Il bivio di Geoffrey Kondogbia

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De Boer negli ultimi giorni ha speso parole di incoraggiamento verso Kondogbia; riuscirà il francese a risalire le gerarchie?

La vita di Geoffrey Kondogbia è segnata da bivi cruciali per il prosieguo della sua carriera. Fu così quando, ancora giovanissimo, dovette scegliere se rimanere in Francia o accettare il trasferimento in Spagna. Solo un anno dopo dopo lo snodo fondamentale fu la scelta fra restare a Siviglia o tornare in patria al Monaco. E la decisione si rivelò azzeccata, perché nel principato sbocciò il giocatore in grado di attirare le attenzioni dei grandi club europei. Tra questi, i più decisi furono Milan ed Inter. Un nuovo bivio per Kondogbia, che nel giro di poche ore deve scegliere in quale dei due club meneghini trasferirsi. Un ribaltone dopo l’altro ed ecco che Geoffrey è nerazzurro, tra accoglienze trionfali dei tifosi.

Ma la storia di Kondogbia all’Inter non è rose e fiori come ci si poteva aspettare in principio. Il francese fatica ad adattarsi al calcio italiano e l’ambientamento prende molto più tempo di quanto preventivato. Iniziano i mugugni, le rivalutazioni delle sue capacità basate sul prezzo salato che la società ha sborsato per il suo cartellino. In un ambiente esigente e poco paziente come quello nerazzurro partono i primi fischi e poco ci vuole perché il centrocampista venga etichettato come bidone.

Costretto a giocare tra i fischi di chi dovrebbe supportarlo, Kondogbia sembra risentire ad ogni pallone toccato della sua valutazione, come se in campo gravasse sulle sue spalle l’onere dei trenta e passa milioni investiti per portarlo a Milano. Il ragazzo non è sereno ed il periodo del resto della squadra non aiuta di certo, così Mancini finisce per lasciarlo in panchina spesso e volentieri, pur non avendo alternative migliori nel reparto. Nel finale di stagione, però, dopo la scossa che fa riprendere tutta la squadra, si inizia a rivedere il giocatore che tanto bene aveva fatto a Monaco. Ma crescita, sua e di Perisic, non basta per portare l’Inter al terzo posto e nonostante le prestazioni in campo siano positive, la critica continua ad essere oltremodo severa con Kondogbia. Da uno pagato così tanto ci si aspetta sempre di più ed allora i giudizi vanno al ribasso. La presenza del “gemello” Pogba nello stesso campionato, poi, non giova. I paragoni sono impietosi.

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L’inizio della stagione in corso è storia nota. Dal cambio di allenatore ad Agosto alle prime gare giocate sottotono (non solo da Kondogbia), fino ad arrivare all’episodio clou: la sostituzione dopo soli 28 minuti nel match casalingo contro il Bologna, in una gara che doveva servire al francese per rilanciarsi dopo un paio di panchine consecutive. De Boer si spazientisce di fronte alla prova incolore e piena di errori del centrocampista, troppo distratto. Kondo esce tra i fischi ed al suo posto entra Gnoukouri, fino a quel momento l’ultimo nelle gerarchie, ma in grado di scalare rapidamente la vetta con i 60 minuti mostrati contro i felsinei. “Non mi ascolta”, la motivazione inequivocabile dell’olandese. Da quel momento nemmeno un minuto per l’ex Monaco, a cui viene preferito anche Melo. Soltanto Brozovic gli è dietro nelle preferenze del tecnico.

Una decisione forte da parte di De Boer, tecnico intransigente e coraggioso. Una decisione che può avere due effetti: o Kondogbia ha un moto d’orgoglio ed inizia a tirare fuori il carattere, oppure si chiude ancor di più in se stesso e lo perdiamo definitivamente. Una reazione che dipende esclusivamente da lui. L’ennesimo bivio cruciale per una carriera giovane, ma che rischia già di tramontare a 23 anni.
L’allenatore ha speso parole incoraggianti per Geoffrey, affermando che ha tutto per diventare un top player, ma che ovviamente dipende tutto da lui.

E a noi non resta che sperare che a questo ennesimo bivio Kondogbia imbocchi ancora una volta la strada giusta, per riscrivere un finale che in tanti danno già per scontato. Bonne chance, Geoffrey.

Fonte immagine: gazzetta.it

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