Arrivederci Maestro

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Pirlo

Ciao Pirlo, ciao!

Con il Milan arriva la consacrazione per Pirlo. E’ proprio qui che vincerà TUTTO

Andrea Pirlo non calcherà più un campo di pallone, almeno in ambito professionistico. Con la festa a San Siro di ieri sera si è chiuso un altro capitolo del calcio italiano che porta il titolo di Maestro. Sì, perché oggi e sono sicuro per molti anni, un professore del suo calibro in campo, non lo rivedremo più. Puoi provare a trovare eredi fin che vuoi, ma i fatti parlano chiaro. Non ne esistono e non ne esisteranno se si continuerà a prediligere in un calciatore la potenza fisica rispetto alla classe e alle doti tecniche. A pallone si gioca coi piedi e con la testa, non serve avere centometristi coi piedi cubici. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: atleti fatti e finiti che non sanno fare un uno-due, non sanno anticipare la manovra e non sanno minimamente dettare dei tempi di gioco utili e soprattutto imprevedibili come lo faceva Pirlo. Il fatto che ci si aspetti queste cose da uno come Verratti fa capire quanto il livello tecnico e l’intelligenza calcistica, in Italia e non solo, siano scesi di molto rispetto a solo dieci anni fa.

“Andrè, non te la prendere ma ti devo cambiare ruolo…”

Pensare che era nato come mezz’ala o addirittura tre quartista fa strano, molto strano. Dobbiamo ringraziare una persona in particolare se noi tutti abbiamo potuto ammirare un genio calcistico del genere. Ovviamente mi riferisco a Carlo Mazzone. Primo vero fautore del regista che tutti abbiamo apprezzato.

Carletto ha più volte ribadito il concetto che uno con quella visione di gioco, quei piedi e quella calma innata nel rettangolo verde non poteva assolutamente vivere le partite spalle alla porta o in zone limitiate. Pirlo doveva essere la mente e il piede di ogni apertura offensiva e di ogni chiusura difensiva. Un uomo tutto campo con la bacchetta in mano, pronto a creare con tocchi solo a lui semplici superiorità numeriche o traiettorie  impossibili a tutti. Soprattutto imprevedibili e difficilmente intuibili dagli avversari. Poco importa se non era un fulmine atleticamente, se non era fisicamente al pari con i giocatori di oggi. L’essere grande di Pirlo era soprattutto il modo in cui faceva correre gli avversari a vuoto, senza fargli capire niente. Il tutto al piccolo trotto e con una posizione in campo come nessun altro. Più dei muscoli conta il cervello in questo sport e mi dispiace davvero vedere che in pochi se ne accorgano, ma lo avranno fatto tutti quelli che hanno assistito alla bella partita di ieri sera. Giocatori oltre i quarant’anni che tecnicamente sono ancora una spanna sopra gli attuali. Dobbiamo riflettere e cercare di porre rimedio a questa situazione, se non vogliamo trovarci tra dieci anni con calciatori in grado solo di correre e calciare un pallone meccanicamente. Sarebbe la fine.

Un trascinatore, un uomo e un calciatore mai banale

Eccolo in maglia Juventina, altro capitolo vincente per Pirlo.

Dopo l’esperienza in Rossonero, chiusasi per alcuni non nel migliore dei modi, eccolo accasarsi a Torino. Sponda Juventus.

Alcuni Milanisti, i più puristi e forse quelli che han ragionato meno, si son subito scagliati verso Pirlo additandolo e marchiandolo come traditore. Di cosa poi, arrivava dall’Inter e come molti professionisti, arrivati a una certa età e se captano di essere meno considerati, possono pensare di intraprendere un nuovo percorso in cerca di nuovi stimoli. Così è stato. Pensare poi che l’allora AD rossonero Galliani non fece nulla per trattenerlo se non omaggiarlo con una penna, beh, di cosa stiamo parlando? Anche Allegri gli preferì Van Bommel in quel ruolo. Allora cari Rossoneri criticate anche Bonucci, alla fine, a sponde opposte, il gioco è stato lo stesso. Traditore? Professionista? Uomo vero? A voi la scelta. Ma ragionate prima di sentenziare, perché calciatori e uomini così per un bel po’ di anni non li rivedremo più! Facile pontificare da casa senza sapere i risvolti delle storie, i dietro le quinte diciamo. Calciatori da criticare sarebbero ben altri, magari gente come Cassano che non ha mai perso occasione per rinfacciare agli ex club eventuali problemi, senza mai considerare quanto di buono è stato fatto per lui. Vedo che però non c’è più meritocrazia, non c’è più senso del buono e della ragione. Si vive di pancia, si vive facendo a gara a chi è più freddo e calcolatore. Sempre e solo freddi numeri che stanno annichilendo questo sport. Sport da sempre fatto di passione e di sudore, dove chi arrivava nel calcio che conta lo faceva e lo voleva perché si sarebbe amputato una mano pur di farlo. Non per vedersi staccare un sontuoso assegno come purtroppo accade oggi.

Con la partita di ieri sera si è chiuso un ciclo. Forse di più. Un’epoca. Quella fatta di calciatori-umani. Veri ragazzi della porta accanto che ci han fatto vivere anche la gioia di un Mondiale. Giocatori che ci han permesso di vestire almeno nella fantasia la loro casacca, tanto erano simili a noi nonostante il paradiso in cui erano racchiusi. Questo è il calcio che amiamo, non quello fatto da selfie e ragazzini pompati fin dalle giovanili. Sarò appartenente a una generazione romantica, ma non me ne vergogno e ringrazio Dio di avermi fatto partecipe del calcio di Pirlo e i “suoi amici”. Una fortuna per pochi e per una volta, sono tra quelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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