All’ultimo respiro. Il ruggito della Juve a San Siro

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Vittoria al fotofinish per i Bianconeri di Allegri. Ancora una prova non convincente della Juve, che questa volta porta a casa la vittoria. Ma il gioco è ancora lento e le idee confuse.

Sfumature Bianconere: una Juve poco entusiasmante vince a fatica sul campo dell’Inter e dà un grosso segnale al Campionato. La squadra che tutti davano per morta, senza motivazioni e senza forze, mette a segno i tre punti nella prima della quattro partite che assegneranno lo Scudetto, mantenedo, almeno, un punto di vantaggio sulla diretta inseguitrice, il Napoli, che domani sarà costretto a vincere a Firenze per mantenere il contatto con la vetta.

Non sono state poche le difficoltà affrontate dai Bianconeri per avere ragione di un’Inter mai doma, che per lunghi tratti ha imposto il proprio gioco nonostante lo svantaggio numerico e che avrebbe meritato di più per quello che ha dato in campo. nei minuti finali i padroni di casa non hanno retto fisicamente e la Juve ha trovato il varco per per ribaltare il risultato di 2-1 e vincere la partita. Partita in cui la Juve ha mostrato ancora molti limiti nel gioco. Nonostante la formazione spiccatamente offensiva.

La Juve è entrata in campo con un 4-3-3 che si disponeva in 4-5-1 nella fase difensiva, con il solo Matuidi ad accompagnare Higuain nel pressing avanzato. In difesa con Rugani e Barzagli, gli esterni erano Alex Sandro e la novità Cuadrado sulla destra. Il centrocampo robusto con Khedira e Matuidi a supporto di Pjanic avrebbe dovuto creare densità a metà campo e favorire gli scambi durante la costruzione del gioco. In avanti attacco pesante con Mandzukic e Higuain accompagnati dal folletto Douglas Costa.

Buona partenza

Parte bene la Juventus. Già al 13′ minuto Douglas Costa mette la palle alle spalle di Handanovic racoclgiendo un cross dalla destra di Cuadrado. Pochi minuti dopo Vecino fa un fallo su Mandzukic. L’arbitro Orsato prima ammonisce il centrocampista ex fiorentina, poi rivede al VAR l’azione e decide per il rosso diretto. Da questo momento in poi la Juve tenta timidamente di chiudere la partita, ma sembra accontentarsi. Il gioco e lento e prevedibile e nonstante gli avversari siano in inferiorità numerica la Juve fatica a superare il pressing. La squadra non corre comunque grossi pericoli se non per un tiro molto insidioso di Candreva. Matuidi segna il gol del raddoppio, che viene giustamente annullato per posizione di fuori gioco.

L’incubo

L’inizio della ripresa è da dimenticare. La juve dovrebbe controllare il gioco e cercare di chiudere la partita senza sbilanciarsi troppo. Quello che viene fuori, invece, è l’esatto opposto. L’Inter gioca molto meglio ed è in controllo. Al 52′ il colpo di testa di Icardi rimette le squdre in parità. Ancora un gol dell’attaccante Argentino contro la Juve, ormai una costante. Il gol squote e galvanizza l’Inter, che ci crede. Sull’1-1 un fallo di Pjanic meriterebbe il secondo giallo, ma l’arbitro lascia correre.

Dopo il pareggio ci si aspetta che la Juve prenda in mano la partita, ma invece è ancora l’Inter che punge. Allegri mette in campo Dybala al posto di Khedira, ma l’argentino fatica a farsi spazio. Su una palla messa in mezzo Barzagli anticipa tutti e mette la palla alle spalle del proprio portiere. Autogol e Juve sotto 2-1 a San Siro.

Il risveglio

In questo momento cala lo sconforto nei tifosi che vedono allontanarsi lo Scudetto. Una partita che si era messa bene dopo il gol ed il vantaggio stava per sfumare, con il Napoli pronto ad approfittare del passo falso della Juve. Stava per sfumare, perché doopo aver incassato il colpo da KO la Juve non finisce al tappeto, ma reagisce. Allegri prova il tutto per tutto inserendo Bernardeschi al posto di Marndzukic. La Juve attacca a testa bassa e l’Inter, stremata, si chiude in difesa.

La Juventus prende il comando delle operazioni e comincia a farsi pericolosa prima con una punizione di Dybala e poi con Higuain lanciato a rete che sbaglia da posizione favorevolissima. L’ultma sostituzione di Allegri è Bentancur per Pjanic, per dare più sostanza al centrocampo. In questo momento la Juve produce il suo maggiore sforzo affensivo con Cuadrado e Alex Sandro molto attivi sulle fasce, Douglas Costa sulla sinistra e Bernardeschi sulla destra e Dybala dietro Higuain. Rischia anche qualcosa quando Icardi non arriva in tempo all’appuntamento con il gol a pochi centimetri dalla linea di porta.

L’Inter non ne ha più e sostituisce Rafinha e Icardi con Borja Valero e Santon. Ma è solo all’88’ che la Juve riesce a trovare il pari. Uno scambio stretto al limite dell’area tra Dybala e Cuadrado, consente al Colombiano di crossare dal fondo, cross che viene deviato da Skriniar quanto basta per infilarsi vicino al palo della porta di Handanovic.

L’estasi

Questa volta la Juve non si accontenta. E come potrebbe accontentarsi di un pari che consegnerebbe mezzo Scudetto nelle mani del Napoli? L’unica possibilità è vincere. Allora i Bianconeri continuano ad attaccare a testa bassa e trovano due minuti dopo il pari, il gol del vantaggio. È Gonzalo Higuain imbeccato da un cross di Dybala (ancora lui) che mette in porta di testa il gol vittoria. L’Inter tenta di reagire ma è ormai alle corde. Perisic avrebbe un’altra occasione ma la palla finisce fuori sul colpo di testa. L’inserimento di Karamoh è inutile e la partita finisce con la vittoria della squadra di Allegri.

Una vittoria che taglia le speranze di chi aveva già fatto i funerali della Vecchia Signora. Una squadra che ha dimostrato sul campo, nonostante le difficoltà, di non arrendersi mai e di credere e volere fino in fondo questo Scudetto. Ricevendo ancora una volta una lezione importante: non si può mai lasciare il campo agli avversari, perché quando sono di livello prima o poi il gol lo fanno.

Sotto la lente: la Difesa

Buffon incolpevole sui gol ha svolto bene la solita ordinaria amministrazione. Spesso impegnato dai compagni come appoggio nel giro palla difensivo si è disimpegnato senza troppi affanni.

Male Barzagli. L’autogol è lo specchio di una partita giocata spesso in affanno nel rincorrere gli avversari. Non sempre perfetto nelle chiusure e preciso nei passaggi. Rugani leggermente meglio del suo compagno di reparto, ma non trasmette grande sicurezza con la palla tra i piedi. Soffre molto un avversario del calibro di Icardi.

Alex Sandro spinge molto sulla sinistra e copre abbastanza bene. Sufficiente la sua partita, seppur senza grossi squilli. Cuadrado era la novità della serata nella posizione di terzino destro. Evidentemente in difficotà in qualche chiusura, non sempre puntuale nelle diagonali, si impegna comunque a contenere Perisic. In fase offensiva fa la differenza, compresi un assist e un autogol procurato.

Sotto la lente: il Centrocampo

Il centrocampo è il punto debole della squadra in questo momento. Pjanic conduce il gioco ma non ha più la brillantezza e soprattuto la rapidità di esecuzione della prima parte della stagione, e tutta la squadra ne risente. Quando Allegri lo sostituisce con Bentancur all’80’, la squadra ne guadagna in solidità, velocità e freschezza atletica. Khedira è il solito ago della bilancia. Tatticamente perfetto, ma troppo macchinoso e a tratti lento e impacciato. Al 61′ lascia il posto a Dybala. L’Argentino prende posto dietro le punte e dopo un inizio abbastanza assente mette lo zampino nei due gol che ribaltano le sorti del match. Giocasse sempre così sarebbe inamovibile. Matuidi dinamico come sempre. tenta molti inserimenti. Non è il massimo della tecnica, ma da una grande dinamicità alla squadra.

Sotto la lente: l’Attacco

La scheggia impazzita dello scacchiere di Allegri è sempre Douglas Costa. Il brasiliano serpeggia sulla fascia. Non trova grandissimi spazi come accade di solito, ma mette sempre in apprensione la difesa Interista. Bello il gol del vantaggio, sibillino il tiro sul primo palo cha Handanovic mette prontamente in angolo. Mandzukic parte bene. Subisce il fallo che provoca l’espulsione di Vecino e collabora alle azioni affensive della squadra. La sua posizione è più di centrocampista di sinistra che di attaccante esterno. Cala nel tempo. Sostituito al 66′ da Bernardeschi che si stabilisce sulla fascia destra e da una nuova dose di imprevedibilità alla manovra. Se non avesse messo a segno il gol vittoria nel finale la partita di Higuain sarebbe stata anonima. Anzi negativa a causa del gol sbagliato dopo aver saltato il portiere avversario in uscita. Ma alla fine l’ha buttata dentro, in fondo è proprio questo il suo mestiere.

Sotto la lente: il Mister

Mette in campo una Juve più spregiudicata del solito sorprendendo molti con Cuadrado nel ruolo di terzino destro. La squadra cade nel solito erore di voler gestire la partita troppo presto, subendo il predominio dell’avversario. Nel finale fa i cambi giusti, come spesso gli accade, che gli permettono di portare a casa la vittoria. Negli ultimi minuti erano contemporanemente in campo: Cuadrado, Alex Sandro, Bernardeschi, Dybala, Higuain e Douglas Costa, e Pjanic prima di essere sostituito da Bentancur. La lezione è che per attenere grandi risultati nei momenti decisivi bisogna osare ed essere spregiudicati. Si spera che il messaggi sia arrivato forte e chiaro.

Vittoria che da, per come è arrivata, energie, stimoli e convinzione per il proseguio del campionato. In un finale che molti avevano pronosticato difficile per la Juve, con uno scudetto ormai quasi perso, i Bianconeri smentiscono i detrattori e compiono il primo dei quattro passi verso la vittoria finale, forse il più importante. Aspettando il Napoli, che adesso si trova costretto a vincere e a gestire la tensione.

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