Azzurrini: un ko che nasce da ingenuità, deconcentrazione e caos

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immagine tratta originariamente da www.ilpost.it

Gli azzurrini all’Europeo Under 21 escono nella semifinale contro la temuta Rojita. Tanti i motivi di questa sconfitta, ecco un’analisi tecnico morale

Ingenuità, deconcentrazione e caos sono le tre parole che condannano gli azzurrini contro la Spagna. E’ stato un dejavu della finale persa dalla Juve a Cardiff: primo tempo di pari valore o più in un mix di concentrazione, ordine e coraggio; secondo tempo da gettare alle ortiche usando un eufemismo. Si vede che ormai le squadre iberiche ci sovrastano in almeno un tempo ed è altrettanto palese che i nostri, che siano i maggiori o minori, cascano perennemente nelle loro provocazioni.

Se in Juve – Real Madrid lo spacca-partita è stato lo svarione di Alex Sandro che perde la sfera nella sua metà campo, due sere fa contro la Spagna l’ingenuità la commessa Gagliardini. Col senno di poi non sapremo mai se a parità di uomini l’Italia avrebbe pareggiato o comunque perso, però lasciare al ’58 i compagni in dieci non è stata una scelta intelligente. La provocazione stavolta non è stata verbale, ma tecnica. Un bel tunnel di umiliazione e il nostro centrocampista da bambino immaturo s’è fatto prendere da stizza da oratorio. Caro Gagliardini hai rovinato una prestazione tua personale decorosissima e hai disperso le energie dei nostri. Fino a quel momento sia lui che Benassi avevano saputo gestire con fermezza, grinta e sagacia le trame spagnole.

Azzurrini e il caso Donnarumma

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C’è poi il caso Donnarumma. O Dollarumma. O Donna-dejuvu Milan-rumma. Il nostro portiere è stato assillato da troppe voci dispersive: dollari, niente rinnovo, Raiola il mega manager, la tribuna con il Milan, va al Real, dietro c’è la Juve, no ha cambiato idea, rinnova quasi sicuramente!!! Un diciotenne, che entra in campo con la testa così, pur mostrando la faccia tranquilla, non sarà mai sereno. Infatti, con più di mezza Italia social a prenderlo a schiaffi, non vede partire nessuna delle tre saette del rubicondo Saul e più che far la saracinesca, il nostro, fa il portone aperto: tirate da dove volete, non le vedo e non le paro. Qualcuno ha vociferato di incapacità tecniche e valore economico dimezzato. In realtà è più una miscela di tutto e di più. Mentalmente il ragazzo non c’era, è partito tecnicamente in ritardo su almeno due dei tre goal e terzo non ha ricevuto adeguata copertura. Insomma non è Buffon, forse nemmeno Toldo o Pagliuca, però non è nemmeno così scarso. E’ più probabile che la concentrazione in questo Europeo si sia dispersa e che forse mister Di Biagio doveva preferirgli un portiere meno impegnato con il mercato.

Il caos ha regnato sovrano! Azzurrini in tilt dopo il pareggio

Bernardeschi, se vogliamo proprio scegliere un elemento positivo, è l’unica consolazione. Non certo di tutto l’Europeo, ma dell’ultima parte. Prima il goal di rapina che ci ha qualificato contro i nemici storici di sempre e poi quello che ci ha fatto sperare contro la Spagna. Affilato quanto basta il rasoterra per infilare il portiere spagnolo e per farci credere in inferiorità numerica in un altro miracolo all’italiana. Non va così, perché la Spagna, lo sapevamo, spinge e alla fine da Saul o Asensio o Sandro o Deulofeu i guai arrivano sempre.

E’ pur vero che nei tre goal non c’era Messi a sgominare un’inter difesa, ma sono state singole azioni ben congegnate. Saul servito con maestria si libera in aerea, Saul la scaglia da fuori e Saul si infila sul primo palo, dopo un pregevole lavoro del compagno Asensio. Ed ecco che anche la nostra super premiata difesa Under 21, come il suo portiere, l’altra sera non c’era con la zucca. Chiesa sbaglia la diagonale difensiva o la prende in ritardo sul sinistro in aerea di Saul, i centrocampisti e i centrali consentono allo stesso di segnare il 2-0 e infine nel terzo, prima Asensio fa quel che vuole e poi Saul beffa il marcatore di turno. Rimandati dunque tutte e cinque pilastri, con o senza mercato addosso.

E Di Biagio, stavolta, ha colpe?

Decisamente no dal punto di vista tattico, perché i suoi sono perfetti fino al 58′ e non è certo colpa sua se Gagliardini con gagliardia si fa espellere. Se valutiamo il lato delle scelte, sia in questa partita che in quella disastrosa contro la Repubblica Ceca, c’è da rimandarlo a ripetizioni. Innanzitutto, solito vizio italiano, dovrebbe spiegarci perché ha convocato Cerri, prelevato da un Pescara perennemente passivo e non ha optato per altre soluzioni dal campionato cadetto. Poi, perché l’ha portato in Polonia, se gli ha fatto giocare ad andar bene in quattro partite venti minuti scarsi. Resta da chiedergli, infine, perché abbia preferito puntare su Donnarumma, sebbene sapesse della pressante situazione psicologica del ragazzo e perché sulla mediana è stato costretto a utilizzare sempre i soliti tre, perché gli altri erano di livello inferiore rispetto alla competizione europea.

Azzurrini e azzurri:  un futuro enigmatico

Se, come avevamo nefastamente preannunciato, dopo la disfatta della seconda partita, il futuro azzurro era colmo di ombre guardinghe, non è che la semifinale con la Spagna e l’affliggente sconfitta conseguita, abbiano modificato la visione complessiva. 

Il reparto difensivo del futuro non pare collaudato come quello della nazionale maggiore e se Caldara ha impressionato per marcatura, iniziativa e qualità tecniche, non altrettanto  ha fatto Rugani, piuttosto acerbo per considerarlo un pilastro. Tenendo conto che nella Nazionale gli stessi Romagnoli e Acerbi devono ancora mostrare il loro valore, con la BBC (Bonucci-Chiellini – Barzagli) inetà pensionabile, ci si domanda quale retroguardia affidabile riusciremo più a trovare.

Stessa considerazione per il reparto che costruisce il gioco. I ragazzi di Di Biagio, eccetto Benassi e Pellegrini, hanno evidenziato limiti caratteriali, di costruzione e gestione del gioco e di pericolosità, se paragonati ai coetanei Sandro e Dani Ceballos. Anche qui il discorso non è di poca importanza, perché attualmente, con De Rossi a fine carriera e Marchisio o Verratti, che necessitano di menti fantasiose intorno a loro, la nostra mediana rischia un vertiginoso calo di qualità.

Unica nota semi-positiva viene dagli esterni. Sia Bernardeschi che Berardi che Chiesa hanno mostrato, anche contro la Spagna, di avere mezzi tecnici e disposizione al sacrificio tale da consentire, nel calcio moderno, ripartenze fulminee e coperture preziose. Il punto è che in quel ruolo l’Italia maggiore è strapiena. Ricordiamo i vari Candreva, Bonaventura, Eder, Insigne, Spinazzola e tanti altri.

In conclusione, questa disfatta contro la Spagna è stata più figlia di una mezz’ora mal riuscita, proprio come a Cardiff, più che di una mancanza strutturale, però, è evidente che i club piccoli, medi e grandi devono smetterla di andare a comprare nei supermercati sudamericani, argentini, africani ecc… i giocatori con cui riempire le rose, perché, è vero che si fanno plusvalenze di mercato notevoli, ma, a lungo andare si sta scollando la colonna vertebrale della nostra Nazionale sia maggiore che Under.

Non nascono, si badi bene, i Pirlo o i Cannavaro ogni cinque anni, quindi, è meglio cominciare a recuperare nei nostri vivai i giovani da gettare in serie A, poi eventualmente si pensa a coprire i buchi con altri campionati.

Non è un discorso razzista, nè elitario quello che si sta qui facendo, ma è un oggettivo dato reale: se si continua così, nel tempo avremo un centrocampo azzurro e una difesa scadenti nel presente e nel prossimo futuro. Con tante belle lacrime e ricordi del passato!

 

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