Cuore rossonero: Suso l’estro mancino che serviva al Milan

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Suso dopo il gol per il Milan nel derby

Suso è arrivato a Milano nella sessione invernale del 2015. Solo ora, dopo un anno di adattamento, i milanisti iniziano a scoprire le potenzialità di questo ragazzo: un estro mancino fondamentale

Suso ovvero all’anagrafe Jesús Joaquín Fernández Sáez de la Torre è un ragazzo nato a Cadice il 19 novembre 1993. Dopo due altalenanti stagioni fra Liverpool e Almeria, giunge a Milano il 17 gennaio del 2015. Arriva in piena gestione Inzaghi, ma i rossoneri fra alti e bassi disputano una stagione da dimenticare. Incide poco lo spagnolo, perché non trova nè condizione, nè posizione e già lo si rammenta fra i “pacchi” delle ultime stagioni.

L’anno dopo è la volta della guida tecnica di Sinisa Mihajlovic. Nonostante il cambio di timoniere, anche con il serbo, lo spazio che l’iberico trova è davvero limitato. Qualche partita da trequartista puro e si subentrante all’imprescindibile Bonaventura

Solo a Genova, sotto Gasperini, lo spagnolo inizia a farsi conoscere nel nostro campionato. Buon rendimento, qualche assist e alcune reti di pregevolezza incantevole.

SUSO E LA CHANCE DELLA NUOVA GESTIONE

Così torna a Milano, sotto la guida di Montella, più per obbligo contrattuale che per determinazione. Pochi sono convinti che rimanga ancora fra le file dei rossoneri. Montella, tuttavia, vi individua la chiave d’accesso del suo gioco. Nasce un 4-3-3, dove lo spagnolo stavolta trova il posto che merita e sopratutto gioca in una posizione più confacente alle sue caratteristiche: esterno destro d’attacco, con talvolta compiti da mezzala e la possibilità di offrire assist deliziosi ai compagni. E’ la svolta. Meno male che Montella non ha gettato via questo talento naturale, questo sinistro educato, perché lui è l’estro mancino serviva al Milan. 

Nel Milan copre tutti i compiti della fascia destra: recupera palloni, aiuti il terzino, rilancia l’azione, crossa per i compagni e se rientra, con quel mancino pronto, sono guai per gli avversari.

SUSO E LA CARICA DEI TIFOSI

Suso, dopo la doppietta nel derby, con due goal di grande qualità tecnica e personalità, entra di diritto nella storia rossonera. Il suo tiro è davvero formidabile: potente, preciso, fulmineo e devastante. Pochi portieri finora si sono salvati dal suo mancino e se l’hanno fatto, è perché la faccia l’hanno messa i difensori avversari. Quando guarda la porta e nei suoi occhi riluce l’intento di calciare, i tifosi di San Siro sono in visibilio: un secondo dopo potrebbe arrivare un gran goal; sotto la traversa, nell’angolino, piazzato o con il destro. Lo stadio avverte quella tensione, che solo quei mancini come lui ti sanno dare. Se poi segna, come nel primo tempo del derby, la carica emotiva si fa ancora più forte.

SUSO: PERNO DELLO SCACCHIERE MONTELLIANO

Ormai Suso è un perno dello scacchiere tattico di Montella, al pari di Bonaventura. Di più, dopo Palermo e il derby è un leader della squadra. Il suo andamento a esse, il suo dribbling, la sua velocità creano spesso imbarazzi agli avversari e grazie alle sue giocate, spesso, la squadra riesce a uscire dall’impasse della mediana.

Finora il suo score declama 4 goal, 4 assist in 13 presenze. I tifosi sanno che Suso, se messo in condizioni di offendere, è l’arma in più che il Milan ha per azionare il suo tridente. Grazie a lui, Niang e Bonaventura non sono più le chiavi uniche della svolta del gioco. Meno male che Montella non l’ha fatto andare via, perché un estro mancino del genere al Milan non si vedeva dai tempi di Leonardo e Savicevic.

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