Chievo di Ventura, il commento della tifosa: ma dove stai finendo?

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Chievo-Atalanta

Sventurati, nonostante l’arrivo di Ventura (un gioco di parole che fa ridere ma allo stesso tempo dice molto)

Contro l’Atalanta è una prestazione a dir poco incommentabile. Con l’entrata in scena del nuovo allenatore ci si aspettava una minima reazione, cosa che non è avvenuta. Squadra senza spirito e senza identità, in una partita in cui più che mai erano chiamati a tirar fuori carattere. È il Chievo più brutto degli ultimi tempi. Vediamone le pagelle!

Chievo-Atalanta: la cronaca

Il Chievo non è mai entrato nel vivo della partita. Niente gioco, niente cattiveria e niente spirito di squadra. Ventura, per rimanere in linea con la sua filosofia, sceglie un 3-5-2. Modulo che si dimostra sin da subito inadatto per una partita di questo tipo, specie se ti trovi a dover contenere giocatori di altissima qualità, come Gomez e Ilicic (senza dubbio migliore in campo).

L’Atalanta ha vita facile. Il primo tempo finisce 2 a 0 con gli uomini di Ventura in 10, complice l’espulsione di Barba. Giocatore che si è dimostrato inesperto vista l’ammonizione al 2′ di gioco e la conseguente espulsione a causa di un doppio giallo proprio sul finire della prima frazione di gioco. A questo punto per il Chievo si prospetta difficilissimo rimontare.

Nel secondo tempo, in curva si spera in una reazione, almeno dal punto di vista caratteriale. La situazione, però, nel giro di pochi minuti precipita ulteriormente. Arrivano uno dopo l’altro il terzo e quarto goal (tripletta di Ilicic). Chievo che non accenna ad una minima reazione, né sul piano del gioco, né sul piano morale. La partita si conclude con il quinto goal dell’Atalanta e un goal di consolazione (ma quale consolazione?) per il Chievo, su rigore.

Dov’è finita l’anima del Chievo?

La squadra ha perso completamente la sua identità, che negli ultimi anni è sempre stata ben definita. Oggi si può dire che il Chievo non abbia giocato. Ha avuto un atteggiamento rinunciatario dall’inizio alla fine. Ne è prova il fatto che la prima occasione da goal è arrivata solo nella seconda parte del secondo tempo, con un palo di Birsa.

La cosa più sorprendente è che tutti, nell’ambiente Chievo, si aspettavano una reazione proprio a livello caratteriale dopo un inizio così deludente. Aspettative che sono maturate anche sentendo le parole di Ventura in conferenza stampa, che ha sottolineato come volesse un atteggiamento propositivo. La delusione, così, è stata doppia.

Di chi è la colpa? 

Allo stadio tutti hanno opinioni diverse. C’è chi condanna il presidente Luca Campedelli per non aver operato in un certo modo nella campagna estiva di mercato.

Chi invece critica i giocatori, che dall’inizio dell’anno non hanno mai messo in campo il solito carattere.

La cosa certa è che non si può puntare il dito solo ed esclusivamente contro il nuovo allenatore, che in due settimane non può aver portato a termine una rivoluzione totale. Sicuramente la sua prima partita al Chievo non fa ben sperare i tifosi che, come detto, sono arrivati allo stadio speranzosi di vedere un cambiamento.

A questo punto, però, le redini del gioco le tiene proprio Ventura. Deve essere lui in grado di prendere in mano la situazione, dare una “svegliata” a tutta la squadra e cercare di farli uscire da questa situazione infernale. L’allenatore dovrà essere in grado di entrare nella mente dei giocatori e trasmettere loro messaggi positivi e di autostima. Autostima che ovviamente in questo momento non hanno.

I segnali dei tifosi fuori dal campo arrivano

Nel frattempo, anche i tifosi hanno iniziato a perdere la pazienza. Ormai siamo alla nona giornata ed urge un cambiamento. O si sceglie di lottare, o si finisce nel baratro più totale. Al Bentegodi, dopo l’ennesimo goal subito, i supporters gialloblu decidono di uscire dallo stadio in segno di protesta. Situazione surreale, mai vista in una partita del Chievo. E’ senza dubbio un segnale molto forte. Perché i tifosi del Chievo si sentono presi in giro da una squadra che non sta facendo nulla per rialzarsi. Stiamo parlando veramente di una cosa mai successa prima d’ora al Bentegodi, simbolo di quanto sia grave la situazione.

La contestazione è alle porte. Questa servirà sicuramente alla società per capire che i tifosi sono disposti anche a perdere, ma pretendono di vedere quella voglia di lottare su ogni pallone, quella grinta che ormai manca da un po’ di tempo al Chievo. Serve ora, perché la situazione è tesa, molto tesa.

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