Tre reti in sette minuti. Ecco cosa fare se il Crotone non si scansa!

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Il Crotone non si scansa e l’Inter trova la vittoria solo a sette minuti dalla fine. Perisic e doppio icardi regalano a Vecchi la prima e (al momento) unica vittoria in Serie A. La squadra di Nicola parcheggia il bus davanti la propria area per ottanta minuti, sul più bello lo sposta e l’Inter passa.

È andata abbastanza bene. Mentre stavano per andare in onda i titoli di coda l’Inter è riuscita a calare il tris e portare a casa una vittoria assolutamente importante. Sembrava l’ennesima partita “maledetta”. Il Crotone sembrava l’ennesima formazione capace di strappare punti preziosi in quel di San Siro. Si intravedevano già i titoli dei giornali “neo promossa conquista un punto storico a San Siro”; “La solita Inter fermata dal Grande Crotone”; “De Boer impara da Nicola”… e così via.

La sfida tra nerazzurri e pitagorici ha messo in mostra la resistenza degli ospiti che sono riusciti ad alzare un muro insuperabile per ottanta e più minuti. La solita Inter, a tratti interessante, ma ancora in balìa di sé stessa, non è mai riuscita a trovare il guizzo giusto per superare l’estremo difensore calabro e quando, invece, con D’Ambrosio è riuscita a trovare la via della rete, ecco che l’assistente di gara ferma tutto per presunto fuorigioco. Il risultato resta bloccato sullo 0-0 di partenza. Per il resto tanta mole di gioco, tante occasioni e tanti, tantissimi calci d’angolo. Anche Mazzarri sarebbe stato felice di questa Inter.

Mentre tutto faceva presagire all’ennesima prestazione negativa, Perisic trova il jolly con un diagonale che non da scampo a Cordaz, poi il capitano decide di rivedere il copione e trasformarsi da comparsa ad attore protagonista: dopo aver servito il pallone dell’1-0 all’esterno croato, scrive prepotentemente il proprio nome sul tabellino. Prima si procura e realizza il rigore del 2-0, poi, a pochi istanti dal triplice fischio, mette a segno anche il 3-0 su assist di Eder. Un risultato che rispecchia la quantità di gioco espressa dai nerazzurri, ma che nasconde le difficoltà incontrate contro la formazione allenata da Nicola.

IL PROBLEMA DELL’INTER E’ L’INTER STESSA – Come detto spesso in altre circostanze il problema della squadra nerazzurra risiede nella mentalità dei calciatori. Questa squadra è bravissima a mettersi in difficoltà da sola e ogni avversario, inevitabilmente, finisce col diventare un ostacolo insormontabile. L’Inter pone tra sé e la vittoria una montagna da scalare. Sempre. La formazione nerazzurra, già con De Boer in panca, non riusciva mai a partire col piglio giusto, andava in campo sempre con un atteggiamento sbagliato. Da lì scaturiva il gol avversario e a volte la reazione nerazzurra. Solo talvolta le cose prendevano il piglio giusto, in altre circostanze – vuoi per l’indole dei calciatori, vuoi per la mancanza di fortuna – il risultato era la sconfitta. Anche contro il Crotone la formazione guidata da Stefano Vecchi sembrava stesse recitando il solito copione. L’Inter a collezionare occasioni da gol e l’avversario che, col minino sforzo, stava per portare a casa un punto importante e STORICO. L’Inter stava per regalare l’ennesima gioia ai tifosi sbagliati. Quelli del Crotone e tutti quegli altri che godono delle nostre difficoltà. L’ennesima partita sbagliata. L’ennesimo risultato beffardo. Il contropiede letale di Perisic al minuto ottantaquattro è l’esempio di ciò che ho appena scritto. Il Crotone ha creduto di poter mettere a segno la zampata vincente, ha creato degli spazi che non aveva mai lasciato durante tutto il match, si è disunito sul finale e lì il peso specifico delle due formazioni è venuto fuori.

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SAN SIRO TERRA DI CONQUISTA – Come successo lo scorso anno (e non solo!) San Siro è divenuto terra di conquista per queste cosiddette “piccole”. Così è normale che il Cagliari vinca abitualmente, che il Sassuolo esca coi tre punti in mano, che il Carpi festeggi per un punto come se avesse vinto il campionato… per un attimo anche il Crotone stava per inserirsi di diritto nella speciale classifica “vai a San Siro e ottieni dei punti”. La squadra di Nicola ha creato le barricate per ottanta minuti, dimostrando una sterilità impressionante. Lezione #1: prima non prenderle. L’interpretazione degli ospiti è stata fenomenale. Per ottanta minuti il fortino pitagorico ha retto l’onda d’urto nerazzurra. Un tiro al bersaglio continuo, con Cordaz, estremo difensore rossoblu, a dire no a chiunque passasse da quelle parti. Perché contro di noi tutti i portieri diventano FENOMENI.
Sulla lezione #2 però il Crotone non è stato bravo fino alla fine. Mancavano pochi minuti al fischio finale della gara. Mancava davvero poco per tornare a casa con un punticino. L’affrontare l’Inter in questo particolare momento avrà fatto scattare nella testa dei giocatori la voglia di portare a casa anche la vittoria, così la squadra si è allungata, niente più compattezza tra i reparti ed ecco i gol d’infilata. Perché, come recita la lezione #3, se ti chiami Crotone e sei stato arroccato per tutta la partita a ridosso dei tuoi sedici metri non puoi prendere gol in contropiede a pochi minuti dalla fine. In serie A questi errori si pagano malamente. E lo si è visto ieri sera.

DI TE NON MI SCANSO MAI – Nel campionato in cui la superiorità bianconera mette in moto un processo di scansamento automatico ed inconsapevole (?), c’è da dire che non tutte le realtà calcistiche appartenenti alla serie A affrontano le sfide alla stessa maniera. Le parole di Buffon riprese dalla Gazzetta dello Sport (poi smentite dalla stessa società bianconera) non servono a creare alibi o sospetti, perché se il campionato italiano sta perdendo di interesse è soprattutto per situazioni del genere.
Anche senza le parole di Buffon in Italia si assiste da sempre ad un certo “siparietto“, così è normale che tecnici, dirigenti o presidenti affermino candidamente in tv di non voler frapporsi tra “quelli lì” e la loro corsa al titolo. È la prassi… la cosa altrettanto bella è che nessuno – però – fa niente. Sonnecchia. Resta lì immobile senza farsi garante di alcun che.
Così è normale che la Samp piena zeppa di riserve vada a Torino e ne prenda quattro, poi pochi giorni dopo, con la formazione al completo affronti l’Inter, la batta e il proprio tecnico affermi ai microfoni di aver lasciato volutamente fuori i migliori nel turno precedente… anche così si falsano i campionati.
Sia chiaro, non metto in dubbio la “forza” dei gobbi, ma se tutte le squadre giocassero alla morte come fanno con noi, beh, tante sicurezze mi verrebbero meno.
Non mi importa sapere se Buffon abbia o meno detto quelle frasi, ciò che conta è che l’Italia intera pensa ciò che la rosea ha pubblicato. E non si tratta di “superiorità” o altro, perché oggi più che mai c’è una squadra che sta godendo di particolari privilegi (post calciopoli!) che nessuna altra squadra può permettersi.

Il braccio di ferro con la Federazione non sta portando a nulla; ostentano ossessivamente il numero di scudetti che non hanno e nessuno dice o fa niente; si comporta da bullo del Paese e tutti a guardare; le squadre si scansano riconoscendo la loro “inferiorità”. Ma dove in quali altri campionati si sono viste certe scene? Quante altre società mandano in campo le riserve per manifesta inferiorità? SOLO IN ITALIA!

Si è davvero forti solo quando anche l’avversario ti affronta al massimo del suo sforzo e delle sue qualità. Proprio come quando l’Inter era una corazzata e nessuno si è mai scansata, anzi… basta riavvolgere il nastro della memoria per vedere come le “piccole” giocassero alla morte contro gli uomini di Mou. Nessuno ai tempi si è mai scansato e quell’Inter era davvero forte.

GRAZIE VECCHI E IN BOCCA AL LUPO PIOLI – Da uno Stefano all’altro. Da Vecchi a Pioli. Sembra che la società abbia trovato un accordo unanime sul nome del prossimo tecnico. Adesso non resta che aspettare l’ufficialità e ringraziare il tecnico più vincente nella storia della Serie A.
Vecchi una presenza in campionato una vittoria. 100% di successi!!!!

A parte gli scherzi. Ritrovarsi in un momento così delicato alla guida di una formazione in evidente difficoltà, soprattutto psicologica, non era facile per nessuno.
Scaraventato dalla Primavera alla prima squadra ha dimostrato di essere coraggioso e competente. Un grazie a lui e a tutto il suo staff. Peccato per l’infortunio di Southampton, ma il calcio è questo. Adesso sotto col nuovo tecnico e testa al derby… una partita da non steccare… per Milano e per il campionato.

Dimostriamo a tutti che non siamo mai stati LA barzelletta d’Italia!

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