Calcio Catania: Sempre più un lento incedere verso l’abisso?

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Prima pagina della sicilia dopo ripescaggio catania calcio

Catania Calcio: Una società prestigiosa che ora rischia la caduta infernale

Una storia scritta partendo dai campi più polverosi della Sicilia. L’Exploit nella massima serie e poi… la caduta verso l’Inferno.

Sì signori. Oggi abbiamo deciso di trattare del Catania Calcio. Abbiamo deciso di farlo perché lo merita la piazza, lo merita il blasone della società, ma soprattutto non si può tacere di fronte a quanto accaduto e sta accadendo nella città etnea.

L’inizio della fine: l’estate del 2015…

Il Catania è fresco di salvezza in serie B. Un campionato complicato. Difficile da decifrare, con i rossazzurri che faticano ad ottenere dei buoni risultati. La classifica è sempre più pesante e la posizione del Catania sempre più a rischio. Lo spettro della retrocessione in Lega Pro diventa ogni giorno più concreto. Una questione di tempo.

Qualcosa però cambia nell’andamento della squadra. I rossoazzurri cominciano a raccogliere vittorie e punti importanti. Preziosissimi per concludere il campionato lontano dalle zone calde della classifica.

L’obiettivo stagionale è così raggiunto. La Città e i tifosi possono gioire (per quel poco che c’è da gioire!) e tirare un bel respiro di sollievo: il Catania è salvo. Il prossimo anno si proverà a costruire una squadra capace di vincere il campionato di B.

Mentre i tifosi sognano un veloce ritorno nella massima serie ecco la doccia fredda.

L’inizio di quel calvario da cui, ancora oggi, il Catania non riesce ad uscire.

Come un fulmine a ciel sereno viene aperta una indagine che vede il presidente del Catania Calcio indagato. L’accusa è grave: “tentata combine di alcune partite del campionato cadetto”.

Il Catania rischia grosso, ma ovviamente la voce verrà smentita e il tutto verrà smorzato. Peccato che intanto…

Sappiamo tutti come siano andate a finire le cose. Il risultato fu una tremenda mazzata.

Società retrocessa in Lega Pro e -12 punti in classifica da scontare nella prossima stagione.

Nessuna possibilità di appello. Nessuno sconto per la Società etnea.

Il Catania è costretto a tornare all’inferno.

Dopo tanti anni di gloria, la luce sugli etnei si offusca, ma l’amore per la squadra non conosce categoria.

Catania: perché i colori sono rosso e azzurro?

Se c’è una cosa che ho imparato negli anni in cui ho vissuto lo stadio e la Curva è proprio l’amore spasmodico che unisce i tifosi a quei colori: Il rosso e l’azzurro.

U russu comu u focu da muntagna, azzurru comu u cielu e comu u mari, culuri ca mi fannu innamurari e beddi comu a chisti non ci n’è” [Il rosso come il fuoco della Montagna – l’Etna –, azzurro come il cielo e come il mare, colori che mi fanno innamorare e belli come questi non ce n’è].

Fa così l’inno che accendeva gli spalti prima delle sfide casalinghe. Un vero e proprio inno all’amore per il Catania.

Anche il Lega Pro e dopo l’ennesima onta mediatica caduta non solo sulla squadra, ma su tutta la Città, il Catania si cala in questa nuova realtà conoscendone tutte le difficoltà.

Su ogni campo è una “guerra”. La vicenda dei “treni del gol” pesa come un macigno e in ogni trasferta le offese superano gli attestati di stima.

Su ogni campo in cui i rossazzurri vanno a giocare il clima non è mai disteso, anzi… e il passare da impianti da 80mila spettatori a 1000 o poco più non è certamente il sogno di nessun tifoso.

Eppure la squadra reagisce bene. Cancella subito il gap in classifica e comincia a tirarsi fuori dalle zone d’ombra.

Il Catania è vivo. Ha voglia di far vedere che è lì per caso. Solo di passaggio. La società crede fortemente che nel giro di poco tempo la Lega Pro sarà solo un bruttissimo ricordo, ma non è e non sarà così.

I risultati sportivi non saranno sempre esaltati. La squadra dimostrerà di avere una doppia personalità.

Da una parte sfide di grande intensità e qualità, vittorie roboanti, dall’altra cadute incredibili e soprattutto impensabili. Tonfi che farebbero male a chiunque e che, ovviamente, tendono a lasciare strascichi, soprattutto in classifica.

Il Catania resta lì dov’è. I proclami di ogni inizio campionato restano parole. Solo fumo. Chiacchiere.

La società etnea sfiora più e più volte l’ambita promozione, ma mai direttamente. Mai vincendo il campionato e mettendosi al sicuro.

Il tutto passa da quei “maledettissimiplay-offs. Un gioco al massacro. Una sfida non solo contro le squadre del tuo stesso girone, ma anche contro le altre degli altri gironi.

Incroci ravvicinati in cui non puoi permetterti di non essere perfetto. In cui l’intera stagione, appena conclusasi, non conta un bel niente, come il piazzamento ottenuto al termine del campionato.

Servono altre qualità: costanza, freddezza, bravura e tanto taaaaaaaaanto culo.

Storia Catania calcio: dal mancato ripescaggio alle difficoltà odierne

Catania esplode. Esulta. C’è da festeggiare una promozione non ottenuta sul campo. La società etnea è stata ripescata in B. Che grande notizia! Si festeggia ovunque. Le strade sono piene di motorini impazziti e drappi e bandiere rosso e azzurre.

Si festeggia a Torre del Grifo.

Partecipa ai festeggiamenti anche la stampa, che mette in prima pagina un intero “Popolo” in festa.

Ma non sarà assolutamente così. Si giocherà al gatto col topo per una intera estate e anche oltre. Nessuna società verrà ripescata. Si andrà avanti per mesi. Da tribunale a tribunale. Di sentenza in sentenza.

In Lega Pro è il caos. La Serie B inizia senza alcun problema. Il Catania e altre società interessate non iniziano il loro campionato. Si attende sempre l’ultimo verdetto. Le speranze sono sempre più flebili e il braccio di ferro, alla fine, lo vince il Palazzo.

Il Catania è costretto a giocare il campionato di Lega Pro. È costretto ad un mercato frettoloso. È costretto a star fermo, mentre le altre società hanno messo minuti nelle gambe e punti in classifica.

Non è facile per nessuno ricominciare dopo una batosta del genere. Dopo l’ennesima delusione.

Il carrozzone non si ferma e non è possibile perdere dell’altro tempo. Si riparte, ma alla fine la storia non cambia. Il Catania ci prova, ma senza ottenere il risultato sperato.

La mancata vittoria dello scorso campionato brucia. E brucia ancora di più il fatto di non essere riuscito a centrare la promozione attraverso i play-off come fatto dal Trapani, che ha finito il campionato in mezzo a mille difficoltà societarie.

Storie parallele, molto simili, ma che hanno vissuto risvolti diversi. Il Trapani ha strappato il pass per la serie B, il Catania resta condannato ad un altro anno di Lega Pro.

Un’altra stagione. Assolutamente non facile. Con squadre di caratura pari a quella etnea. Bari, Avellino, Ternana, Catanzaro, Reggina e qualche altra possibile outsider. Tutte a giocarsi la vittoria del campionato. Tutte a giocarsi quella maledettissima promozione in Serie B.

La squadra viene assemblata tra mille difficoltà. La rosa subisce una nuova rivoluzione e in panca arriva un nuovo tecnico. Un altro ancora. L’ennesimo: Camplone.

L’avvio è esaltante e spettacolare. Netta vittoria al Partenio di Avellino, contro una diretta concorrente alla promozione. Poi il buio più totale.

I tifosi chiedono le teste di Lo Monaco e Pulvirenti. Si scagliano contro la Società. Contestano. Chiedono ed ottengono un incontro con il patron rossoazzurro.

Chiedono delle garanzie. Disattese al termine della passata stagione.

L’unico a pagare sarà mister Camplone. Un’altra volta il tecnico. Un’altra volta a cadere è la testa dell’allenatore.

Caos Catania: cosa sarà del futuro?

Siamo arrivati ai giorni nostri. La squadra ha ottenuto due importanti vittorie in trasferta: una in coppa Italia di categoria contro il Potenza, l’altra in campionato contro il Rieti. Due vittorie fuori casa. Il tallone di Achille di questo gruppo.

La classifica è impietosa. I rossazzurri sono ormai troppo lontani dalla vetta e l’unico obiettivo stagionale resta la qualificazione ai play-offs.

Una stagione iniziata bene, ma che sta trasformandosi nel più brutto incubo vissuto a Catania in questi ultimi anni.

Non solo per via delle prestazioni sportive che latitano, ma soprattutto per tutto ciò che sta accadendo fuori dal campo.

Le casse del Catania languono. La situazione finanziaria non è delle migliori e si sta facendo di tutto per evitare il fallimento.

Lo ha detto più e più volte Lo Monaco, lo ha confermato nella conferenza stampa in cui ha ufficializzato le sue dimissioni.

Il Catania “non sta bene” e ha “bisogno di aiuto”. Il tutto, però, passa inevitabilmente dai risultati non ottenuti in questi anni. Da quella promozione tante volte sfiorata, ma mai raggiunta.

Lo Monaco è stato un fiume in piena. Si è scagliato contro tutti e contro tutto. Ha messo nel mirino tifosi ed istituzioni, mettendo sé stesso e il Catania al centro del villaggio.

Ha fatto nomi e cognomi. Si è scagliato contro una frangia della tifoseria. Ha attaccato alcuni capi saldi della Catania ultras.

Ha fatto bene? Ha sbagliato ad alzare la voce? È stata tutta una cosa studiata a tavolino?

Qui nessuno vuole fare il processo a qualcuno. Qui nessuno vuole far passare per giusto qualcosa che non lo sia e per sbagliato qualcosa di altro. Qui nessuno ha in mano la verità per poter dire “è così. Punto e basta”.

Io credo che in questo gioco delle parti tutto sia importante allo stesso modo. Tutto abbia la propria importanza. Credo che sia un equilibrio abbastanza instabile, difficile da tenere su solo con le parole di una parte in gioco.

Tutte le componenti giocano un ruolo importante. Tutte le componenti devono avere “libertà di esprimersi”.

È importante il tifoso. Uno stadio senza tifosi è la cosa più triste in assoluto. Il tifoso ha il diritto di contestare, chiedere la testa dell’allenatore, può chiedere maggiore impegno ai giocatori o protestare contro una società rea di non essere all’altezza delle aspettative.

Il tifoso può arrogarsi alcuni diritti, ma non tutti. La contestazione civile va bene. Può essere condivisa e diffusa anche attraverso mezzi come questo.

Noi siamo nati come la “voce dei tifosi” e manteniamo la nostra identità nel tempo.

È giusto che il tifoso esprima liberamente il proprio pensiero, ma… e sottolineo MAnel massimo del Rispetto altrui.

Quando la “libertà di espressione” si trasforma in violenza, allora non è più tollerabile o giustificabile.

Noi siamo al fianco dei tifosi. Sempre. Ma non saremo mai dalla parte di chi usa la violenza per esprimere il proprio dissenso.

L’aggressione ai danni del direttore Lo Monaco non è “libertà di espressione”, non è “libertà di pensiero”. È solo un gesto vile. È solo un atto da condannare.

Ma è altrettanto importante non strumentalizzare un gesto compiuto da pochi ed etichettare una intera tifoseria. Una intera città.

Catania ha pagato, negli anni, un prezzo tropo alto. Catania e i catanesi meritano rispetto. Non può un gesto violento compiuto da “qualcuno” essere usato per colpire una intera tifoseria e un intero popolo.

Catania ha già mille problemi. Naviga tra mille difficoltà, non aggiungiamone altre.

Catania è stata vessata oltre le proprie responsabilità. È la Città che ha dovuto fare i conti con la vergogna, che ha visto il proprio nome infangato e la propria reputazione intaccata.

Da sempre. Siamo una realtà del Sud, con i mille problemi di una città del meridione, ma non siamo come ci dipingono.

La società calcistica è l’emblema di questa Città in grado di “risorgere”, di ripartire da zero. Volta dopo volta.

Il futuro non è roseo ed è parecchio incerto. Il Catania non può e non deve morire. Il Catania risorgerà dalle proprie ceneri come fatto in passato. Perché “Noi” siamo la Città che porta nell’anima queste parole: “Melior de cinere surgo”. E risorgeremo dalle nostre ceneri sempre più belli e sempre più vivi.

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