Calciomercato estate 2017: giocatori Twitter irrispettosi e tifosi social punti nell’orgoglio

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Calciomercato 2017: è ormai un pensiero comune e questa estate di calciomercato ce lo sta ribadendo che i giocatori non sono più bandiere, ma bambini sul web

In questa sessione di calciomercato estivo i giocatori la fanno da padrone, almeno nella seconda parte. Se la prima ha visto l’amato/odiato furbo e arcigno Raiola giocare a rimpiattino con il Milan per il diciotenne Donnarumma, la seconda vive ogni giorno più sul web che nelle sale degli hotel.

I nomi sono tanti, ma forse i media nazionali e internazionali hanno messo alcuni dei giocatori più ricercati dal calciomercato in luce rispetto ad altri. Parliamo di Neymar, coperto da milioni arabi oppure di Keita, che non vuole più la Lazio e sta ingaggiando una guerra per andare alla Juve o di Pierre Aubameyang, che attende i cash del Milan per cambiare casacca.

Se una volta, tuttavia, la professionalità non veniva mai a mancare e si rispettava contratto e spirito di squadra per l’onore della maglia, adesso si gioca a rimpiattino sui social, ingannando i sostenitori e illudendo gli aspiranti tifosi. E le società in tutto questo?

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Calciomercato estate 2017: più che trattative sono storie su Twitter e Instagram

Così, nel decennio di esplosione dei social network, questi milionari e miliardari professionisti si divertono a creare storie, lanciare hashtag e abbandonare allenamenti per avviare trattative. Ora, che la volontà del giocatore valga più di qualunque proposta o forma rigida della società, non è una novità di questa estate, ma una pratica in uso da circa dieci anni e forse più. Si potrebbe risalire perfino al primo Perez e al secondo Berlusconi. Addirittura che dei professionisti ubriachi o non ubriachi, sul social più visto per eccellenza (Instagram) si divertino a farsi beffa dei contratti miliardari pare un eccesso di mancanza di valori umani e di educazione.

Ogni giorno, basta un nuovo hashtag su Twitter o Instagram per iniziare o riprendere una trattativa. Dunque nessuno è qui a fare il moralizzatore di nulla. E’ obsoleta in questo business-calcio la sterile polemica del confronto fra sterline ed euro ai top mondiali del calcio e la magrezza economica del resto del mondo. Il calcio è industria a sè. Si autoproduce fra premi, accordi, sponsor, società e ogni altra forma di incremento economico e ciò che raccoglie, lo spende come meglio crede. La regola finora dimostrata è questa: chi più può investire, più vince. Poi ci sono tutte le altre componenti di valutazione.

Vero è che, ad ogni modo, la notizia di un allenamento abbandonato, di un tag nuovo, di un video nuovo e di uno spostamento gipiessato sul web rappresentano indizi di una trattativa. I giornalisti sportivi, dal canto loro, saranno contenti: non servono più appostamenti, messaggi da decifrare, dichiarazioni sibilline o certezze informative. E’ tutto straordinariamente più semplice: Twitter, instagam, account ufficiale e nuovo tag, quindi nuova trattativa possibile. Di questo passo gli appuntamenti alla Galliani o alla Moggi, i blitz nei ristoranti e le strette di mano negli alberghi varranno meno di zero. Il calciomercato si fa più sul web che nei luoghi abituali.

Le società non contano dunque in questo calciomercato estate 2017?

L’interrogativo è d’obbligo, ma le società quindi? Non contano? La Lazio che posizione deve prendere o prenderà su Keita e il Borussia su Aubameyang e l’Inter cosa deve fare con Kondogbia? Siamo ormai arrivati al punto che un contratto non ha più valenza e quindi conviene incassare quel che si può e soddisfare le richieste di viziatelli in area di guerra?

Anche qui non si cada in un discorso obsoleto, anzi anacronistico, ma, se è vero che il calcio è un’azienda ormai, come dire in un’azienda i social sono comunque monitorati, soprattutto dal punto di vista della reputazione. Non sia mai si chiami in causa la censura, questo sarebbe andare indietro di secoli, però, insomma una multa o una presa di posizione ci vorrebbe. Saremo curiosi di sapere i presidenti di Lazio, Borussia Dortmund, Inter ecc…come si porranno rispetto ai loro giocatori.

Calciomercato estate 2017: e ai tifosi? 

In questa interazione reticolare calciatore, società e giornalista sportivo, resta poi un’ultima osservazione: e i tifosi?

Per la verità è facile rispondere che i tifosi ormai valgono più per le dichiarazioni post – partita o post vittoria, che come reale fattore societario. Questo lo sappiamo già da un po’, nulla di nuovo. Specialmente da quando fra sponsor miliardari e diritti tv il tifoso non vale che un antipasto del food calcistico. Solo che spontaneamente, anche dopo la vicenda dei mille hashtag di Donnarumma, quanto conta il tifoso social in questo calciomercato?

I tifosi si collegano agli account dei loro beniamini per uno o due anni, li elogiano, incoraggiano, li esaltano e li criticano. Il mondo social network ha aperto un canale quasi diretto con i giocatori e questo loro lo sanno. Quindi, dobbiamo pensare che si divertano a prendere in giro un po’ tutti nel nome del Dio Denaro, che non siano più bandiere e che comanda la loro volontà. Direi, se m’è consentito, che più che comandare la volontà dell’abbandonare la squadra, di provare altre esperienze e di giocare una guerra mediale in casa propria (con la società e i tifosi di questa), qui si tratta di mancanza di buon senso. O addirittura educazione?

I giocatori della leva ’96, ‘98,2000 e 2001 sono nati e cresciuti al pari dei tifosi sui social network. Quindi è giusto che usino il loro account come meglio faccia piacere a loro, ma si ricordino che manifestare pubblicamente scontentezza, malore psicologico e desiderio di fuga ai proprio sostenitori inevitabilmente si ritorce contro di loro. Non è molto nè da milionari nè da furbi, insomma.

Calciomercato estate 2017: meglio tornare ai tempi di Balotelli e Ronaldo? 

Forse, forse di fronte a certi atteggiamenti sfrontati, insolenti e sprezzanti, come l’ultimo che va di moda (non presentarsi agli allenamenti o abbandonarli) converrà sperare di tornare indietro di dieci o vent’anni , quando Balotelli calciava la maglia per terra a San Siro e Ronaldo o Shevchenko scappavano in auto dalle vie secondarie delle sedi calcistiche. Certo, perché almeno così i tifosi intuivano, ipotizzavano e non sapevano nulla. Invece, adesso, non solo la cosa è manifesta e le società non sanno come fare, ma è palesemente esposta, con tanto di hashtag e insulti inevitabili.

Ha davvero senso esporsi così tanto per poi sentirsi tanto offesi? Non è meglio, come ha fatto recentemente Bonucci, nel passaggio dal Milan alla Juve tacere fino all’ultimo e poi esporre le proprie ragioni? Ovviamente nessuno non l’ha coperto di insuti, dalla sponda juventina, ma per lo meno la professionalità di un lauto stipendio ben pagato è stata onorata fino a conclusione di tutta la trattativa. Questo è innegabile.

E’ l’epoca dei giocatoi Twitter -Instagram social irrispettosi e sfacciati, probabilmente è la fine delle società dal pugno di ferro e dei tifosi social poco onorati.

E pensare che uno come Nesta o uno come Crespo, arrivati dalla Lazio al Milan e all’Inter si presentavano davanti al nuovo pubblico piangendo…

Come sono cambiati i tempi. 

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