Il Catania e l’incubo “pareggite”: a Taranto è solo 0-0

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Cinque pareggi in sette partite di campionato, sei gare senza successo, quattro pari in altrettanti incontri giocati fuori dalle mura amiche. A poco serve consolarsi dell’imbattibilità fuori casa: dopo l’ennesimo segno X registrato a Taranto, contro una formazione mutilata da numerose assenze e quasi mai pericolosa in avanti, rimane intatta e quantomai attuale la sensazione di un Catania ancora convalescente, in leggero miglioramento dal punto di vista atletico ma troppo poco brillante negli uomini cardine, quelli che dovrebbero fare la differenza e soprattutto sbloccare le partite.

L’attacco è il primo reparto sotto esame: ancora scena muta in avanti, nonostante la mezza rivoluzione apportata da Rigoli nel match dello Jacovone. Di Grazia e Barisic hanno affiancato Michele Paolucci, con Russotto che per la terza gara di fila è partito dalla panchina: i due giovani esterni d’attacco rossazzurri sono stati i migliori in campo, cercando di apportare corsa e vivacità. Di Grazia, in particolare, è arrivato vicino al gol in due occasioni: grinta da vendere per il ragazzo calcisticamente cresciuto a Torre del Grifo, a differenza di un Paolucci che appare sempre più spaesato, fuori dal gioco, poco incisivo.

Meglio il centrocampo: il trio Bucolo-Di Cecco-Biagianti ha dato sostanza ed equilibrio ma, da contraltare, non ha fornito varianti alla manovra offensiva. Nessuno dei tre centrocampisti, infatti, vanta capacità d’inserimento e visione di gioco tra le proprie caratteristiche principali. La speranza, in tal senso, è che l’argentino Scoppa si ambienti velocemente, dato che il Catania non ha tra le sue fila un doppione del regista ex Boca Juniors. Bene la difesa, reparto che Rigoli sembra aver registrato soprattutto dopo il rientro in campo di Bergamelli.

Non prendere gol è ovviamente fondamentale: il grande problema, però, è che gare come quelle di ieri sera andrebbero portate a casa. Il Taranto è sembrato avversario in balia del Catania sin dal calcio d’inizio: non uscire dallo “Jacovone” con tre punti è un peccato mortale, che evidenzia i limiti di una squadra che ancora non riesce a esprimere tutto il suo potenziale.

La domanda è lecita: cos’è che non va? Perché i rossazzurri hanno vinto solo una delle prime sette partite giocate, segnando la miseria di cinque reti? Assodato che la situazione societaria rimane complicata, è altrettanto evidente come quelli che avrebbero dovuto essere i giocatori più importanti nel progetto tecnico stiano deludendo: Scoppa in mezzo al campo è troppo lento e discontinuo, Calil e Paolucci in avanti sono l’emblema dell’inconcludenza, il terzino sinistro Djordjevic quasi mai ha convinto tifoseria e addetti ai lavori.

Capitolo Pino Rigoli: l’allenatore siciliano sta forse pagando lo scotto di essersi seduto per la prima volta in carriera su una panchina importante. Catania è una nobile decaduta, con una piazza focosa ed esigente pronta a esaltarsi quando arrivano vittorie in serie, così come a deprimersi e infuriarsi in caso di risultati negativi. L’impressione è che il tecnico non abbia ancora trovato il bandolo della matassa: il suo modo di gestire la partita (scelte iniziali discutibili, cambi spesso ritardati) non convince, inutile negarlo. Andando di pareggio in pareggio, purtroppo, non si va lontano: questa “pareggite” porterebbe l’Elefante dritto all’inferno, soprattutto con quel -7 in classifica che, col passare del tempo, diventa un fardello sempre più pesante da portare. L’unica medicina a tutti i mali, nello sport, è la vittoria: il derby col Messina di domenica al Massimino potrebbe arrivare al momento giusto per sancire una necessaria inversione di marcia.

Fonte Immagine: Foto Filippo Galtieri

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