Athletic Bilbao: un legame che va oltre lo sport

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Tifocuriosità: le curiosità del mondo del tifoso

L’Athletic Bilbao è una società unica nel suo genere. Già, ma perché? Ecco la scoperta delle nostre tifocuriosità

Fondata nel 1898, la squadra basca ha una politica del tutto particolare relativa al tesseramento dei giocatori. Tra le sue fila, infatti sono ammessi solo giocatori baschi o di origini basche (sia di Hegoaldeche e di Iparralde), oppure che si siano formati nelle giovanili di un club basco. Questa “chiusura delle frontiere” non ha evitato al club di fissare dei piccoli record. Con il Real e il Barcellona è uno dei tre club sempre presenti nella Liga. Inoltre, con 24 Coppe del Re è dietro solo al Barcellona (30) in questa graduatoria. Il Real insegue a 19. Il nazionalismo viscerale dei tifosi biancorossi, però, ha creato più di un problema di ordine pubblico in giro per la Spagna e l’Europa.

In un Paese come quello iberico, attualmente dilaniato dalla questione sulla Catalogna, anche i Paesi Baschi fanno la voce grossa e rivendicano la loro indipendenza.

L’Eta (Euskadi Ta Askatasuna, letteralmente “Paese basco e libertà), associazione terroristica armata sciolta quest’anno, ha trovato spesso l’appoggio della tifoseria biancorossa.

L’unione tifosi-Athletic

“Athleticzale” è la parola che spiega la fusione tra il club e i suoi tifosi. In questo vocabolo è racchiuso il club Atlhletic e il nazionalismo dei suoi tifosi: l’abetzale, appunto. Quest’ultimo è un lemma di origine basca che si traduce con l’italiano “nazionalista”. Il Bilbao è molto più di un club: rappresenta un’intera nazione.

I bianco-rossi, come Real e Barcellona sono una polisportiva ad azionariato popolare. Il Bilbao non è una squadra, ma “la Patria dei Baschi”. Tra i luoghi di culto della tifoseria vi è il “Peña Athletic Casco viejo”, il ristorante-museo dove ci si raduna prima delle partite per gustare le patatas bravas rojiblancas. Altro momento di convivialità è il cosiddetto “txikiteo”. Il nome indica il momento di unione tra gli amici in cui si bevono piccoli bicchieri di “txakoli” (il vino tipico dei Paesi Baschi) e degustano saporite miniature culinarie in vari bar.
Il legame tra pubblico e squadra è visibile anche nel murales vicino allo stadio che riproduce la tifoseria basca, come a significare l’unione viscerale tra le due componenti.

La “squadra del popolo”

La “squadra del popolo” è stata ben rappresentata in un libro scritto da Simone Bertelegni  e intitolato: “Athletic Club di Bilbao-L’utopia continua”. Tra le curiosità che si possono scovare su questa tifoseria c’è quella legata ad uno dei famosi canti baschi, quello dell’Aliròn.

Come spiega l’autore, tra ottocento e l’inizio del novecento le miniere di ferro biscagline (la Biscaglia è la regione di Bilbao) erano in mano alle compagnie britanniche. In quella di Muskiz, lo stipendio dei minatori era commisurato alla purezza del minerale. Ogni tanto gli ingegneri appendevano fuori dalla porta dei loro uffici un cartello con la scritta “All Iron”, ovvero ferro puro. Ciò significava per i minatori paga doppia e si levavano al cielo grida di giubilo che storpiavano la voce inglese da “All Iron” a “Aliròn!, Aliròn!”.

È interessante notare anche il pensiero dell’antropologa ungherese Mariann Vàczi, autrice di uno studio sulla tifoseria biancorossa. Secondo la sua tesi, alla base della filosofia dell’Athletic c’è una sfida che consiste nell’affrontare con giocatori locali una competizione globalizzata. Secondo la studiosa, non a caso esiste la parola “bilbainada” per indicare la spacconata.

Qualche  notizia sul San Mamès

L’ultima curiosità riguarda lo stadio, il San Mamès. Il vecchio edificio fu costruito nel 1913 e demolito cento anni dopo. Il nome si deve al fatto che su quello stesso terreno, una volta sorgesse una chiesa dedicata a San Mamès, ovvero a San Mamete di Cesarea. Il nuovo stadio, il San Mamès Barria è stato eletto nel 2015 miglior stadio del mondo al World Architecture Festival. Anche se lo stadio è nuovo, una squadra che calca il suo prato per la prima volta deve comunque rispettare una tradizione decennale: deporre un fiore sotto il busto di “Pichichi” (al secolo Rafael Moreno Anzaldi), storico goleador di casa capace di segnare in 10 anni, 200 reti in 170 partite. Non a caso a a lui è dedicato anche il premio di capocannoniere della Lega. Questo perchè, il Bilbao, non è solo una squadra di calcio, ma un vero e proprio simbolo di storia.

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