Il cinese del vicino è sempre più al verde

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A pochi giri di boa dalla metà del campionato, le valutazioni sulla proprietà cinese dell’Inter e quella del Milan si sono ribaltate. Entusiasmi e preoccupazioni hanno lasciato spazio ai verdetti del campo, Milano vive di umori diametralmente opposti

Quest’anno non mi sono espresso sul mercato estivo. Troppo facile giudicare a caldo (e al caldo) quando la campagna è appena terminata e le valutazioni sull’operato di una società sono direttamente proporzionali a quelle dei cartellini. Di esperti di mercato ve ne sono già molti, pronti a sparar sentenze sull’andamento della stagione come se poi in campo scendessero le fideiussioni. Tanto poi tutti si dimenticano cosa hai detto, e due mesi dopo puoi smentirti totalmente parlando di disastro totale o di incompetenza.

Esattamente ciò che sta accadendo ora a Milano. Ad Agosto gli umori sulle due sponde del Naviglio erano agli antipodi. L’Inter veniva da una stagione disastrosa, la prima della nuova proprietà cinese Suning, chiamata dunque ad ingenti investimenti per invertire la rotta. Le richieste della piazza non sono però mai state ascoltate; rivoluzione sì, ma low cost. Arrivano così Spalletti e Sabatini, mentre il mercato porta Borja Valero, Skriniar, Vecino, Cancelo, Dalbert e Karamoh. Chi si aspettava Di Maria e Vidal rimane logicamente deluso.

“Colpa” anche del nuovo Milan cinese, che sembra non badare a spese pur di metter su una squadra competitiva fin da subito. 200 milioni spesi per giocatori più o meno altisonanti, Bonucci su tutti. I tifosi rossoneri sono euforici, prendono in giro i cugini e torna l’entusiasmo. La dirigenza cinese può già definirsi soddisfatta a vedere i dati sugli abbonamenti. I giornali danno ampio risalto alle vicende rossonere, candidano già gli uomini di Montella allo scudetto e bacchettano l’Inter perché evidentemente è finita nelle mani del cinese sbagliato.

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Il resto è storia nota. E’ facile parlare col senno di poi, lo so, ma è pur sempre vero che è meglio farlo con riscontri reali da valutare piuttosto che su proiezioni ipotetiche. Non per fare quello che “te l’avevo detto” (anzi, assolutamente sì), però quando tutti incensavano il nuovo super Milan, a qualcuno di noi era venuto il dubbio “ma cambiando così tanto siamo sicuri che vada tutto bene?“. Perché adesso prendersela con Kalinic, Silva e Calhanoglu è come sparare sulla croce rossa, eppure bastava andare ad approfondire un attimo di più qualche mese fa per capire che non stavano arrivando Suarez, Neymar e Messi, e che avrebbero avuto bisogno di tempo. Potevamo saperlo tutti che Kessie e Conti sono due ottimi giovani, ma che tra Bergamo e San Siro passa molta più distanza degli effettivi km di autostrada. Oppure che Bonucci era quello che più avesse da perdere dal cambio da un sistema di gioco collaudato in cui giocava con consapevolezza e memoria ad uno in cui intorno ha degli emeriti sconosciuti. Ricordate i primi due anni a Torino?

Io ero il primo scettico nei confronti della scelta Spalletti, che pareva l’ennesimo piano B. Il tecnico però ha saputo entrare nel mondo Inter con umiltà e portando subito fatti. Ha cambiato la mentalità di una squadra ormai svuotata, le ha ridato consapevolezza ed autostima, ma soprattutto un’idea chiara di cosa fare in campo. Ha preteso pochi, mirati acquisti e per il resto ha fatto benissimo con il materiale che aveva. E anche laddove il mercato ha per ora deluso nei suoi acquisti più costosi ed attesi, Cancelo e Dalbert, ha messo una pezza rigenerando Nagatomo, D’Ambrosio e persino Santon.

Così ora abbiamo un’Inter lassù, momentaneamente con Juventus e Napoli, che molto più quotate non sono riuscite a batterla in casa propria; addirittura diventata a un tratto capolista, ancora imbattuta e con la miglior difesa, il capocannoniere attuale ed il miglior assist man. Una squadra solida, quadrata, anche allo Stadium, dove per qualcuno “ha parcheggiato il pullman“, ma di tanti che ci hanno provato contro gli “imbattibili” bianconeri degli ultimi sei anni, pochi ne sono comunque usciti indenni. E chi aveva più bisogno di vincere sabato sera non era certamente Spalletti.

Al contrario il Milan è fuori dalla zona Champions, in netto ritardo ed in una sola settimana ha all’attivo un esonero, il rocambolesco, storico pareggio di Benevento e la figuraccia in Europa League. Un’escalation che ai tifosi rossoneri sicuramente non può che spaventare.

Che poi il discorso è sempre lo stesso di quest’estate, gli umori variano comunque in base alla condizione dei rivali. Perché il cinese del vicino sembra sempre più al verde.

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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