Ciao Mondo…

342
Ciao Mister...

Un tributo doveroso ad un uomo che ha reso grande il calcio di provincia, che ha lottato fino in fondo contro un male, che alla fine ha avuto la meglio su di lui. Ciao Mister…

Emiliano Mondonico, un nome che in molti suscita grandi ricordi ed emozioni indescrivibili.

Eh si, perché il Mondo è stato capace di agguantare imprese che nessuno si sarebbe mai sognato di fare.

Chiedetelo alla gente di Cremona, che nel 1984 si è vista catapultare la squadra della propria città in Serie A dopo ben cinquantaquattro anni di assenza, grazie ad un capolavoro messo a segno da un trentasettenne che sedeva in panchina, e che per quei colori rosso e grigio stravedeva.

Che affascinante il Torino di Mondonico.

Chiedetelo alla gente di Torino, sponda granata, resa di nuovo grande dopo anni fuori dai palcoscenici più illustri del campionato italiano, riportandola vittoriosa sul podio della Coppa Italia 93-94, e su quello, magari meno importante ma comunque prestigioso, della Mitropa Cup 1991.

Però, durante l’era torinese c’è da segnalare quella che probabilmente rimane la più grossa delusione della sua carriera, ovvero la sconfitta in finale di Coppa Uefa contro l’Ajax di De Boer, Winter e Bergkamp, in cui il Mondo divenne celebre per il sollevamento di una sedia, in protesta di fronte ad un arbitraggio troppo a favore degli olandesi.

Un gesto forse sgraziato ma che è rimasto negli annali, perché rappresentava la genuinità di un uomo, prima che di un allenatore.

Negli anni a venire si ricordano i meravigliosi anni alla guida dell’Atalanta, l’esperienza poco fortunata a Napoli, dove forse non ha trovato il suo ambiente ideale, i due anni a tenere le redini del Cosenza, la stagione da traghettatore per la rinascita della Fiorentina, il ritorno a Cremona.

E infine l’avventura sulla panchina dell’Albinoleffe, dove nel suo piccolo ha reso magnifica una piazza ai margini della città di Bergamo, portandola nel 2011 ad un’insperata salvezza ai danni del Piacenza.

E da questo suo ultimo impegno si intuisce quanto fosse manifesta la sua dedizione al lavoro, qualità che lo ha contraddistinto nell’arco della sua ultratrentennale carriera da allenatore.

Nel periodo passato nella Bergamo biancoceleste una sfida ben più importante l’ha visto protagonista: un tumore che lo ha costretto ad allontanarsi dai campi da gioco per un po’ di tempo. Un male che era riuscito a sconfiggere, ma che successivamente si è ripresentato.

Ci lascia un maestro di calcio, che ha insegnato a tutti noi il valore della semplicità, del sacrificio, della genuinità. Un uomo che ci ha insegnato che se ci si arrende si è perduti, un uomo che ci ha fatto amare il calcio nella sua accezione più pura e naturale, perché come lui stesso diceva:

 «Il calcio è qualcosa di personale, è un’esperienza unica che va vissuta. Non è un sentito dire».

Ciao Mondo!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.