Buffon vali per tre – Non ci sarà mai più uno come te

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Buffon lascia il campionato italiano e forse il calcio giocato. Dopo l’ultima di campionato, è giusto esprimere a parole quello che Buffon ha rappresentato per tutti noi.

Buffon dice addio alla Juventus: è finita per sempre una generazione ventennale

Buffon sabato pomeriggio ha salutato il suo stadio per sempre. Lo fa dopo una collezione di trofei impressionanti e lo fa dopo aver realizzato il record di minuti di imbattibilità di sempre: 974 minuti in serie A. Lo fa da capitano d’onore. Lo fa da leader e da uomo vissuto. Lo fa da vincente fino all’ultimo secondo. Sopratutto lo fa da mito. Uno unico così l’Italia probabilmente non lo troverà mai più. Andando oltre i chiacchiericci e gli errori da scommettitore, nazifascista e di disonestà intellettuale che si rincorrono sui social network, c’è da ammettere che come disse Capello anni fa: “Con Buffon hai sei punti in più in classifica sempre“.

Il suo addio fra lacrime, gioia, giro di campo, ululati, e colorati coriandoli è fra l’altro il nostro (quello degli appassionati tifosi) saluto alla fine di un’era, un’epoca, una generazione ventennale. Parliamo di piedi fatati e magici, che anche ieri sera, in occasione del saluto ad Andrea Pirlo (Trilli Campanellino che regalava emozioni) hanno sfoggiato classe, eleganza, grinta, tecnica e fedeltà che non si intravvedono nemmeno un po’ nel ridottissimo parco giocatori dello scenario mondiale attuale. Nomi che hanno regalato emozioni, pruriti, brividi e trofei ai loro beniamini: Inzaghi Filippo, Totti Francesco, Del Piero Alessandro, Nesta Sandro, Seedorf Clarence e lo stesso Andrea Pirlo. Se si conta che da anni ci mancano uomini di spessore come Maldini, Zanetti, Ferrara, Baggio eccc…; e ancora se si considera che Andres Iniesta ha salutato il calcio europeo, allora si può affermare con certezza assoluta che quest’anno finisce una generazione: quella ventennale di fine milllenio e inizio del nuovo.

Buffon:quel mondiale indimenticabile

Buffon resterà negli occhi degli italiani per quell’attimo, dove sospeso a non si sa quanti metri di altezza smanacciò il colpo di testa di Zizou Zidane. “Siamo ancora vivi” disse Caressa e lo eravamo, perché Buffon ci aveva salvato. Non che le parate fatte contro la Repubblica Ceca, l’Australia, l’Ucraina, la Germania contassero meno, ma se abbiamo vinto quel mondiale è perché quella sfera (che tutti noi avevamo già visto dentro) non è entrata. A quest’ora se no eravamo a raccontarci un altro amaro in bocca. Di quel gesto, di quella casacca oro che splendette su Parigi non ci dimenticheremo mai. Poco importa, se il figlio del “Ragno”, ha poi ipnotizzato Trezeguet con gli occhi. Quella parata era il simbolo di uno dei pochi titoli mancati: il Pallone d’oro.

Buffon: capitano di emozioni indescrivibili

Ma si diceva che per gli italiani Buffon è e rimarrà per sempre questo. Sebbene siano passati altri 12 anni dopo. Per gli juventini, invece, Gigi resterà sempre colui che nell’istante in cui la squadra è stata mandata in serie B, ha accettato di restare per tornare a vincere un decennio dopo. Scelta di cuore. Scelta indimenticabile. Di fronte a questa volontà così ferrea di proseguire con la Juve, senza avere certezze del futuro bianconero, non si può che fargli un applauso.

Come d’altronde nessun juventino dimenticherà mai chi è Gigi Buffon. Il capitano che spronava la squadra, guidava la difesa, cercava di placare gli animi, rassicurava i compagni, usciva palla alta sui calci d’angolo, afferrava tiri da qualunque distanza, ipnotizzava attaccanti di ogni tipo e se proprio si inchinava, lo faceva davanti all’impossibile. Poche volte ha sbagliato Buffon, talmente poche che non se le ricorda nessuno.

Buffon rappresentava o rappresenta l’emozione del portiere. Quando per i tifosi ogni speranza era persa, quando un tiro sembrava già dentro, una deviazione sembrava già spiazzarlo o un inserimento sembrava prenderlo controtempo, allora accadeva il miracolo. Non si sa come, né perché, né perquanto, ma il suo guantone arrivava ovunque. Il goal salvato diventava uno stato emotivo opposto alla delusione. Si mutava in vittoria.

Ecco, Buffon ha rappresentato questo: il portiere emozionante. Lui ha fatto del suo ruolo un’emozione intensiva da vedere e rivedere. Lui è il portiere completo per eccellenza. Rappresenta il miglioramento, la perfezione, la tecnica e il carisma della generazione precedente: Pagliuca, Rossi, Peruzzi, Toldo, Zenga, Marchegiani e Antonioli.

No, Buffon uno come te non ci sarà mai più.

Buffon: la paura del tuo e del nostro futuro

Ma Buffon non è il numero uno dei numeri uno per quello che ha vinto (vedi sulla nostra pagina Facebook tutti i trofei vinti), ma perché rappresenta il portiere migliore che la scuola calcio italiana abbia mai estratto dal cilindro dopo Dino Zoff. Non soltanto il miglior prodotto, ma il più longevo. Con 640 presenze è il portiere con più gettoni in serie A.

Ora, senza Buffon e senza Pirlo, orfani di Totti e Del Piero e Maldini e Nesta che ne sarà del nostro calcio? Sempre più preda per gli squali miliardari dell’Est e Ovest del mondo?

Il tuo futuro, si vocifera Gigi, ti fa paura, perché non sai se continuare con un altro club o lasciare per sempre il campo. Il nostro, caro Gigi ci fa tremare. Abbiamo perso con te le poche certezze che avevamo di vincere ancora a livello internazionale. La nuova generazione non sembra profilarsi come le precedenti. Fra ragazzini milionari, tecnicamente bravi, ma non eccelsi e bandiere frivole o lascive, non ci sembra così scontato ricreare un’altra generazione, quella ventennale made in Italy di saracinesche rassicuranti.

Qualora tu decidessi di proseguire con gli allenamenti, le partite, le tensioni agonistiche e le vittorie, sinceramente non si potrebbe che farti una lode, perché per un portiere ogni intervento è un pericolo per la salute, sempre. Quando ti tuffi a terra, quando ti getti nella mischia, quando affronti un avversario che tenta di superarti con la punta, quando effettui un contromovimento per impedire un goal e quando rasenti la testa al palo per salvarlo, ogni momento è sempre un attimo dove non sai come ti alzerai dopo. Arrivare all’età di quarant’anni e credere di riuscirci ancora è da pazzoide senza freni, è da mito, è da Buffon.

Se, invece, optassi per una comoda poltrona dirigenziale, magari rivedendo alcune tue focose illazioni e dichiarazioni recenti, non si può non vederti come consulente alla ricerca di nuovi Buffon.

Buffon: grazie ancora per quell’emozione da cuore in gola

E infine Buffon, tralasciando le critiche che si possono fare su di te come uomo, vogliamo di nuovo ringraziarti per quella parata, al minuto 103′, che ci ha consegnato il Mondiale, che tutti noi sognavamo.

E’ stato un sogno averti come estremo difensore della nostra porta azzurra in questi anni. Ora, purtroppo, comincia l’incubo.

Addio commuovente figlio del “Ragno”, perché uno come te non ci sarà mai più.

Riviviamo il meglio di Buffon al Mondiale 2006 grazie a Juventus Mania, licenza Youtube.

Leggi anche: Pirlo non c’è più e adesso il calcio come farà senza di lui ? 



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