Catania, il “complesso da trasferta” continua

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Il Catania, come da tradizione, continua ad andare a corrente alternata: sono infatti sostanziali e oramai storiche le differenze tra il rendimento casalingo e quello in trasferta. Bene al Massimino contro l’Akragas in Coppa Italia e benissimo nella prima di campionato contro la Juve Stabia: lontano dalle mura amiche invece, dopo il buon pari di Coppa a Siracusa, arriva il sofferto 0-0 di Andria. E’ giusto sgombrare subito il campo da equivoci: il segno X arrivato contro una delle formazioni più interessanti della Lega Pro, schierata da Favarin con un offensivo 4-2-3-1 tutto corsa e pressing, è risultato soddisfacente per morale e classifica, consentendo ai rossazzurri di mantenere l’imbattibilità e avvicinare quota zero. Dal punto di vista della qualità del gioco e delle prestazioni dei singoli, però, il passo indietro rispetto allo scintillante 3-1 della settimana precedente contro la Juve Stabia è palese.

Alcuni uomini chiave,da Calil a Russotto passando per Scoppa e Silva a centrocampo, sono apparsi spaesati e sottotono: i due sudamericani, in particolare, non hanno brillato in fase di filtro, lasciando al solito impeccabile capitan Biagianti il compito di cantare e portare la croce. Preoccupanti anche alcuni errori della coppia difensiva Drausio-Bastrini, autrice di alcuni svarioni che hanno portato più volte gli attaccanti pugliesi a tu per tu con l’estremo difensore etneo Pisseri: menzione speciale proprio per il numero 1 rossazzurro, autore di tre interventi salva-risultato. Per fare un campionato di vertice la continuità è importante: occorrerà migliorare la qualità delle prestazioni fuori casa per poter fare la voce grossa in ottica promozione.

Gare condotte così timidamente, infatti, possono spesso finire in maniera peggiore: stride, da questo punto di vista, pensare a come sia il Catania a dover maggiormente recriminare per un solare calcio di rigore non concesso dall’arbitro su atterramento di Paolucci a inizio ripresa. Le veementi proteste dei calciatori in campo non hanno scalfito l’imperturbabilità di Luciano da Lamezia Terme, autore di un errore sottolineato anche dall’allenatore dell’Andria. L’altro sussulto rossazzurro della trasferta pugliese porta la firma di Marco Biagianti che, a tempo quasi scaduto, si ritrova a tu per tu col numero 1 dell’Andria Cilli, scoccando una conclusione che si infrange sul palo. Il legno timbrato dai padroni di casa con Fall pochi secondi dopo, fa però scomparire ogni possibile rimpianto e recriminazione: è bene tenersi stretto questo 0-0, a patto che si faccia tesoro di prestazioni del genere per evitare passi falsi da non compiere se si vuole condurre un campionato di vertice.

Passando dal campo alla scrivania, non desta poi grande sorpresa il disimpegno del magnate messicano Jorge Vergara in merito al possibile acquisto del Calcio Catania: con un comunicato ufficiale apparso ieri lo studio Catarraso, advisor italiano del gruppo Omnilife (che fa capo a Vergara), ha reso pubblica la volontà di non presentare alcuna proposta d’acquisto. Decisione nell’aria ormai da tempo che, di fatto, sgombra il campo da equivoci: che piaccia o no, il futuro della società rossazzurra è nelle mani della Finaria e, quindi, di Nino Pulvirenti. Elemento, quest’ultimo, che non fa certo felici i tifosi: l’autore dello sfacelo dell’ultimo triennio è ancora sullo sfondo, anche se la presenza di Pietro Lo Monaco in veste di direttore generale (e di futuro azionista?) rasserena almeno in parte l’ambiente, dando in apparenza un equilibrio che, da queste parti, sembrava irrimediabilmente perduto.

Il rinvio della gara casalinga contro il Fondi a mercoledì 28 settembre, per la concomitante presenza del premier Renzi nella Città dell’Elefante, fa sì che il prossimo impegno sia una partita di grande fascino che evoca ben altri palcoscenici: mercoledì 14 sarà Reggina-Catania, incontro che un decennio fa si giocava nella massima serie. Ricordi del genere possono far male ai tifosi rossazzurri, considerando soprattutto il difficile presente: pensare però al sinistro con cui Giorgio Corona firmò nell’autunno del 2006 l’ultima vittoria siciliana al Granillo, a suggello di una gara sofferta ma giocata col coltello tra i denti dall’allora truppa guidata da Pasquale Marino, potrà senza dubbio servire da ispirazione a Calil e compagni per spingere sull’acceleratore, evitando le disattenzioni viste domenica al Degli Ulivi di Andria. Tutto questo nella speranza che, giovedì prossimo, si possa celebrare il degno erede di Re Giorgio, dieci anni dopo il suo gol partita.

 

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