Cassano, l’addio al calcio: in fondo in fondo ci mancherai…

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Cassano Euro 2012

Antonio Cassano si congeda dal calcio dopo vent’anni di carriera. Una lettera al presidente dell’Entella è l’addio definitivo!

Riviviamo le emozioni che ha regalato nelle sue giocate sui campi

Di uno così ne nasce uno ogni mille anni! Di solito si attribuiscono frasi del genere ai personaggi più importanti e vincenti del calcio. Farne i nomi sarebbe superfluo, perché i campionissimi storici di sempre, i conoscono tutti. Ora, qualcuno  mi dirà, che paragonare Cassano a gente del calibro di Platini, Maradona, Pelé, Ronaldo ecc…. non è il caso. Infatti non lo è per niente sia come palmares che come figura di uomo-calciatore. Eppure sin da adesso lo sappiamo e lo sanno tutti i tifosi che l’hanno odiato e amato: Cassano ci mancherà. Ne sentiremo la mancanza come imitatore (celebre quella di Capello anni fa al Real Madrid); come show-man televisivo; come fantasista; come uomo-squadra. Come in tutti i personaggi che hanno fatto parlare di sé, c’è sempre da prendere del buono e del cattivo!

L’esordio con il Bari

Ma, per descrivere e parlare di Cassano sarà necessario tornare indietro di 19 anni. Era una fredda sera di dicembre e si giocava Bari-Inter. L’Inter era quella in crisi di Marcello Lippi e infatti perse 2-1 proprio a causa del talento di Bari -vecchia. Ero un ragazzino allora e in diretta vidi quel goal. Lancio lungo dalle retrovie, Cassano corre, stoppa con il tacco la sfera, poi se l’aggiusta con la testa, passa da sinistro a destro e poi calcia. Goal! Bari esplode e lui pure va a correre sotto la curva. Quel buontempone di Fascetti ci aveva ancora una volta visto giusto. Questo ragazzo era un fenomeno. Non a caso in men che non si dica, con la conferma della seconda stagione in A, il giovane Antonio conquista Bari e inizia a piacere ai grandi club.

La conferma del campione: la Roma

È la Roma di Fabio Capello e della famiglia Sensi ad aggiudicarsi il talento del giovanissimo barese. Sotto il sergente Capello, che lui stesso ha definito ieri “il più grande allenatore che abbia avuto“, il genio incontrollabile viene addomesticato e rende al massimo delle sue potenzialità.

Qualcuno ricorderà in Roma-Juve 4-0 con doppietta Cassano-Totti. In giallorosso arriva dopo la festa scudetto e segna 18 reti in 39 presenze raccogliendo ovazioni per le sue giocate e la stima, che poi diventerà amicizia, di capitan Totti. Il ragazzo fa impazzire tutti i tifosi romanisti e non: grandi goal di testa e di piede, assist sontuosi, giocate preziose e tanta classe. Per ora delle sue furbizie e dei “suoi colpi di testa” nemmeno l’ombra.

Genio e sregolatezza: si parte da Madrid e dalle cassanate

Ma il Pibe de Bari opta nel 2007 per il grande salto: Il Real Madrid. C’è ancora mister Capello, che lo conosce bene. Ma in terra spagnola a parte 4 reti e una celebre imitazione che fece il giro delle tv, Cassano non raccolse altro.

Si inizia a parlare di comportamenti scorretti, problemi con lo spogliatoio, ritardi e bagordi serali. Ma il suo repertorio di pazzie è solo all’inizio. È lo stesso allenatore triestino a creare una nuova parola solo per lui: “cassanate”!

Il ritorno in Italia e la rinascita con la Samp

Torna in Italia in terra genovese, alla Sampdoria dell’allora presidente Garrone. Con il compagno di reparto Pazzini ritorna anche a giocare a calcio. Stavolta è fantasista e di fantasia in campo ce ne mette. La Samp sotto di lui arriva a giocarsi un posto per l’Europa che conta. Regala ai suoi tifosi celebri punizioni, dribbling, assist, goal ed esultanze.

Ma ve la ricordate quella contro la Juventus quando da trenta metri in stile Quagliarella calciò al volo e soprese il portiere o il goal di tacco contro il Lecce o gli assist che consentirono a Pazzini di segnare goal facili facili. Qui ritrova tutto: testa, gambe, colpo sotto, goal di punta, punizioni, corner e se stesso.

Finalmente diventa Fantantonio. Un po’ perché per chi lo possiede al fantacalcio è un bonus continuo e un po’ perché anche in Nazionale sotto il Trap diventa l’unica speranza in una squadra asettica.

Ma anche con i blucerchiati non mancano comportamenti indisciplinati, faccia a faccia con gli arbitri, litigi con la società e messa fuori rosa del talentino.

Gli ultimi anni illuminati: Milan e Parma

Dal 2010 in poi inizia la sua seconda parte di carriera fatta di talento puro ed esuberanze comportamentali. Con i rossoneri torna a vincere trofei. Non è più titolare fisso come prima, ma sotto la guida del eclettico Massimiliano Allegri, riesce a tagliarsi una buona fetta di spazio. Trova subito l’intesa con Ibra e con i compagni. Regala goal importanti e decisivi per la conquista dello scudetto e per il cammino europeo. Il genio torna a rivestire i panni del giocatore pugliese. Il bambino d’oro. Anche perché diventa padre. Lui non segna più come prima, ma illumina la scena: trova il corridoio, la geometria, la palla giusta per liberare il compagno al tiro. A volte avvia l’azione e l conclude, in altri casi la fa concludere agli altri. Non segna, ma fa segnare. Quale milanista dimentica il duetto con Gattuso contro il Parma e il goal al volo di piatto?

È il fisico a fermare poi la sua classe smisurata. Un’ischemia e una lunga riabilitazione. E poi altra “cassanata”: dal Milan passa all’Inter. Ma qui a parte il litigio pesante e prepotente con Stramaccioni, di lui altro non resta.

Ben di più raccoglie la città di Parma, che si gode l’ultimo Cassano d’oro. 12 reti, la conquista del sesto posto e poi la fine della carriera.

Eh sì, perché da Parma se ne va a causa della richiesta di messa in moro contro i ducali e per il confronto violento a parole con gli ultras.

La sua reputazione è che era già in discesa. Cala totalmente. D’altronde Fascetti aveva avvisato tutti anni prima: dovete lasciarlo in pace, è giovane e va coltivato. Probabilmente Cassano stesso si è sempre ritrovato acerbo e immaturo.

Genio e sregolatezza: un repertorio unico

Considerando anche le giocate fantastiche in Nazionale, gli assist serviti a Balotelli e compagni, così come lo star dentro o fuori dal giro azzurro e il suo protagonismo agli europei del 2004 e quelli del 2012, non si può non parlare di genio. Era un giocatore che nonostante l’altezza a volte segnava di testa. Nonostante non avesse una massa corporea forzuta, faceva venire il mal di testa a tutte le difese avversarie. Nonostante entrasse per ultimo in rosa, sapeva sempre conquistarsi una maglia. Ha fatto impazzire di gioia platee come quelle di Roma, Milano, Genova e Parma.

Era uno di quelli che dava del Tu al pallone, che lo addomesticava e lo nascondeva. Celebri i suoi tocchi di punta, le sue sterzate, i suoi tacchi e i suoi cross pennellati.

Purtroppo non ha saputo sempre esserci con la testa. E alla fine, ieri nella lettera al presidente dell’Entella l’ha ammesso pure lui: “Con un altro carattere avrei potuto vincere di più e giocare meglio“. L’ultimo atto di resa (sarà vero o un bluff come dopo Verona?) è un atto di umiltà. Quella che gli è mancata dopo l’exploit del successo. Ancora oggi la sua idea è fissa: io sono Cassano e voi non siete niente.

Sulla Nazionale dice senza mezzi termini: “Non è una squadra decente. Colpa dei giocatori”. Uno che non le ha mai mandate a dire e che non vogliamo sperare diventi mai presidente di un club. Altrimenti avremmo un nuovo caso Zamparini!

Riuscirà a far cose belle?

E in ogni caso lui era, è e resterà così: sfrontato e geniale. Un po’ come quelli alla Best o Sivori o Gascoigne o Balotelli. Giocatori geniali, ma incontrollabili!

Ma chi dal calcio ha ricevuto tanto in termini economici, affettuosi e sportivi, altrettanto rende indietro. Così saluta il calcio il ragazzo di Bari vecchia: “Mi ha tolto dalla strada, mi ha fatto conoscere persone magnifiche, mi ha regalato una famiglia meravigliosa e, soprattutto mi ha fatto divertire da matti. Adesso comincia il secondo tempo della mia vita, sono curioso di dimostrare prima di tutto a me stesso che posso fare cose belle anche senza l’aiuto dei miei piedi“.

È l’ultimo interrogativo, ma è forse il più importante: ci riuscirà?

Intanto di lui s’è parlato sempre, nel bene e nel male. Vedrete che in questo momento di scarsa qualità tecnica uno come lui ci mancherà. 

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