Bologna: Un punto, piccolo

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Un momento di Frosinone Bologna

Un punto piccolo. Un Bologna piccolo.

Si può provare a leggerla come si vuole, ma un punto in due gare contro due squadre che sulla carta si consideravano inferiori, preoccupa.
Preoccupa anche quello zero alla voce gol segnati, perché contro due difese non certo insuperabili quel dato fa orrore.
E se si prova a fare il gioco del “prendi l’almanacco” e guarda in carriera quanti gol hanno segnato i tuoi attaccanti, fai una media, e fai una fantomatica somma, aldilà di tutte le dichiarazioni di rito post partita, beh, due domande ce se le deve fare.

Frosinone-Bologna: la partita

La partita vede un Bologna che approfittando del campo neutro e delle porte chiuse, risulta un po’ meno pavido della settimana precedente e mette sotto un Frosinone che pareva agnello sacrificale.
Gol divorato da Dzemaili, che lanciato tra il burro dei centrali ciociari a tu per tu con Sportiello, fa una schifezza da terza categoria. Ma la partita la facciamo ancora noi ed è ancora Sportiello a dire no a Poli, imbeccato da Falcinelli.
E poi basta.
Cala il ritmo, cala l’ intensità, cala il palleggio, cala la sicurezza, calano le braccia ai tifosi.
Un secondo tempo scialbo e fiacco che ha il potere di risvegliare il Frosinone, che ha pure un paio di situazioni interessanti per poterla sbloccare e portarci eventualmente già all‘Inferno, alla seconda.
Finisce 0-0 e sblocchiamo la classifica.
Mancano 39 punti alla salvezza.  Il primo, piccolo passo, è stato fatto.
Sabato arriva l‘Inter e a volte un punto potrebbe avere chiavi di lettura diverse: contro un Inter smaniosa di punti e vittorie, un punto potrebbe essere associato ad un bel piatto di tagliatelle col ragù, a differenza di quello di ieri che è stato un brodino insipido e per nulla saziante.

Bologna: serve il centrocampo!

Chiudo con una considerazione: il reparto che a bocce ferme sembrava dare più garanzie era il centrocampo. Ecco, si diano una svegliata e cambino passo e ritmo.
Urge farlo. Urge farlo alla svelta.
Non è il caso alla seconda di fare catastrofismi e non è nemmeno il caso di mettere pressione il Pippo cannoniere che purtroppo ora siede in panchina (Pippo, una mezz’oretta ogni tanto sul filo del fuorigioco, why not?) che tanto impegno mette e tanto entusiasmo ha portato, ma occorre forse rimescolare un po’ qualche carta, perché lì in mezzo abbiamo pochissima fantasia, pochissimi strappi e pochissimo palleggio.
Aspettando il rientro dell’eterno acciaccato Donsah, aspettando che Pulgar torni il miglior Pulgar, che sia già giunta l’ora del baby Svamberg di cui si dice un gran bene?
E poi c’è la questione Orsolini legata al fatto di che cosa gli si voglia far fare da grande: arrivato come punta lo scorso anno, Donadoni lo spedì a coprire tutta la fascia con l’unico esito di deprimere il ragazzo e consegnarlo alla panchina mentre in questa stagione lo si sta provando nel ruolo di mezzala. Capire cosa sia questo ragazzo “gir’Italia e giracampo” potrebbe tornar utile alla causa.
Il tempo degli esperimenti dovrà concludersi velocemente, perché 39 punti non prevedono incertezze.
Ma Pippo lo sa meglio di no
Forza Pippo
Forza Bologna
Commento a cura di Fabio Cabassa

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