Azzurri: Contro la Svezia ha perso l’intera Nazione!

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Lunedì sera a San Siro il verdetto: L’Italia, dopo sessant’anni, fuori dai Mondiali.

Non sono bastati agli azzurri centoottanta minuti più recupero per avere la meglio sulla Svezia. Non sono bastate le due sfide da dentro o fuori per strappare quel pass per Russia 2018.

Il campo ha parlato e ha detto che non eravamo all’altezza, che non eravamo degni di partecipare al prossimo Mondiale.

Poco importa se tra meno di un anno vedremo in programma partite che non guarderemo nemmeno sotto tortura. Chi le disputerà ha meritato di essere lì, ha conquistato, sul rettangolo di gioco, la possibilità di giocarsi il prossimo Mondiale. Noi no.

Noi abbiamo arrancato dietro la Spagna, ma con un cammino totalmente diverso negli ultimi anni avremmo potuto avere un girone diverso, ma si sa… se sei in seconda fascia una big la devi per forza prendere… ed ecco spuntare come un incubo le Furie Rosse. Nessuna paura al momento del sorteggio. Classiche parole di circostanza. “Affrontare un avversario del valore della Spagna deve rappresentare un grande stimolo per la Nazionale e per tutto il movimento calcistico italiano”, commentava così l’allora ct azzurro Antonio Conte dopo il sorteggione

Parole sentite e risentite. Un classico, come il: “Non abbiamo nessuna paura, semmai rispetto per l’avversario. Ma ce la giocheremo ad armi pari”. Come sempre.

Alla fine la Spagna è andata ai Mondiali vincendo il girone, noi abbiamo addirittura faticato a conquistare il secondo posto e i tanto agognati spareggi.

LA LEZIONE IN TERRA SPAGNOLA – Al termine della sfida giocata con gli iberici (persa 3-0) Ventura dichiarò testuali parole: “Si è vista la differenza di condizione e di qualità, loro hanno fatto un gol su punizione, mentre il loro portiere ha fatto tre grosse parate. Noi siamo in questo momento umani e loro meno. Il modulo? Stiamo portando avanti un discorso e non può essere una partita a cambiare tutto. Dobbiamo vedere quello che siamo e quello che vogliamo diventare e con il lavoro saremo più competitivi […] Se una partita incide sull’autostima, significa che non siamo competitivi, come invece penso. Non abbiamo fatto tanto bene ma queste partite servono a crescere. Ora pensiamo alla partita di martedì (contro Israele, ndr), che è importante, poi vedremo”.

Benissimo. Analizziamo la frase: “Non abbiamo fatto tanto bene, ma queste partite servono a crescere”. Visto il risultato contro la Svezia e l’involuzione della nostra selezione viene da pensare che questa squadra non sia per niente cresciuta, anzi… l’Italia, dalla sfida con gli spagnoli in poi, ha fatto sempre peggio, disputando delle partite incolori e prive di ogni emozione.

La mancata qualificazione al Mondiale passa anche da questo pesante trend negativo.

Vuoi andare in casa degli spagnoli (considerati da te “non umani”) e suicidarti giocando con il 4-2-4? Bene, fa pure… magari ci sta di perdere. Loro sono più avanti. Più squadra rispetto a noi, ma… ma alla prossima partita devi dimostrare di aver imparato la lezione. Invece no. Si arriva arrancando alla doppia sfida con la Svezia e a quel 3-5-2 che si adatta meglio a “certi uomini” in squadra, ma che toglie spazio all’estro e alla capacità di quei pochi giocatori dai piedi buoni.

Il risultato del campo al temine della doppia sfida con gli scandinavi non ha fatto altro che smascherarci e mostrare la nostra vera faccia. Una squadra priva di idee. Una selezione di giocatori privi di talento e forse anche grinta e voglia di lottare.

Le lacrime di Buffon le trovo leggermente ipocrite e lasciano il tempo che trovano, perché un gruppo che vuole perseguire un obiettivo fa di tutto per ottenerlo, ma questo no…

BASTAVA UN GOL –  Un misero gol per riaprire una sfida sulla carta non impossibile. Bastava un misero gol per continuare a mantenere vive le speranze, andando ai supplementari. Bastava un misero gol in centoottanta minuti più recupero, ma non è arrivato…

A mio avviso la LORO delusione non può essere la NOSTRA delusione. Il LORO pianto non sarà mai paragonabile al NOSTRO pianto. Le LORO aspettative sono sempre molto diverse dalle NOSTRE. Il loro “sforzo” non è servito a niente, alla fine la temibilissima Svezia ci ha privato del sogno Mondiale, ha conquistato sul campo ciò che LORO pensavano di aver guadagnato per diritto divino.

Dopo sessant’anni l’Italia resta fuori dal Mondiale, ma tanto alla fine troviamo sempre la giustificazione, la scusa per difendere qualcuno o qualcosa… tanto la responsabilità è sempre di qualcun altro.

Così la colpa è degli arbitraggi. Del pallone troppo rotondo. Dei tifosi che non hanno fatto sentire totalmente il loro appoggio e il loro amore. Del commissario tecnico, in stato di confusione e incapace di gestire un momento così delicato (ma cosa ci aspettavamo da un tecnico senza alcuna esperienza internazionale e che al massimo ha allenato il Torino!). Poche, pochissime critiche ai giocatori, altrettante poche critiche ad una Federazione inesistente, incapace di prendersi tutte le responsabilità di questo tremendo fallimento. Perché sì, di FALLIMENTO bisogna parlare.

PAROLA D’ORDIRE: RIPARTIRE – Tutto troppo semplice all’indomani della debacle azzurra. Stampa, opinione pubblica, addetti ai lavori “tutti”, stranamente, uniti nell’affermare che il calcio italiano necessita di uno STRAVOLGIMENTO. Sì, ma come fare? Ecco qui, che il “tutto” fino ad un attimo prima completamente omogeneo inizia a frammentarsi.

Il “tutto” inizia – pian piano – a diventare una, un’altra, un’altra voce ancora. Diversi pensieri. Diverse opinioni. Diverse cause analizzate. Diversi punti da migliorare.

Così c’è chi pensa che basterebbe semplicemente rimuovere Ventura dall’incarico e sostituirlo con un gotha del nostro calcio. Giusto! Ma chi? C’è chi vorrebbe una epurazione di calciatori. Ma non tutti concordanti sulle pratiche da seguire: da un lato chi vorrebbe continuare con la vecchia guardia e tagliare fuori questi giovanotti così tanto spocchiosi e poco concreti, di contro chi vorrebbe esattamente il contrario. Poi c’è chi chiede un rinnovamento in Federazione e addirittura nuove regole che possano rilanciare e valorizzare il nostro campionato: perché è tutta colpa degli stranieri.

Soffermiamoci su questa ultima osservazione. Qui viene fuori l’italiano medio che c’è in ognuno di noi. Se una cosa del genere viene detta in un qualsiasi ambito che non sia calcistico ecco che si viene tacciati di razzismo e xenofobia. Perché il nostro è il Paese del paradosso per eccellenza. Il Paese in cui è facile essere indottrinati e in cui ci si identifica con un pensiero che non è il nostro, in cui è facile lasciarsi assecondare dalla massa ed esprimere idee preconfezionate, non tue… ma stron**te dette e scritte chissà dove e da chissà chi.

Neanche il tempo di riprendersi dalla delusione ed ecco i sapientoni scendere in piazza. “Via gli stranieri dal nostro campionato”. “Dentro i giovani dei vivai”. “Torniamo ad un calcio nostranooo…” questa è la stessa gente che un giorno si lamenta – politicamente parlando – della destra, il giorno dopo della sinistra, senza risparmiare stilettate al centro.

Questa è la gente che non sa pensare da sola. Che ha “paura” di formulare un proprio pensiero e che si rifugia nei social, tempio della saccenza del nostro periodo. La Piazza virtuale dove dissertare e pretendere di avere ragione.

Un tempo si parlava al bar, a scuola, negli spogliatoi di qualche campo di provincia, oggi basta un attimo per essere connessi col Mondo ed essere in mezzo ad esso.

Oggi serve veramente poco per poter comunicare da un posto all’altro del globo, tweettare un proprio pensiero… oggi è un attimo trovarsi sommerso da commenti, offese e gente che ti dice di tutto e di più (e poi perché non l’ho ancora capito).

Il Popolo del web – proprio in queste ore – sta regalando delle perle rarissime, demolendo il senso vero e proprio di unità nazionale.

Fino a lunedì si chiedeva di essere un’unica cosa. Sessanta milioni di italiani a supporto della propria Nazione. Senza bandiere. Senza colori sociali, ma con solo quell’azzurro a riempire San Siro e ogni angolo della Nostra Italia. Fino a lunedì appunto.

Oggi strateghi della comunicazione più assurdi hanno tirato fuori storie e storielline degne di una sceneggiatura cinematografica. I fenomeni del web, coloro che sguazzano tra un mi piace e un commento di qualche povero sfigato, hanno espresso le loro sentenze: La colpa è della stampa che in qualche modo sta demonizzando una certa Società italiana, la più virtuosa. Colei che negli ultimi anni sta tenendo alto il nome dell’Italia anche fuori dai confini nazionali. Ho avuto modo di scontrarmi su Facebook con un “papiro” a forti tinte bianconere che metteva sul banco degli imputati l’Inter, Insigne e altri personaggi del calcio rei, dopo Calciopoli, di aver distrutto la Nazionale andando contro gli interessi della Società per cui tifa.

Ho letto commenti su Twitter e lo stesso FB letteralmente RIDICOLI. Roba da decerebrati.

Ho sentito pronunciare ad un ragazzino queste parole all’interno di un discorso con un amico: “Chi è ‘sto Baggio. Cosa ha vinto mai?”. Vi giuro stavo per avere un mancamento…

Ho letto e sentito tante di quelle stupidaggini che… che davvero comincio a pensare che ce lo meritiamo. In fondo ci meritiamo di essere la Nazione che siamo. Di vivere nel baratro in cui ci hanno buttato.

Ci meritiamo tutto questo. Ci meritiamo di essere la barzelletta d’Europa. Ci meritiamo di essere presi in giro, perché dal dopoguerra ad oggi siamo riusciti nell’impresa di svalorizzare la nostra immensa Cultura. Di distruggere quanto di buono hanno costruito prima di noi con immensa fatica.

Oggi i nostri nonni (o chi prima di loro) e quei giornalisti che realmente hanno fatto la Storia di questo Paese si schiferebbero a vivere in questa nostra Società.

Oggi l’Italia ha perso ancora una volta. Ma non c’entra niente il calcio, non mi riferisco alla sola partita della Nazionale, ma alla possibilità di poterci dimostrare, finalmente, uniti come Nazione.

Giorgio Gaber cantava: “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”. Oggi anche lui si sarebbe sentito come me e – magari – avrebbe cambiato l’ultimo verso di questa sua canzone.

 

Ah, per la cronaca. In Italia, nel nostro campionato, gli stranieri hanno sempre avuto un ruolo importante. Addirittura in passato anche la nostra Nazionale contava parecchi oriundi, ovvero giocatori naturalizzati (spiego, non si sa mai…), l’unica differenza stava nella qualità sia dei giocatori che venivano nelle nostre squadre, sia nella qualità del nostro campionato, al vertice per anni in Europa e nel Mondo. Oggi invece abbiamo sì e no una decina di ottimi giocatori, ben diversi dai Fenomeni che vedevamo giocare domenica dopo domenica. E il valore del nostro calcio è pari a quello del campionato uzbeko. O forse qualcosina in meno.

Si parla tanto di vivai, ma poco si conosce l’argomento. La Nazionale, checche se ne dica, è lo specchio del nostro Paese. Invochiamo tutti la presenza di giovani nel nostro calcio, però poi pretendiamo che gente come Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci, De Rossi ecc continui a giocare titolare. In Spagna, Inghilterra, Germania i giovani hanno trovato il loro posto, da noi stanno in panchina o addirittura non vengono convocati.

Per i nostalgici e per coloro che celebrano la disfatta azzurra puntando il dito contro altre società o altri giocatori. Vorrei polemizzare, ma non vi siete accorti che da quando l’Italia ha cominciato a fare schifo non si è più parlato di #Italjuve? Come mai? Resterà un mistero…

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