Champions League, Inter al Camp Nou per un’altra sfida epica

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Champions League, Inter al Camp Nou per un'altra sfida epica

Champions League: Barca-Inter. Si torna al Camp Nou

Che notte quella notte

Fu la notte dell’espulsione ingiusta e troppo frettolosa di Thiago Motta. Della sofferenza.

La notte del “pullman parcheggiato davanti la nostra area di rigore”. Sì, perché dopo la strepitosa vittoria dell’andata bisognava stringere i denti.

Fu, così, la notte della paura e degli spettri: di fronte avevamo il miglior Barça di sempre, in uno stadio infernale. Tutto era stato preparato ad hoc. Tutto in direzione della loro “remuntada

Fu la notte della stratosferica parata di Julio Cesar su Messi. Del gol annullato a Bojan. Di una sconfitta mai stata così indolore.

Fu la notte della liberazione al triplice fischio, degli idranti accesi appositamente per rovinarci la festa, della corsa sfrenata di Mou in mezzo a tutta quell’acqua, delle urla e delle lacrime per aver realizzato un’impresa.

Fu una notte epica per ogni tifoso nerazzurro. Che fosse lì, presente allo stadio, o in qualsiasi angolo sperduto del mondo a guardare il match davanti al televisore.

Fu la notte delle mille emozioni. La notte in cui, ricordo, ormai senza voce, in lacrime, saltai in braccio al mio coinquilino gobbo, festeggiando con lui quella sofferta qualificazione. Abbracciandolo così forte che stavo quasi per strozzarlo. E fu l’unica volta che mi spinsi così tanto con un gobbo.

Fu la notte in cui i nostri undici eroi scrissero una pagina importante nel libro della nostra storia. La notte in cui undici ragazzacci in maglia nerazzurra spinsero nell’Ade i sogni di gloria dei catalani per regalarsi e regalarci un sogno chiamato Champions League.

Un’impresa da tramandare ai posteri. Da raccontare proprio come le gesta dei famosi condottieri della nostra narrativa.

Neanche il tempo di godersi la vittoria in extremis contro il Milan nel derby cittadino, che si torna subito in campo ed è logico ripensare a quella magnifica notte che ci spalancò le porte della finale di Champions.

Era di certo un’Inter più matura. Con tanti uomini chiave. Una Inter costruita per vincere. Affrontammo i migliori in assoluto. Battemmo coloro che per molti aspetti erano “invincibili”.

Una storia romantica, con un lieto fine tutto nerazzurro.

Ieri come oggi

Oggi la storia si ripete e ha con sé questo strascico proveniente dal passato, rafforzato ancora di più dall’ennesima impresa compiuta in campionato. Dalla vittoria al fotofinish con il Milan.

Una emozione dopo l’altra. Adrenalina su adrenalina.

Domenica con il Milan è stata una partita strana. Noi abbiamo fatto qualcosa in più, ma il risultato sembrava fosse inchiodato sullo 0-0. Più passavano i minuti e più sembrava che la partita dovesse finire senza un vincitore. Un pareggio che sarebbe stato stretto a noi, e troppo largo al Milan. Quel punto a loro sarebbe valso come una vittoria.

Poi l’episodio. I soliti protagonisti: Vecino e Icardi. L’uruguagio a capo chino, senza nemmeno guardare, mette dentro una palla interessante dalla destra, il bomber argentino è lì, lesto ad approfittare dell’uscita a vuoto del portiere rossonero e mandare in delirio il popolo nerazzurro assiepato sugli spalti.

Dalla sfida contro il Tottenham, quella che ha dato il via alla riscossa nerazzurra, la nostra Inter ci ha dimostrato di avere palle e cuore. Di avere fame. Di aver voglia di lottare fino all’ultimo.

Il gol nel derby è l’ennesima dimostrazione che questa squadra ha ritrovato la via che aveva per un attimo smarrito. Ha ritrovato il congiungimento con la squadra dello scorso anno: quella che sapeva soffrire, che prima o poi riusciva mettere la zampata giusta per vincere la gara.

Un’altra stupenda e meritata vittoria nel finale. Segno che le gambe stanno cominciando a girare per bene. Segno di una forma che va sempre a migliorare. Si gioca sul fisico. Sui nervi.

La squadra svuotata. Priva di cattiveria delle prime giornate è scomparsa. Ha lasciato il posto alla sorella più cattiva, più decisa… più affamata.

Avevamo bisogno di ritrovare lo stesso gruppo che avevamo lasciato la notte dell’Olimpico, la notte in cui i nostri due condottieri sud americani ci hanno regalato il sogno europeo.

Questa notte si torna al Camp Nou. Una sfida totalmente diversa da quella di “quella notte”.

Noi non siamo quella Inter. Loro non sono quel Barcellona

Quella notte significava per noi tutto, sapevamo che non avevamo altra occasione. Che serviva resistere nella tana del lupo. Che sarebbe stata una lunga notte di sofferenza. La posta in gioco era alta. Altissima.

Questa notte affrontiamo un Barça ben diverso, ma pur sempre pericolosissimo. Non ci sarà Messi. Dimostrano di avere qualche piccolissimo problemino, ma… sono pur sempre una squadra da temere e che ha l’Europa nel suo Dna.

Noi siamo una squadra giovane. Che manca da troppo tempo da questi palcoscenici, con giocatori alla primissima esperienza internazionale.

Questa sera sarà tutto diverso. Andremo lì per cercare di non prenderle, perché non siamo ancora maturi come quella grande, grandissima Inter.

Oggi i nostri trascinatori hanno facce e nomi diversi. Sono anche più giovani di coloro che calcarono il terreno di gioco in quella notte. Per loro era l’ultima possibilità, per coloro che tra poche ore scenderanno in campo, invece, il futuro è ancora lungo e roseo.

Il battesimo del Camp Nou sarà per loro (e per questa nostra nuova Inter) un banco di prova veramente importante.

Mettiamo da parte il derby. Dimentichiamo ciò che abbiamo fatto solo 72 ore fa e tuffiamoci in questa nuova sfida dal sapore sempre particolare.

Continuiamo a seguire il nostro sogno. Continuiamo a stupire.

Chissà che non torneremo ancora a Barcellona per giocarci qualcosa che valga più dei punti di un girone. Proprio come quella notte.

Proprio come quella Champions.

Senza paura. Senza timore. Andiamo lì a giocarci la nostra partita.

Milan. Barca e Lazio. Dimostriamo il nostro vero valore in questa settimana terribile, ma in cui noi tifosi siamo gasati a mille.

#Interishere ma anche noi tifosi lo siamo.

Grazie ragazzi!

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