Donnarumma sogno o son desto?

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Ogni bambino sogna, un giorno, di giocare nella propria squadra del cuore e segnare il goal decisivo nella partita più importante. Poi se cresce e…

A cura di Silvano Berardi

Ogni bambino sogna un giorno di indossare la maglia della sua squadra del cuore e segnare il gol decisivo nella finale di Champions. Poi si cresce e ti accorgi che il fiuto del gol non ce l’hai e i piedi non sono quelli di Maradona, ma hai un sesto senso che ti guida su ogni pallone evitando la rete avversaria.

I portieri il più delle volte sono così, sono ragazzi che hanno iniziato in altri ruoli ma poi sono finiti tra i pali e lì sono diventati grandi: Buffon ne è l’esempio lampante.

Donnarumma, invece, è nato e cresciuto in mezzo ai tre legni della porta e ha fatto dell’area di rigore casa sua da difendere a tutti i costi. Un ragazzo di 18 anni alto più o meno come un armadio a quattro ante che da un anno è il portiere titolare del Milan, che da poco più di tre mesi è nel giro della Nazionale e che da tutti è considerato il futuro numero 1 del mondo nel suo ruolo.

Ho avuto il piacere di vederlo giocare a San Siro e ogni volta che entrava in campo lo riconoscevi subito per la stazza e per l’ovazione che la Sud gli riservava mentre andava a riscaldarsi. Un ragazzo di 18 anni che con la maturità del veterano guidava la squadra durante la partita e dava la sveglia ai suoi nei momenti di confusione.

Se dovessi scegliere il giocatore che più mi ha emozionato durante l’anno sicuramente punterei su di lui perché è stato il più costante di tutti, è stato colui che ha fatto capire a tutti che sarebbe stato l’anno buono per riconquistare l’Europa.

Di episodi ce ne sono stati tanti: dal paratone su Khedira nello scontro contro la Juve al salvataggio miracoloso su Mertens a Napoli; ma se dovessi pescarne uno dal mazzo prenderei sicuramente quello della prima giornata in casa.

Siamo a San Siro e si gioca contro il Torino. Bacca sembra illuminato da Shevchenko e ne mette a segno tre ma la difesa balla e quindi, nonostante la prova superba, siamo lì, attaccati nel risultato fino all’ultimo minuto. Proprio l’ultimo minuto. L’arbitro vede qualcosa e fischia, sul 3-2 per noi, un rigore per i granata: stadio ammutolito, cominciano i primi brusii contro Galliani e la dirigenza, la gente se ne va perché non vuole assistere all’ennesima delusione finale che da un anno è il leit motiv dei rossoneri. Belotti calcia a destra e il ragazzo di 18 anni, lungo come la Salerno-Reggio Calabria, vola dallo stesso lato e para. E’ baraonda, pandemonio, putiferio di trentamila persone che non riescono a star ferme. Triplice fischio. Da lì comincia la rincorsa all’Europa e la vittoria a Doha che dà morale e fiducia.

Da quel momento Donnarumma è il simbolo della rinascita, ma sembra che la delusione alla fine sia arrivata lo stesso perché il ragazzo di 18 anni, forse influenzato o forse no, non si è “accontentato” dello stipendio da capogiro offertogli e ha preferito scegliere un’altra via, apparentemente lontana da Milano.

Come spiegare ai bambini che colui che aveva la possibilità di realizzare il loro sogno ha detto “no”? Come giustificare che un sogno costa più di 25 milioni?

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