Credo che ci sarà tempo e modo, credo che una volta calato nella parte inizierà a vedere le cose con occhi diversi, ma oggi non è ancora pronto. Non è ancora così, ed è per questo motivo che nel suo primo giorno in nerazzurro non ci si poteva aspettare niente di più di ciò che ha detto.

Ciò che conta è quello che sappiamo un po’ tutti. Lui in primis. E sapete cos’è?

Lui sa già che non potrà fallire. Scegliendo l’Inter si è caricato sulle spalle un bel peso. Una grande responsabilità. Conte non è mica l’ultimo degli stupidi e lo ha dimostrato anche ieri.

Il suo passato è quello. Nessuno può cancellarlo o dimenticarlo, ma da ieri è iniziata per lui una nuova “vita”. Di certo migliore di quella passata.

Il suo “ritorno al passato” sarà un cliché con il quale dovremmo convivere giorno dopo giorno, fino all’ultimo secondo del suo “mandato”.

Ci ricorderanno sempre da dove viene e cosa significhi per noi quel passato bianconero. Ma noi dovremmo guardare oltre. Fregarcene e tenere duro, così come abbiamo sempre fatto.

Bisognerà credere in lui e nel suo lavoro, e i numeri parlano chiaro. Sarà per noi la stagione della rinascita o della consacrazione, ma ciò che ci affligge è sempre lo stesso interrogativo.

Conte sarà mai uno di noi?

Chissà! Magari col tempo riuscirà ad entrare anche nel nostro fantastico “mondo”, toccando con mano cosa vuol dire essere interisti e vivere l’Inter.

Intanto ieri è stata la conferenza del “noi”. Un punto assolutamente importante da cui partire.

Lui” è la figura professionale più adatta per far sì che “noi” si torni a vincere (scusate la complessità della frase, ma è davvero così!).

Per vincere è necessario affidarsi alle figure più appropriate, a coloro che sanno come gestire un gruppo di veri uomini, che non si lascino sopraffare dalle personalità e dagli individualismi, da uno, insomma, che è stato capace di mettere fuori rosa un giocatore come Diego Costa nella sua recente esperienza a Londra.

Ciò che mi piace pensare è che non sarà facile per lui.

Non sarà facile per una serie di motivi: ha su di sé la pressione dei gobbi, ha su di sé la pressione di noi tifosi, ha su di sé la pressione di alcuni elementi del gruppo, quella di un contratto importante e di una proprietà che ambisce al top. What else?

Sarò pure pazzo, ma sommando tutti questi tutti elementi a mio avviso si può ben sperare per il futuro.

L’uomo del Sud: Conte il sanguigno

Antonio Conte ha dimostrato nel suo passato di allenatore di essere uno tosto, uno che non è abituato a mollare, che ama lottare puntando tutto sul lavoro e sul sacrificio.

I giocatori che ha allenato parlano di lui come “il migliore al mondo”, un po’ come quando si chiede ad un giocatore dell’Inter del Triplete cosa pensa di José Mourinho.

Conte è un sanguigno. Uno che non molla mai. Uno che si si agita come un indemoniato all’interno di quell’area tecnica, che ti martella per novanta e più minuti.

Magari non gli vedremo fare mai il gesto delle manette, ma mi auguro esulti come un pazzo in caso di vittoria contro “quellilà”.

Conte è uno che sa cosa vuole e se ha scelto l’Inter un motivo ci sarà.

Lui vuole essere un vincente, perché sa di esserlo e di aver fatto bene e vinto (quasi) ovunque.

L’Inter sarà per lui una fantastica scommessa

Come una donna di quelle donne bellissime che sembrano impossibili da sedurre e conquistare.

Lui, Antonio Conte, non è affatto uno stupido (o un pirla per dirla alla Mourinho!) conosceva già le difficoltà che si nascondono in questo progetto e lo ha anche espresso in conferenza stampa: “non sarà facile vincere”.

È giusto sottolinearlo e ribadirlo perché non ha la bacchetta magica, perché non può in un sol colpo risolvere tutti i nostri problemi, quindi è giusto ammettere che sia i gobbi che il Napoli ci stanno anni luce avanti.

Lui è stato categorico: “sarà difficile, ma…” farà di tutto per poter colmare quel gap e iniziare a vincere.

Il tempo è finito. L’attesa pure. I lavori sono già iniziati. Saranno giorni intensi ed importanti. Si lavorerà tutti insieme con le “solite grane” da risolvere.

Il tecnico, intanto, ha sposato la linea della società escludendo dal progetto Icardi e Nainggolan.

Un messaggio chiaro e diretto non solo ai due interessati, ma a tutti coloro che pensano di poter rompere le scatole all’interno del gruppo.

Il gruppo prima di tutto, perché la vittoria non è mai del singolo ma di tutte le componenti in gioco. Perché “Noi” siamo l’Internazionale Football Club.

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