Milito, quando quella notte il Principe divenne per la prima volta Re

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Il Principe del Bernal non è diventato Re nella sua partita d’addio al calcio. Lo è diventato molto tempo prima. Quando? Quella notte di Madrid in cui con la sua doppietta ci portò sul tetto d’Europa. Gol ed emozioni ne fanno un Campione difficile da dimenticare. Quel numero 22 sarà indossolubilmente legato alla storia del calcio italiano, europeo e mondiale.

toldo-partita-addio-militoLa storia di Diego Milito può essere paragonata alla storia di coloro che nella vita hanno lottato per ottenere tutto. Di coloro che non si sono mai arresi, che anche tra mille battaglie e difficoltà, contro tutti e tutto, hanno raggiunto il loro trionfo personale.

Questa è la storia di “uno come noi”. Di un sognatore. Come “ognuno di noi”.

Proprio come coloro che da piccoli sognavano di diventare un giorno scienziato e un altro archeologo, pompiere o astronauta… poi c’era chi sognava di diventare calciatore. Sognava di indossare la maglia della propria nazionale, giocare un Mondiale e vincerlo. Quanti di noi non l’hanno mai fatto?

Poi, tra i tanti, c’è chi ha avuto più fortuna, più possibilità e quel sogno è riuscito a realizzarlo davvero. Diego Milito può essere considerato uno dei tanti. Uno di quelli che aveva un sogno. Magari non era fare il calciatore, magari non era quello di vincere tanto, eppure, con costanza e sacrificio, quasi al termine della sua carriera, è riuscito a scrivere la sua personalissima favola.

Questa è la storia di un uomo come tanti, che lungo il suo percorso ha realizzato tutti i suoi sogni. Questa è la storia di un uomo consacratosi nel calcio dopo tanta gavetta, capace di realizzare ciò che per molti è e continua a restare irraggiungibile.

C’era una volta un Principe… potrebbe tranquillamente cominciare così la sua favola, che tutto sommato coincide con la favola nerazzurra… quindi, aggiustando la mira si potrebbe dire… C’era una volta una squadra invincibile, guidata dal suo Principe… Sì, credo vada meglio così.

Quindi: C’era una volta una squadra invincibile, guidata dal suo Principe. Un uomo venuto da lontano, dall’altra parte del Mondo, ma nel cui corpo scorre sangue nostrano. Il suo nome è Diego, argentino di nascita, ma calabrese di origini. Il nome simile a un altro illustre personaggio del mondo del calcio, con il quale condivide la provenienza geografica, la passione e il luogo in cui si è consacrato come calciatore.

Non un Fenomeno. Non una superstar, ma un uomo normale. Un calciatore spesso sottovalutato. Un serio esempio di professionalità. Un predestinato… sì, un predestinato!

Giunge in nerazzurro al massimo della sua maturità calcistica e nel pieno degli anni migliori. L’ennesima scommessa mou-e-il-principenerazzurra: un trentenne alla corte di Mourinho, in quell’Inter che inciderà il suo nome nella storia del calcio.

Anche a Milano El Principe del Bernal continuerà a fare ciò che gli veniva meglio: tanti gol.

DALL’ARGENTINA ALL’ITALIA, PASSANDO PER LA SPAGNA – Dal Racing di Avellaneda il giovane Milito giunge in Italia, al Genoa di Preziosi. È in Serie B che El Principe comincia a mostrare le sue qualità all’interno dell’area di rigore. Nella sua seconda stagione in rossoblù totalizza 21 gol in campionato, una rete in meno di Spinesi leader della classifica marcatori.

A Genova il bomber argentino inizierà a farsi conoscere diventando sempre più l’idolo dei tifosi. La Curva lo ama, ma la retrocessione in Serie C1 del Grifone per mano della giustizia sportiva lo dirotta in Spagna.

Tre stagioni con la maglia del Real Saragozza e anche in terra iberica El Principe continua a segnare. Nella stagione 2005/2006 segna 15 reti, vince la coppa di Spagna ed elimina quasi da solo il Real Madrid in semifinale (4 dei 6 gol della sua squadra portano la sua firma). L’anno successivo si piazza ancora una volta alle spalle del capocannoniere di turno, realizzando 23 gol, due in meno dell’olandese Van Nistelrooy.

IL RITORNO IN ITALIA – Nel 2008 Diego torna a Genova. Lo fa per i tifosi e per il presidente Preziosi. Milito diviene subito protagonista anche in A. Nelle vittorie più importanti c’è sempre il suo zampino e manderà in estasi il popolo rossoblù decidendo per ben due volte il derby della Lanterna. Storico quello di ritorno con l’argentino autore di una tripletta. Prima di lui nessuno era riuscito mai in questa impresa. Un primo passo verso la Storia!

Alla fine della stagione saranno 24 le marcature messe a segno, ma ancora una volta non gli basteranno per ottenere lo scettro del miglior cannoniere della Serie A.  Si piazza, ancora, al secondo posto.

APPRODO IN NERAZZURRO – Il suo primo anno all’Inter è magico. Come re Mida trasforma in oro ogni occasione che giunge sui suoi piedi. Metterà a segno i gol più importanti della stagione calcistica dei nerazzurri. Il 5 maggio 2010 con un suo gol l’Inter piega la Roma e porta a casa il primo trofeo stagionale: la Coppa Italia. Undici giorni dopo con un guizzo dei suoi stende il Siena e regala il secondo successo stagionale: lo scudetto. Ma non è ancora finita…

RE PER UNA NOTTE! Milito è protagonista anche in Europa. È il 22 Maggio 2010. È la notte che tutti aspettavamo. Troppi anni passati dall’ultima Coppa dei Campioni. Un ricordo datato, solo immagini in bianco e nero. Un incubo durato quarantacinque anni. Quella notte tanto desiderata e mai arrivata. Quella notte che ci è sempre sfuggita e di cui oggi resta solo il ricordo. È la notte dei nostri eroi. È la nostra notte. È la sua notte!diego-milito-champions

È lì, in quella notte magica che il nostro Principe è divenuto a tutti gli effetti Re. Era il ventidue maggio, quando il nostro numero ventidue realizzò con la sua doppietta il nostro sogno. Proprio da predestinato.

Una notte indimenticabile. Due gol e una coppa alzata al cielo. Lacrime… fiumi di lacrime. Un’impresa mai riuscita a nessuno in Italia. Gli unici ancora oggi. È #Triplete!

Con l’Inter collezionerà altri titoli, sia personali, che di squadra. La folla lo ama. Lo acclama. Proprio come accaduto a Genova.

milito-finale-champions-leagueQuegli occhi di ghiaccio, quella faccia da duro… noi ricorderemo sempre le sue lacrime, quel l’urlo di gioia, quella folle corsa a braccia tese ad abbracciare il suo Popolo.

“La condizione ideale per un principe è quella di essere ad un tempo amato e temuto, ma se non è possibile avere le due cose insieme è da preferire l’essere temuto”. Così teorizzava Niccolò Machiavelli. Non si sbagliava, anche se parlava di un altro tipo di Principe. Ma allo stesso modo il nostro Principe è tanto amato dai suoi tifosi e tanto temuto dagli avversari.

Il tuo nome riecheggerà negli anni, quel numero 22 rimarrà impresso nella memoria di tutti coloro che hanno goduto dei tuoi anni migliori. Con i tuoi gol e i tuoi trionfi non hai fatto altro che consacrare il tuo nome nella storia del calcio.

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Il tuo mito non tramonterà mai. Onore a te Principe, orgoglio dei tifosi e leggenda nerazzurra.

 

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