Due pesi e due squalifiche

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Proseguono gli strascichi del derby d’Italia: le due squalifiche di Perisic ed Icardi fanno discutere in casa Inter

Nel mio precedente articolo su Juventus-Inter avevo affermato di non voler entrare nel dettaglio delle polemiche arbitrali e tutte le altre futili chiacchiere post partita. Poi però le cose si sono evolute, fino a giungere alle due squalifiche, entrambe per due turni, recapitate ad Icardi e Perisic.

Un rapido riassunto dei fatti: a fine partita, dopo un fallo contestato da parte dei nerazzurri, i giocatori dell’Inter espongono le proprie rimostranze nei confronti del direttore di gara Rizzoli. La tensione è già alta per l’importanza della partita ed un paio di episodi dubbi hanno aumentato il livello di nervosismo. Tra i più infervorati c’è Ivan Perisic, a cui probabilmente scappa qualche parola di troppo, vedendosi così sventolato il cartellino rosso. Subito dopo arriva il triplice fischio finale ed Icardi prende il pallone in mano all’altezza della linea laterale e lo lancia stizzito a campanile, come spesso accade a chi perde una partita a cui tiene particolarmente. La sfera atterra a pochi passi da Rizzoli, che chiede immediatamente ai suoi collaboratori chi sia stato. Il tutto viene ripreso dalle telecamere e diventa immediatamente un caso. La sentenza è quella che a Milano in molti temevano: due turni di squalifica ad entrambi. L’inter ha subito annunciato che farà ricorso, ma ciò che lascia perplessi, o quanto meno infastiditi, è altro.

Passino gli episodi dubbi sui presunti rigori. Quelle sono scene che si vedono ogni settimana e probabilmente nemmeno l’introduzione della moviola in campo riuscirà a mettere tutti d’accordo. In diretta poi, io non ci ho nemmeno fatto caso, ma potrebbe essere stata una mia lacuna. Episodi al limite, su cui la società, con Pioli in primis, ha già risposto in diretta a specialisti o presunti tali. Quello che invece lascia perplessi è la disparità di trattamento registrata nelle fasi finali dell’incontro. E sia chiaro, non si parla solo di disparità di trattamento tra le due squadre domenica, quanto piuttosto di poca coerenza nella gestione di episodi simili nel corso di un intero campionato.

Che Perisic abbia detto qualche parola di troppo a Rizzoli è molto probabile. In fondo non è il primo ad essere espulso per proteste, anche se in genere a fine partita si tende a chiudere un occhio (ed un orecchio, vero, Allegri?). Non c’è niente di clamoroso in quello che è successo, da regolamento ci sta e ci si può fare poco. Il problema è quando si vedono continuamente giocatori protestare, accerchiare, insultare ed affrontare a muso duro i direttori di gara senza essere sanzionati. C’è chi si permette addirittura di mettere le mani addosso all’arbitro e non vede l’ombra di un cartellino. Di squalifiche poi, non se ne parla proprio. Juventus-Inter è già una partita calda di suo, che comunque difficilmente sfocia in entrate cattive o risse. Che qualche parola scappi da una parte e dall’altra succede, ma fino a quando la tensione si limita a questo la situazione rimane gestibile e proprio per questo in genere si lascia correre. Se si iniziasse a buttar fuori chiunque alzi i toni in un derby d’Italia, Juve-Inter finirebbe Nagatomo contro Barzagli. Anche perché se io fossi Perisic e dovessi insultare un arbitro, mi farei furbo e lo farei in croato. Quindi o Perisic è fesso e lo fa in italiano, o ha beccato l’unico arbitro con Google Translate incorporato (ed allora è doppiamente fesso), oppure Rizzoli si è fatto prendere dalla permalosità giusto all’ultimo. Il fesso rimane comunque Perisic, che ha dato modo di farsi buttare fuori. Solo i protagonisti sanno come sono andati realmente i fatti.

Delle due squalifiche, dunque, la più incomprensibile è quella di Icardi. Dalle immagini si vede chiaramente che l’argentino scaglia via la palla a campanile per la frustrazione della sconfitta. Che poi questa raggiunga Rizzoli, non significa nulla. Avrebbe potuto raggiungere Pjaca, Gabigol o Roberto, seduto al primo anello con la birra in mano. Rizzoli stesso non vede l’accaduto, chiedendo infatti ai collaboratori chi sia stato, per cui non può essere certo che il capitano interista abbia preso la mira e provato a colpirlo. Eppure nel referto scrive che le cose sono andate proprio così. E qui da permaloso si sfocia nel protagonismo. Anche perché se Icardi ha una tale precisione nei rilanci a campanile, all’Inter sono stupidi per non essersene mai accorti e sfruttare tale abilità in campo. Per questo motivo sono fiducioso di ritenere che, se per Perisic le speranze sono praticamente nulle, almeno per Icardi la squalifica possa essere rivista.

La pretesa non è l’immunità, e nemmeno quella di far apparire gli altri come favoriti. E’ semplicemente quella di avere uniformità di giudizio e di non dover perdere giocatori per squalifiche assurde. Soprattutto quando le stesse situazioni vengono gestite diversamente al cambiare di giorni e protagonisti. O tutti o nessuno. Meglio tutti, ma con criterio.

Fonte immagine: passioneinter.com

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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