Bilancio 2016: sentirsi come Antoine Griezmann

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Il 2016 sarebbe potuto essere l’anno di Griezmann, arrivato ad un passo dalla vittoria di Champions ed Europei, ma il francese sul più bello si è dovuto arrendere a Cristiano Ronaldo, consegnandogli di fatto il pallone d’oro.

Il 2016 volge ormai al termine ed è tempo di bilanci un po’ per tutti. Diversi hanno azzardato che questo sia stato addirittura l’anno peggiore della storia, per tutta una serie di avvenimenti tristi/catastrofici che hanno afflitto il pianeta e che non citerò, in quanto non ritengo che un elenco privo delle canzoni di Rovazzi sia da ritenersi valido. Per quanto mi riguarda, il fatto che Facebook si rifiuti di mostrarmi il video del mio 2016 dovrebbe esplicare già abbastanza. Ma c’è qualcuno che in quanto a bilanci se la passa peggio: Antoine Griezmann.

E’ notizia ormai nota che il pallone d’oro sia stato assegnato quest’anno per la quarta volta a Cristiano Ronaldo. I dubbi erano praticamente nulli, dato che il portoghese ha vinto Champions League ed Europeo, nonostante una stagione non sempre ai suoi livelli da extraterrestre. Quanto basta però per battere la concorrenza di Messi, quello che da nove anni lo vince quando Ronaldo arriva secondo (e viceversa).

Mai come quest’anno, però, qualcuno è andato vicino ad interrompere il duopolio dorato. Quel qualcuno è appunto Antoine Griezmann. Il francese ha disputato un anno straordinario, all’insegna di gol e giocate decisive con cui ha letteralmente trascinato l’Atletico Madrid prima e la Francia poi alle finali di Champions ed Europei. Ed il bello è che una volta arrivatovi, sovvertendo ogni pronostico, partiva con le sue squadre come favorito per la vittoria finale. L’Atletico, dopo aver eliminato Barcellona e Bayern, pareva decisamente più in forma di un Real che aveva balbettato sino a quel momento, trovandosi in finale quasi per caso. La Francia padrona di casa aveva mille ragioni per non temere un Portogallo più fortunato che bravo.

Eppure qui si frantuma il sogno di gloria del 2016 di Griezmann, ad un passo dalla gloria eterna. Il francese toppa entrambe le finali e la magia finisce, come se con lui si spegnessero le luci di Atletico e Nazionale. A maggio, in quel di San Siro, il rumore assordante dei sogni infranti di Griezmann è quello della traversa su cui si stampa il rigore che sarebbe potuto valere l’1-1. Per fortuna di Antoine ci penserà Carrasco a pareggiare, ma saranno ancora una volta i calci di rigore ad essere fatali ai Colchoneros. Griezmann non sbaglia il suo, ma l’errore di Juanfran condanna l’Atletico alla seconda sconfitta nel derby che vale la finalissima in appena tre anni. A prendersi tutto il palcoscenico, manco a dirlo, Cristiano Ronaldo. Nonostante una finale giocata non ai suoi livelli, il rigore decisivo capita (guarda caso) sui suoi piedi. Il portoghese non sbaglia e tanto basta per prendersi la gloria.

La scena si ripete poco più di un mese dopo a Parigi. Questa volta la partita di Ronaldo dura appena una manciata di minuti, ma il gol di Eder nei tempi supplementari regala la storica vittoria ai lusitani e sulle copertine finisce ancora una volta lui, il capitano portoghese. Certo, se le stagioni di un calciatore sottotono fossero sempre come quelle di Cristiano Ronaldo, nessuno avrebbe di cui lamentarsi, ma senza quelle due finali vinte pur non risultando decisivo, difficilmente il premio sarebbe andato a lui. Proprio il problema inverso rispetto a Griezmann, che nonostante le statistiche e le giocate mostruose si è dovuto arrendere per la mancanza di trofei in bacheca.

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E’ un po’ la classica storia del ragazzo che ce la mette tutta per arrivare al top e consacrarsi, ma che proprio sul più bello si vede stroncare da quello più grande, più forte, più bello e famoso. Tutto il contrario di quanto una sceneggiatura cinematografica prevederebbe. Ed è forse un po’ il motivo per cui quest’anno ci sta un po’ più simpatico Griezmann ed un po’ meno Ronaldo, che pure tutti ammiriamo in quanto fuoriclasse assoluto. Noi ci credevamo, nell’anno del Leicester campione, del Sassuolo in Europa, di petaloso che diventa una parola solo perché un bambino non sapeva come altro descrivere un fiore; credevamo in Griezmann, l’umano che per un anno voleva essere extraterrestre. E che invece è stato riportato sulla Terra sul più bello. Forse avevamo solo voglia di rivedere il premio di una volta, quello vinto dal giocatore che ha azzeccato la stagione perfetta e che non per forza dovrà mantenersi a quei livelli per sempre. Forse volevamo solo rompere una monotonia durata nove anni.

O forse volevamo soltanto credere in qualcuno che fosse più simile a noi, qualcuno nel quale immedesimarci. Ma Griezmann è stato tanto vicino a noi da non avere il suo lieto fine e ripenserà sempre a questo 2016 come all’anno in cui ci andò vicino tanto così. Ed è proprio per questo che continueremo a tifare per lui.

Bonne chance Antoine Griezmann, uno di noi.

Fonte immagine: goal.com

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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