Editoriale nerazzurro – Erano solo undici in campo, ma sembravano più di settantamila!

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Settantamila voci un unico brivido. Settantamila cuori palpitanti hanno sospinto l’Inter di Spalletti al pareggio interno contro il Torino. Nerazzurri andati in svantaggio, ma che hanno trovato il gol con Eder e la forza, dal pubblico, di provare l’assalto finale. La traversa nega il gol a Vecino. Due punti persi per strada, ma Inter ancora imbattuta.

Cosa penso dopo Inter-Toro 1-1? Che per fortuna abbiamo scongiurato un cataclisma di portata internazionale. Perché? Che c’entra con il pari di ieri? Provate ad immaginare cosa sarebbe successo stamane se l’Inter avesse battuto il Torino e fosse finita in testa alla classifica, approfittando del pari esterno tra Chievo e Napoli.

Hmmmm… Sì, forse sono un po’ esagerato, molto probabilmente nessuno se ne sarebbe accorto, la cosa sarebbe stata trattata come una notizia marginale, perché una metà della stampa sarebbe stata impegnata a raccontare di come la Juventus abbia battuto l’ostico Benevento (in casa e con una coreografia – l’ennesima –  da urlo!) e di come abbia scalato posizioni in classifica. L’altra metà, invece, avrebbe trovato il tempo di dedicarci le solite critiche solo dopo aver osannato la Roma di Di Francesco alla sua dodicesima vittoria esterna consecutiva.

L’Inter avrebbe potuto fare il colpaccio contro i granata e prendersi la vetta della classifica, volare lì dove nessuno si immaginava potesse essere oggi questa squadra. Ma per fortuna tutto questo non è successo [ironia mode on/off/on/off/on… non lo capisco nemmeno io!].

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PRESAGI DI SVENTURA – 1) Quando un Inter-Torino registra un numero esorbitante di spettatori. 2) Quando la stessa partita si gioca in un orario un po’ scomodo: le 12.30. 3) Quando ti svegli e il cielo è di un nero impressionante e viene giù tanta di quella pioggia, la prima di questo autunno, allora le circostanze ti lasciano pensare che forse qualcosina non andrà per il verso giusto.

Se poi aggiungiamo anche l’elemento scudetto… ragazzi miei, il gioco è fatto. Molti di noi tifosi hanno già alzato ampiamente l’asticella. Molti di noi stavano già sognando in grande e il loro tonfo, dopo il pari interno con il Toro, si è sentito da molto lontano. Non nominare la parola SCUDETTO. Deve essere questo il nostro primo comandamento. Primo ed unico. Noi siamo lì a giocarcela, ma non deve essere un nostro cruccio. Noi siamo lì, in alto, ma non dobbiamo pensare alla vittoria della stagione. Noi dobbiamo semplicemente pensare a noi stessi, al nostro campionato e ai nostri obiettivi. Il resto non deve interessarci.

Lassù la classifica si sta facendo sempre più “stretta”. Pochissime squadre in pochissimi punti e il pericolo di essere risucchiati giù, lontano dal quarto posto Champions. Il nostro vero ed unico obiettivo stagionale. Non facciamoci prendere dalla frenesia, dalla voglia di voler vincere a tutti i costi, perché questa squadra ha bisogno di stabilità e tranquillità per poter crescere e lavorare per migliorare.

La classifica è figlia di un cammino, fin qui, che ha sorriso ai nerazzurri anche oltre i loro meriti. Di un cammino che ha visto Icardi & Co. inciampare in diverse occasioni, ma mai perdere l’equilibrio.

TANTO TUONO’ CHE PIOVVE – L’Inter è tornata. Questo è innegabile. La nostra squadra è nuovamente tornata alla ribalta. La nostra amata Pazza Inter è di nuovo qui. In queste giornate abbiamo visto mille sfaccettature di questa squadra, ci ha fatto esaltare e poi soffrire anche quando sembrava in pieno controllo della gara. Ci ha regalato sempre tantissime emozioni nel corso dei novanta minuti fin qui disputati.

Guardare l’Inter non è mai noioso per noi tifosi, anzi… il cuore pompa a mille… l’adrenalina martella così forte che è impossibile staccare gli occhi da quel rettangolo verde… dalla sfera in campo. Novanta minuti vissuti con un qualcosa in gola e il fiato strozzato ad ogni azione.

Anche con il Toro la squadra è sembrata viva. Una bestia in gabbia. Sembrava che da un momento all’altro potesse arrivare la zampata che avrebbe rotto gli equilibri. Il primo tempo passa in mezzo ad una supremazia nerazzurra che fa ben sperare. La squadra c’è, crea tanto, ma non riesce a concretizzare. C’è tempo per aprirla.

L’aria che si respira è di alta quota. Serpeggia ottimismo tra i settori: da un momento all’altro il gol arriverà. Candreva è un moto continuo sulla destra. Dal suo lato l’Inter ha gioco facile e pensi “Daaaaai… prima o poi pescherà qualcuno in mezzo…”.

Intanto il cronometro corre veloce e la supremazia nerazzurra non si trasforma in gol.

Icardi colleziona occasioni, ma è impreciso. Quando il tuo attaccante principe non ne mette dentro una, allora non è giornata. Né per lui, né per la tua squadra.

Sull’out di sinistra Perisic appare ectoplasmatico. Anche a Verona il croato sembrava in difficoltà, in calo fisiologico, ma proprio come Verona ti aspetti da lui un lampo. Il coniglio estratto dal cappello. La giocata che risolverà il match, che ti regalerà tre punti e serenità.

Invece nel secondo tempo è il Torino a trovare il vantaggio. Iago Falque, proprio come accaduto nel Derby, approfitta di una serie di errori di posizione dei nerazzurri e beffa Handanovic.

Il gol del vantaggio disunisce l’Inter, che sembra un pugile alle corde. Traballa. Rischia di perdere più volte l’equilibrio, ma alla fine riesce a ristabilizzarsi e tornare fermo e deciso sul quadrato.

Spalletti ridisegna la squadra, si affida agli uomini della panchina e trova in Eder l’uomo della Provvidenza. Sarà infatti il giocatore azzurro a trovare il gol del pari. Il gol che manterrà inviolata l’imbattibilità nerazzurra.

PER FORTUNA LA PAUSA, POI DICEMBRE CI DIRA’ CHI SIAMO – Finalmente la pausa. Questa volta sì che lo possiamo affermare. Se nelle precedenti occasioni l’Inter sembrava un treno in corsa e la pausa poteva arrecare “danni” alla formazione nerazzurra, quella di questa settimana – CREDO – possa portare benefici in casa Inter.

Intanto il tecnico avrà la possibilità di staccare la spina per qualche giorno e allentare la “tensione” intorno all’ambiente, poi potrà lavorare sulle seconde linee.

In rosa c’è più di un giocatore che da scarse garanzie al tecnico ex Roma. Contro il Toro il mister ha nuovamente ritardato le sostituzioni e tenuto per sé il terzo ed ultimo cambio. Per quale motivo? Forse perché ciò che ha in panchina non gli avrebbe dato le garanzie che egli vorrebbe?

Dei due cambi effettuati solo quello di Eder ha sortito effetti positivi, ma l’impegno dell’azzurro è indiscutibile e il suo apporto a gara in corso è sempre stato encomiabile. Se tutti avessero la sua stessa voglia

Intanto siamo ancora lì. A goderci l’aria dell’alta classifica. Non più secondi, ma terzi. E poco importa se la Lazio non ha giocato e poteva superarci ecc ecc… siamo ancora lì, a due punti dal Napoli, ad uno dalla Juve, le due pretendenti al titolo. Siamo ancora imbattuti. Abbiamo rischiato più e più volte di prenderle, ma non le abbiamo prese mai. Siamo andati tante volte sotto, in difficoltà, ma non abbiamo mai veramente mollato. Lo ripeto dall’inizio dell’anno. In questa squadra qualcosa è cambiato. Qualcosa è scattato. Partite come quella di ieri, o Bologna, o Sampdoria, o Derby… beh, queste partite lo scorso anno le perdevi. La squadra non riusciva a reagire, anzi… al primo momento di difficoltà affondava e calava giù a picco nel giro di niente.

Oggi questa squadra ha carattere e grinta, ha voglia. Ha CUORE. Abbiamo chiesto (simbolicamente e non) di onorare la maglia che indossano. Alla fine gli interpreti sono più o meno gli stessi dello scorso anno, gli stessi “indegni” che per anni hanno infangato questi colori.

Oggi questi “indegni” stanno dando l’anima, non stanno risparmiando nulla di loro stessi e se sbagliano, beh, se sbagliano la colpa è da scrivere alle loro capacità tecniche.

Oggi questi calciatori lottano, non si arrendono davanti alla minima difficoltà, rimangono attaccati alla barca, proprio come il comandante del Titanic. Nessuno salta giù, nessuno corre verso le scialuppe. Si resta uniti alla ricerca dell’episodio che possa sbrogliare la matassa. Perché prima o poi quell’episodio arriva e di volta in volta con un protagonista diverso.

POSTILLA FINALE – Ah, ho volutamente tralasciato un particolare. Ieri l’Inter avrebbe anche potuto vincerla la partita. La traversa di Vecino avrebbe potuto scrivere un finale diverso, ma così non è stato. A chi teneva il conto dei legni presi dai nostri avversari, oggi vorrei ricordare che lo scotto con la fortuna è stato pagato e che quello di ieri è il nono legno colpito in stagione, ma si sa, quando è l’Inter ad essere SFORTUNATA non c’è notizia.

Bene, ho voluto tenere il discorso legni alla fine perché non voglio aggrapparmi alla sfortuna per il pari di ieri e vi spiego anche il motivo.

Questa squadra con i suoi 16 tiri verso Sirigu avrebbe potuto chiuderla anche prima.

Attaccarsi alla dea Bendata non farebbe altro che svalorizzare il valore di questo gruppo. Il valore del lavoro fin qui fatto. Attaccarsi alla fortuna/sfortuna è da perdenti. Da eterni secondi.

L’Inter avrebbe potuto meritare di più, ma il campo ha sancito un risultato ben diverso. No problem!

Si continua tutti insieme. Proprio come gli ultimi minuti della partita di ieri in cui i 70 e più mila spettatori sono diventati un tutt’uno con la squadra.

In quegli ultimi minuti di foga nerazzurra è venuta fuori l’essenza dell’essere interista.

Che siano tre punti o un pareggio noi siamo una bellissima realtà. San Siro si veste a festa domenica dopo domenica con numeri da record. In Italia solo noi. Noni in Europa come media spettatori a partita.

Ma a Sky usano altri metri di giudizio.

Siamo quello che tutti hanno visto e vorrebbero essere. Perché alle 12.30 di ieri di gufi – a mio avviso – ce n’erano parecchi sintonizzati. Potrete avere titoli, giornali, punti in classifica o trofei in bacheca, ma non riuscirete mai ad essere ciò che siamo noi. Questo resterà per sempre il vostro rimpianto.

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