Campioni e trofei, finisce un’era: quanto ci mancherà il “giuoco”

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Forse questa volta è davvero fatta. Manteniamo un pizzico di prudenza perché negli ultimi anni tanti sono stati i colpi di scena attorno al futuro del Milan, ma mai come questa volta si era parlato di firme, intese, cifre e preliminari d’acquisto.

La trentennale era di Silvio Berlusconi alla presidenza del club più longevo di Milano è giunta al termine. A darne notizia, a mezzogiorno di oggi, tutte le agenzie e principali fonti di informazione (anche quelle più vicine all’impero del patron uscente). Una sorpresa clamorosa perché arrivata proprio nelle ore in cui le fiammate cinesi sembravano esser tornate in stand-by e senza imminenti prospettive. Tanto è vero che l’acquisto del paraguayano Gustavo Gomez era stato catalogato fino a stamattina come estremo e isolato atto d’amore di un presidente non più in grado di andare avanti da solo ma comunque obbligato ad arginare i buchi di una rosa decisamente non all’altezza della tradizione. Probabile invece che, col senno di poi, proprio dietro l’acquisto del sudamericano si sia riversata tutta la fiducia provocata da un accordo che, firmato oggi, ha certamente prodotto rassicurazioni, nelle segrete stanze dei bottoni, già nei giorni precedenti.

Il Milan è arrivato al sospirato punto di svolta, qualche settimana dopo il nuovo cambio – sempre in salsa cinese – che ha riguardato l’Inter con Suning. Un riscatto cittadino, atteso, meditato (forse troppo, specie in area rossonera) ma che arriva finalmente a riportare sogni e fiducia in società da troppo tempo lontane dai vertici. Pare che Berlusconi abbia imposto clausole rigide su investimenti e traiettorie di spesa che la nuova proprietà dovrà esercitare fin dal suo ingresso. Non poteva essere altrimenti. Si tratta del resto di onorare la storia di un club che, fatta eccezione per gli ultimi anni, ha prodotto vittorie (ventotto) a tutte le latitudini. Una cosa seria, il Milan, in Italia, in Europa e nel Mondo. Promotore del “giuoco” come piaceva dire a Berlusconi nei momenti di massima estasi calcistica. Due punte e un trequartista, per attaccare sempre, e fare un gol in più dell’avversario.

Tanti i campioni lanciati dai rossoneri e che, in rossonero, hanno conquistato la gloria. Da Van Basten a Shevchenko, passando per Gullit, Baresi, Maldini, Seedorf e Inzaghi. Solo esempi di una sfilza clamorosa di calciatori-copertina che ha abbracciato un po’ tutti i continenti. Dall’Africa di Weah al Sudamerica di Kakà, Leonardo e Serginho, finendo un po’ malinconicamente nell’Oriente asiatico – prima ancora che societario, tecnico – impersonato dal mediocre giapponese Honda, calciatore-marketing di una società che al momento del suo acquisto era ormai giunta nella sua più completa fase discendente. A Tokyo, però, il Milan ha vinto Intercontinentali e sempre con l’Asia ha flirtato per almeno tre anni. La corsia giusta, la pista giusta, è ora finalmente arrivata. Berlusconi ha venduto il Milan, e consegnato per sempre alla leggenda il mito.

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