Catania, che succede? I rossazzurri naufragano con l’Akragas

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Fonte: Filippo Galtieri
Fonte: Filippo Galtieri

Digerire un ko casalingo, quando si parte con i favori del pronostico, è sempre difficile: lo è ancor di più quando la sconfitta arriva al termine della miglior partita giocata dal Catania nel corso di questo complicato inizio di stagione, segnato dai sette punti di penalizzazione e da tre trasferte consecutive in calendario. I pareggi contro Andria, Reggina e Matera avevano fatto storcere il naso ai più, con l’unica attenuante dell’imbattibilità mantenuta lontano dal Massimino: casella zero nelle sconfitte che, beffardamente, è venuta meno nel giorno più inatteso, quello del ritorno tra le mura amiche in una partita che sembrava fatta apposta per festeggiare al meglio i settant’anni del Calcio Catania.

Il presupposto è d’obbligo: nonostante la sfortuna, gli errori arbitrali e le imprecisioni degli attaccanti, sarebbe un grave errore minimizzare il passo falso dei rossazzurri in una domenica sera che si è presentata piovosa e fosca, quasi a presagio delle “sventure” che di lì a poco sarebbero capitate. Dopo un primo tempo in cui gli uomini dell’ex Pino Rigoli hanno faticato a esprimere il proprio gioco, in un 4-3-1-2 che ha visto il ritorno di Bergamelli al centro della difesa e quello di Di Grazia nel trio d’attacco, nella ripresa il Catania ha accelerato i ritmi: la traversa colpita da Di Grazia, la clamorosa topica del guardalinee in occasione del gol annullato a Calil per fuorigioco inesistente, le occasioni in serie capitate a Fornito, Biagianti e Russotto, sono state cancellate con un colpo di spugna dal blitz firmato al 94′ da Zanini. Il tiro del giocatore akragantino, troppo angolato per Pisseri, ha gettato nello sconforto i tifosi presenti al Massimino, ponendo interrogativi su una squadra che, almeno sulla carta, era attesa a un differente inizio di campionato.

Cosa succede dunque al Catania? Difficile capire i passi indietro che hanno portato a 3 punti in 4 partite, dopo il brillante esordio con la Juve Stabia. L’appannamento dei due bomber Calil e Paolucci è evidente, palesato dal fatto che i rossazzurri sono andati a segno solo in due incontri sinora. La tenuta difensiva è senza dubbio da rivedere: il gigante brasiliano Drausio lascia più di qualche perplessità, così come l’assenza di Nava sull’out difensivo di destra non è stata ben rimpiazzata da Parisi. In più, le scelte di Rigoli non convincono: insistere sul lento argentino Scoppa a metà campo, così come non regalare il giusto spazio a un Di Grazia esplosivo, magari sacrificando qualche “mostro sacro” in attacco (l’abulico Paolucci in primis), sono decisioni che lasciano perplessi i tifosi dell’Elefante.

Il tutto, non dimentichiamolo, sullo sfondo di una situazione societaria che non è idilliaca: tre anni da incubo hanno inevitabilmente lasciato il segno, sul morale dei tifosi e nelle casse di una società impegnata in una difficile ripartenza. Il recupero infrasettimanale col Fondi, quindi, arriva al momento giusto: trascorrere sette giorni col fardello dello 0-1 di ieri sera sarebbe stato fin troppo pesante, scendere immediatamente in campo potrebbe essere la giusta medicina. Mercoledì sera urgono i tre punti, unico balsamo in grado di lenire i dolori dell’ultima sconfitta e di ridare certezze a un gruppo che ne ha tremendo bisogno, eliminando poi (cosa non da poco) quel maledetto segno meno che costituisce una zavorra odiosa, pesante eredità degli errori seriali commessi in passato.

Fonte immagine: Foto Filippo Galtieri

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