Tra i due rigoristi, il terzo Neuer

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“Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, recita un famoso testo di De Gregori. Anche ai migliori capita di sbagliare dal dischetto, ma quando non sei il migliore la parola d’ordine è “umiltà”. Quando questa è venuta meno e la paura ha preso il sopravvento, il divario tecnico dagli 11 metri si è palesato, pur venendo meno gli uomini chiave dei tedeschi.

Avrei voluto scrivere questo pezzo 24 ore fa, ma sono stato male. No, non mi sono sentito venir meno subito dopo i calci di rigore di ItaliaGermania. Cioè, sì, qualche lieve malore l’ho avvertito, ma a quello sono sopravvissuto. Il dolore che ho patito è stato più che altro di natura fisica; quei tipici malanni che ti vengono quando in città ci sono 35 gradi ma nei luoghi pubblici l’aria condizionata ti forma la brina in testa. Fortunatamente però a tenermi compagnia, medicine a parte, c’è stato tutto il materiale che i rigori di Pellè e Zaza hanno consegnato alla storia, divenendo immediatamente virali, con tanto di ringraziamenti di Boateng, i cui meme per una volta sono passati in sordina più velocemente della moda dell’Ice Bucket Challenge.

Tra foto, video, GIF animate, canzoni e chi più ne ha più ne metta, il motto è stato uno soltanto: “Che pirla Pellè e Zaza”. Ok, forse ho parafrasato per non dire le parole esatte, ma il concetto è quello.
Ed io me li sono visti proprio tutti, leggendo i commenti sdegnati di chi si chiedeva come fosse potuto accadere qualcosa di simile. Tra gli attacchi che arrivavano da ogni dove, qualcuno provava anche a fare la voce fuori dal coro e difendere le gesta dei due attaccanti, venendo ovviamente attaccato a sua volta.

Poi a un certo punto ha parlato Henry, uno che giusto qualcosina alla storia del calcio l’ha consegnata, e che ora nel tempo libero si diletta a commentare in TV. Titì di fatto ha detto che quelli di Zaza e Pellè sono due dei rigori peggiori che abbia visto nella storia del calcio. E qui apriti cielo. Una mozione popolare composta principalmente da coloro che fino a poco prima avevano attaccato ferocemente i due azzurri dall’alto delle proprie tastiere si è scagliata contro la leggenda francese a suon di: “Il tuo tocco di mano nel 2010 è stata una porcata peggiore”; “Il tuo rigore con Pires contro il City è stato il peggiore della storia”; “Detto da uno che nel suo repertorio vanta una schiacciata in un playoff …”; “Sarai bello tu”; “Te lo sei fatto il bidet prima di parlare?”; “Facevi il terzino alla Juve”; “I francesi hanno poco da parlare che poi girano con le baguette sotto le ascelle pezzate”. Insomma, se vuoi unire una comunità, dagli un nemico comune. O un capro espiatorio. Di certo non una baguette.

Facendo un passo indietro, è evidente che il rigore sbagliato da Zaza sia figlio di scelte sbagliate. Sbagliata probabilmente la scelta di farlo entrare al 120’ giusto per calciare il penalty, quasi a freddo. Magari un paio di minuti in campo a sgroppare con la bava alla bocca come suo solito avrebbero aiutato. Non che ce ne fosse bisogno per entrare in clima partita, visto che la tensione era tanta da far trovare pronto chiunque in quelle due ore passasse per caso dalle parti dello stadio, ma avrebbe aiutato. Sbagliata quella di prendere una rincorsa così particolare, ai limiti del balletto, nella vana speranza che Neuer (uno che non si sarebbe distratto neanche se Zaza avesse impersonato la morte del cigno in tre atti) facesse un passo falso.

Conte si fidava ciecamente del suo attaccante, eppure le alternative eccellenti dal dischetto in panca non mancavano: da El Sharaawy a De Rossi, e per un Bernardeschi forse troppo giovane per una responsabilità del genere, Immobile scalpitava. Una cosa che ho sempre imputato a Zaza è quella di essere poco umile (opinione personale), non squisitamente in campo, quanto negli atteggiamenti. Questo essere sempre scontroso, a volte altezzoso verso gli avversari è in parte la sua forza, la sua adrenalina, ma a sua volta un vizio. Anche perché di strada da fare per diventare grandi ce n’è ancora tanta. Sabato sera invece si è mostrato più umano, impaurito da tanta responsabilità in pochi secondi. Questo dovrebbe avvicinarlo a noi comuni mortali. Ma noi comuni mortali siamo permalosi e dopo un rigore così lo emarginiamo e perculiamo.

Umiltà è proprio la parola chiave del rigore di Pellè. Ora, senza dimenticare il percorso calcistico che ti ha portato fino a quel punto, ti ritrovi a dover battere un rigore decisivo contro uno dei migliori portieri in circolazione, un armadio di 193 cm per 92 kg. Uno che nella vita prende pallonate a 80 km/h senza smuoversi di una virgola, che non trasuda emozioni, nemmeno un sorriso per il compleanno. Un Robocop teutonico messo lì a parar palloni che non ha battuto ciglio neanche di fronte alla rincorsa di Zaza. In pratica sei davanti al Jason Statham dei portieri. Per spiazzarlo decidi di mimargli il gesto del cucchiaio, arrivando sul dischetto come fossi Vin Diesel che sfida l’avversario dicendogli “Vivo la mia vita 11 metri alla volta”. E’ una buona scelta? No. Non lo è, perché quello è abituato a giocare ogni anno come minimo le semifinali dei più importanti tornei internazionali, contro i migliori al mondo. Non si lascia di certo impressionare da un gesto simile fatto da Graziano Pellè, con tutto il rispetto.

Non lo è perché se fai il gesto del cucchiaio poi hai due opzioni: o il cucchiaio lo fai davvero, ma in quel caso lo fai e basta, senza mimarlo, e quindi torniamo punto e a capo, oppure segni, e allora hai ragione tu, puoi anche aver mimato l’onda energetica, nessuno ti dirà niente. Invece tiri una scarpata che certo non si addice al numero 9 della nazionale italiana, ed allora ti presti al linciaggio mediatico in caso di sconfitta. Così purtroppo è stato.

Perché la differenza tra noi e loro stava proprio lì, nell’umiltà. Ne avevamo fatto il nostro cavallo di battaglia per tutta la spedizione; umiltà, unione, intensità. Solo così gli azzurri avrebbero potuto sopperire a certe mancanze innegabili. Umili noi, di poche parole. Spavaldi loro, con l’arroganza di chi pensa (anche a ragione) di essere più forte e si lancia in proclami già qualche giorno prima del match. Parole dettate, forse, anche da un pizzico di paura di chi in partite ufficiali non ha mai avuto la meglio, pur partendo sempre favorito. Ma pur sempre armi a doppio taglio, in caso di nuova sconfitta e conseguente caduta di stile. Noi dal basso profilo persino nelle maglie, con quelle quattro stelle quasi nascoste all’interno dello stemma. Loro che le stelle le esibiscono fieri, belle grandi, che se potessero ci farebbero l’intera maglia stellata.

Per 120 minuti l’umiltà stava bastando, ancora. A fatica, certo, ma stava comunque bastando. Invece con quel gesto Graziano (e un pochino anche Simone) è passato dalla loro parte. Dalla parte degli arroganti, di quelli che sfottono prima, che fanno proclami. Ma se parli prima, si sa, devi poi mantenere le promesse, altrimenti son dolori. Loro lo hanno fatto (con un pizzico di fortuna), Pellè no.

“Non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore” cantava De Gregori. Non dall’errore, certo, perché anche i migliori li hanno sbagliati. Ma dalla preparazione, dagli atteggiamenti, quello sì. Questo è il motivo per cui nessuno se la prende con Bonucci, che pure non è nuovo ad errori fatali dal dischetto, ma che uno bello importante lo aveva comunque segnato poco prima, o con Darmian, a cui al massimo si può imputare l’involuzione a livello di personalità mostrata rispetto agli anni granata e ai primi mesi di Manchester. Sicuramente l’arrivo di Ventura in azzurro lo aiuterà in questo senso.

Tutto ciò non toglie comunque lo straordinario europeo disputato da tutti i ragazzi del CT Conte, su cui nessuno avrebbe puntato un euro, ma che invece escono a testa alta. Quasi un’impresa.
Un po’ come strappare un sorriso a Neuer.

Fonte immagine: Ansa.it

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Interista; considero il calcio un divertimento, e come tale non va preso troppo sul serio. Così come i miei articoli. Non credo nelle autodescrizioni. Non puoi chiedere a qualcuno di descriversi oggettivamente. Non può, per natura. Quando ci guardiamo allo specchio, ad esempio, ci vediamo 5 volte più belli di quello che in realtà siamo. Ecco perchè hanno inventato le foto. Poi sono arrivati il fotoritocco, Instagram e i filtri, ma per fortuna abbiamo ancora la fototessera sui documenti. Dicono che un ladro non ammetterebbe mai di essere un ladro. Ma io non sono mica un ladro.

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