De Rossi, Kahlil Gibran e il fardello della colpa

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De Rossi, minuto 39 del primo tempo di Roma – Porto, e un gesto che si può raccontare con i versi della Colpa di Kalhil Gibran:

E vi dirò inoltre, nonostante la mia parola vi pesi sul cuore:
L’assassinato è responsabile del proprio assassinio,
E il derubato non è senza colpa del furto subito.
Il giusto non è innocente delle azioni del malvagio.
E chi ha le mani pulite non è immune dalle imprese dell’empio.
Sì, il colpevole è spesso vittima di chi ha offeso.
E ancora più spesso il condannato regge il fardello di chi è senza biasimo e colpa.
Voi non potete separare il giusto dall’ingiusto, il buono dal cattivo,
Poiché stanno uniti al cospetto del sole come insieme sono tessuti il filo bianco e il filo nero.
E se il filo nero si spezza, il tessitore rivedrà da cima a fondo tela e telaio.

Chi è il colpevole della catastrofica disfatta di ieri sera? Quali sono le cause della sconfitta? Come si può perdere, 3 a 0 in casa, una partita così decisiva? Bentornata Roma nostra, quella Roma che ci fa soffrire e ci regala delle grandi delusioni.

Come di consueto, dopo una sconfitta, il giornalista sciacallo sarà contento perché ha la possibilità di impiegare il proprio tempo alla ricerca del colpevole, ciò nonostante a noi tocca rispettare la libertà di stampa sancita dall’art. 21 della Costituzione e leggere le critiche più assurde, che tirano dentro società, allenatori, giocatori, curva Sud e il resto dei poveri tifosi nonostante tutto quello che hanno subito. Eppure, prima di cercare un colpevole, si dovrebbe partire proprio dalle parole dei diretti interessati ovvero coloro che hanno recitato come attori protagonisti al teatrino drammatico del preliminare di Champions giallorosso. Spalletti di solito difende i suoi e fa scudo alle loro malefatte, invece il tecnico di Certaldo ieri sera non è stato per niente accomodante e ha fatto capire a tutti quanto sarà difficile recuperare psicologicamente da una botta simile. Ha spiegato in conferenza stampa che non sarà facile guardare avanti, infatti lui stesso e i giocatori avranno un periodo lungo e durissimo, di conseguenza ha finanche parlato di due o tre mesi in cui diranno di tutto contro di loro. È stata una sconfitta brutta ed evitabile, e per risanare la situazione occorre un intenso lavoro mentale, psicologico e di disponibilità da parte dei giocatori. I tifosi delle altre squadre e i giocatori delle altre società, che non hanno mai giocato nella Roma, non potranno mai capire l’alto livello di pressione e il disagio mentale che si porterà dietro la partita di ieri sera. E Daniele De Rossi lo sapeva. Daniele De Rossi romano e romanista conosce benissimo tutte le dinamiche. Il nostro Danielino era ben consapevole che se non avessimo vinto ieri, sarebbe stato un dramma lungo dei mesi. Noi conosciamo bene lui e sappiamo a memoria il suo carattere, che non sarà mai come quello di Totti: Daniele De Rossi non è Francesco Totti.

Francesco vive la sua Roma in maniera diversa e nonostante anche lui abbia avuto e ha tuttora reazioni istintive dovute all’attaccamento alla maglia giallorossa, è sempre stato più razionale e realizzato. Daniele De Rossi non regge la pressione quando la Roma deve affrontare certe battaglie, lui non riesce a controllare i suoi impulsi e ieri sera non ha digerito lo svarione difensivo che ha causato il primo goal del Porto, ha perso la testa, ha teso la sua gamba maledetta e ha provato a spezzare quella dell’avversario. I suoi occhi azzurri come il mare di Ostia da cui proviene, erano iniettati di sangue e la vena si era già gonfiata a dismisura, e le conseguenze non potevano essere peggiori: Roma in svantaggio e in 10 contro 11. Ma di chi è la colpa? È d’obbligo trovare un colpevole?

La colpa a mio parere è di De Rossi: a 33 anni e con un’esperienza simile addosso, si dovrebbe essere in grado di gestire le emozioni e di mettere la professionalità davanti alla passione. Eppure come dice Gibran, il colpevole non è mai l’unico colpevole. Alzi la mano chi non ha strabuzzato gli occhi quando ha letto la formazione con De Rossi fuori ruolo e un difensore centrale di caratura internazionale come Fazio in panchina. Si faccia avanti chi non ha pensato che Paredes davanti alla difesa in questa partita non avrebbe dovuto esserci. Ci scriva un commento chi non ha pensato che Daniele dovesse giocare nel proprio ruolo e su Felipe, al momento del primo goal, ci dovesse essere proprio Fazio con i suoi 195 centimetri a coprire. De Rossi è il colpevole, ma “il giusto non è innocente delle azioni del malvagio”.

Il grande Liedholm diceva che le partite si giocano meglio in 10. Tuttavia con tutto il rispetto per Spalletti, Liedholm era un’altra cosa, infatti il tecnico di Certaldo ha peggiorato la situazione con dei cambi imbarazzanti. Fuori Paredes, dentro Emerson Palmieri. In merito a Palmieri (non oso associare il nome Emerson a questo ragazzo) vorremmo leggere alcuni commenti di quei lettori, che sono contrari alla teoria che questo non è un giocatore da Roma e forse non è nemmeno da serie A. Il suo intervento futile e imbarazzante al 50esimo è stato un mix letale con la prestazione negativa dell’arbitro polacco Szymon Marciniak, e la frittata è stata fatta con il secondo cartellino rosso. Roma in svantaggio e con soli 9 giocatori in campo.

Da quel momento in poi è stata una vera e propria Caporetto. La dinamica del 2 a 0 rappresenta l’epilogo emblematico dei motivi per cui la Roma butta al vento certe occasioni. Manca la testa: ai giocatori manca la ragione, escono di senno come Szczesny, che sul raddoppio del Porto era uscito fino a centrocampo, ma è stato facilmente saltato da Layun, che ha depositato in rete un pallone semplicissimo. Anni da romanista passati a chiedersi: ma a Roma vengono già matti oppure lo diventano con questa maglia addosso? A voi i commenti.

Dopo un paio di minuti è arrivato anche il 3 a 0. Manolas non ha tenuto Corona e il messicano ha potuto gioire come un bambino per la sua rete in Champions league, ma tanto a Roma regaliamo certe gioie a tutti, giusto? E ora tutti a casa a pensare che l’Europa League, in fondo, si potrebbe anche vincere. Perché il tifoso della Roma è così, è diverso da tutti e ha quell’ottimismo colorato di giallorosso che lo farà riflettere positivamente sul futuro nonostante tutto. Eppure qualcosa comincia a scricchiolare, anche i tifosi della Roma stanno maturando e prima o poi abbandoneranno con mestizia il teatrino, così come ha fatto la nostra magica Curva Sud in seguito alle ingiustizie subite.

Ultima nota a margine per un saluto rapido al romanista irlandese Richard Whittle, commentatore della serie A che lavora per più importanti emittenti internazionali e inventore della mitica frase “the king of Rome is not dead” riferita al nostro capitano. Richard ieri era al Roma Club Milano a soffrire con noi e ci ha regalato delle perle di saggezza e giudizio sulla squadra, e ci ha fatto i complimenti per l’organizzazione del club in un suo tweet.

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