Editoriale nerazzurro – Fortuna, dicevano. E’ solo fortuna

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Tra poche ore l’Inter scenderà nuovamente in campo contro la Sampdoria per la 10a giornata di Serie A, ma si parla ancora del match di sabato sera che ha visto i nerazzurri affrontare al San Paolo il Napoli delle meraviglie. Partita finita in parità. Azzurri stoppati, ma quante critiche sui nerazzurri…

Abbiamo fermato la squadra che gioca il miglior calcio in Italia, la squadra più sana d’Europa e che succede? Ci piovono critiche addosso! Ebbene sì, siamo riusciti a prendere critiche anche dopo la trasferta in terra campana, perché, UDITE UDITE, l’Inter ha pensato più a difendersi che ad attaccare. Ha, come spesso detto e sentito in questi giorni, parcheggiato l’autobus davanti la propria area di rigore. C’è qualcosa da obiettare a quanto dichiarato? Qualche commento da lasciare su queste fantasiose esternazioni?

A ME VIENE DA RIDERE – La compagine allenata da Spalletti era partita per Napoli già battuta. Agli occhi dei critichi e degli espertoni di calcio sarebbe stata la prima grande sconfitta della truppa nerazzurra, la Caporetto della Beneamata. L’Inter non partiva dallo 0-0 inziale, ma surclassata già da uno dei migliori attacchi d’Europa. L’Inter era già ampiamente battuta in partenza, tre, quattro… addirittura cinque i gol profetizzati dai sapientoni del calcio nel pre match!

Al solo pensare a tutto quello che ho letto mi viene da ridere. Mi viene da ridere nel vedere quei commenti così pomposi, così sboroni, affievolirsi e poi spegnersi del tutto dopo il triplice fischio d’inizio.

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Mi viene da ridere nel vedere come tanta tracotanza, tanta arroganza (nei commenti) si sia poi trasformata in fuffa… fumo… un nulla di fatto.

Mi viene da ridere nel pensare agli sberleffi che ci siamo dovuti sorbire, ma che alla fine, come nel classico esempio dei contrappassi, sono tornati nuovamente al mittente… però, non poteva finire così.

Troppo difficile affermare che l’Inter ha anche dei meriti nel pari a reti bianche. Che Spalletti è stato bravo durante la settimana a preparare la delicatissima sfida col Napoli.

Eh no cari miei, “l’Inter è stata fortunata” (sentita, risentita… ormai obsoleta!), “l’Inter aveva in porta un grande Handanovic”, “se non fosse stato per il portiere l’Inter avrebbe perso”, bla bla bla e bla bla blaaaaaaa… quanti commenti costruttivi e quanti analisi critiche eh?

UN PUNTO CHE VALE UNA VITTORIA – Sì è vero, l’Inter ha rischiato più volte di subire il gol, Handanovic è stato strepitoso in due/tre occasioni (ma è lì per parare!) l’ago della bilancia tenderebbe più verso gli azzurri di Sarri, ma non aver perso contro una delle squadre più in forma d’Europa è un dato importante.

Il punticino del San Paolo vale come una vittoria per noi, perché era il primo vero banco di prova. Napoli ci ha dato quella risposta che stavamo aspettando, ha confermato i progressi fatti da questa squadra e messo, ancora di più, in evidenza le lacune e le amnesie che ogni tanto palesiamo.

Uscire indenni dalla bolgia del San Paolo significa avere personalità e due attributi grossi come tutto il Duomo di Milano. Giocarsela con questo Napoli, non incassare gol, provare a metterli in difficoltà e rischiare addirittura di andare in vantaggio vuol dire andare in campo senza nessuna paura, ma con il solo RISPETTO per l’avversario, oggi avanti anni luce rispetto a noi.

Napoli – Inter non è stata solo una sfida che ha visto in campo i nostri uomini contro i loro, ma l’incontro tra due idee di pensiero, due filosofie di gioco, tra una squadra che gioca a memoria, perché insieme da tre anni e, di contro, undici giocatori che provano a diventare una squadra.

La sfida del San Paolo ha messo in evidenza la solidità della nostra formazione, la bontà di alcuni singoli, la loro duttilità e abnegazione. La sfida è stata studiata nei minimi dettagli ed interpretata alla grande da chi è sceso in campo. L’Inter oggi ha un copione, una partitura da seguire chiara e ben delineata. Non recita più a soggetto come succedeva un tempo. Non ha più mille sfaccettature, ma una sola identità.

GRANDE SPALLETTI! – È dall’inizio dell’anno che non faccio altro che ripeterlo. Il nostro Top Player sta seduto in panca. Il nostro migliore acquisto è stato il tecnico ex Roma, integratosi alla grande in questa gloriosa società. Le sue parole non sono MAI banali. I suoi interventi non sono MAI inutili.

Anche al termine del big match di Napoli ha indirizzato un pensiero ai “suoi ragazzi”, li ha voluti “ringraziare”.

Difende il club per cui lavora, quei colori che per troppo tempo sono stati “umiliati” da più parti (ci metto dentro anche la nostra dirigenza, quindi da Noi in primis…), non si tira mai indietro se c’è da polemizzare per il bene di questa squadra.

Ci è mancato un personaggio così. Ci è mancato qualcuno che avesse carattere da vendere e le palle quadrate, qualcuno che fosse minimante avvicinabile a colui che in questa piazza ha vinto tutto, perché se è vero che non possiamo rimpiangere il passato, è altrettanto vero che siamo orfani di Mou, che non abbiamo più avuto un personaggio con lo stesso carisma del portoghese. Non fino ad oggi.

Oggi questa Inter è una solida realtà, lo dimostra il campo. Non è da considerare la rivelazione di questo campionato perché per storia e blasone meritiamo di stare lì dove siamo e di lottare ai piani alti.

Questa Inter, dopo Napoli, ha mostrato la sua bellezza e le sue imperfezioni. Si è scontrata contro il migliore, uscendo da quella sfida con qualche graffio, ma niente di rotto. Questa Inter ha tutte le potenzialità per tornare ai fasti di un tempo. Per tornare Grande tra le grandi.

Non siamo da scudetto. Non siamo partiti per vincere il titolo. Il nostro obiettivo è e deve restare un piazzamento in Champions, poi, se domani la classifica dovesse ancora sorriderci, allora sarebbe stupido non provarci. Ma occhio ai voli pindarici. Occhio ad alzare troppo l’asticella.

Il tecnico è un volpone e lo sa benissimo, difatti rimanda sempre al mittente qualsiasi domanda che contenga la parola scudetto.

Questa Inter ha trovato una stabilità e il merito è tutto di Luciano Spalletti.

Finito il mio editoriale vorrei dare sfogo al mio pensiero e mettere qui due tre cose che mi sono passate per la testa. Ovviamente si tratta sempre di calcio. Argomenti vari… un po’ di Inter e un po’ di altre squadre… se fosse una rubrica potrei chiamarla QUELLO CHE GLI ALTRI NON DICONO.

  1. Autobus parcheggiato? Ma anche no! Se fosse vero questo assunto come si spiegherebbe la prova eccellente di Handanovic? L’Inter si è semplicemente difesa come era giusto che fosse. Poi, se il nostro portiere compie degli interventi prodigiosi si grida al miracolo o allo scandalo, lo fa qualche altro numero uno, beh, alloraaaaaaa… gaudio magnum!
  2. Per favore. Non dite che l’Inter è più “fortunata” perché non gioca le Coppe. Non vi hanno spiegato la storia dell’angioletto? Magari passa da lì nel momento in cui state dicendo queste corbellerie e rimanete “scemi” a vita”! L’Inter è senza Coppe, è vero. Quindi? Meglio per noi, così abbiamo più tempo per preparare le partite. Dove sta il problema? Bisogna fare una mozione da qualche parte per permettere ai nerazzurri di giocare una Coppa qualsiasi in mezzo alla settimana? Boooooohhh
  3. Icardi non segna. L’Inter non vince. Perisic non segna. L’Inter non vince. Vecino? Un brocco. Skriniar? Ahhhhh… meglio Pincopallino. Borja Valero giocatore finito, meglio il cugino di Pincopallino. Anche contro il Napoli Icardi ha giocato a servizio della squadra, lottando in mezzo al campo alla ricerca di palloni giocabili. Stesso discorso per Perisic. È mancato il moto del croato sulla fascia, ma è stato fondamentale nella seconda metà di gioco a chiudere gli spazi sulla sinistra. Meno spinta, più attenzione. Inutile aggiungere altri commenti sugli altri citati…
  4. Lo scorso anno eravamo oggetto di derisione da parte della stampa. Anzi, ad essere deriso era colui che ci allenava. Il trattamento riservato a Frank De Boer è stato veramente vomitevole. Oggi, un anno dopo, un altro allenatore si trova nella sua stessa situazione, ha gli stessi punti in campionato, ma notevoli differenze da mettere in conto. Mentre l’olandese non conosceva affatto il campionato italiano, era stato proiettato nel mondo Inter pochi giorni prima della prima gara ufficiale, non aveva avuto la possibilità di acquistare nessun giocatore o pianificare la stagione, l’altro ha goduto di tanti, tantissimi vantaggi. Conosce il calcio italiano. Conosce l’ambiente in cui lavora e, dulcis in fundo, non può proprio lamentarsi del mercato. Quindi? Ah, non si parla di Montella perché è più importante parlare del “culo” dell’Inter. Già, vero che stupido…
  5. Il/lo/la VAR. Per fortuna che sei arrivata/o. God bless the var!
  6. Bonucci… un giocatore che fino allo scorso anno riusciva a stare in diffida per non so quante giornate di fila (non so se il record appartenga a lui o a Chiellini!) al Milan sta conoscendo il significato di quegli strani cartellini. Dei rigori fischiati contro. Di certo qualcosa non quadra… ad ogni modo… io non dimentico!

Bonucci non mi ha dato nessuna testata. Sono stato io a spingerlo, per allontanarlo dal giudice di linea. Il giocatore ha semplicemente esagerato nelle proteste. Non c’è stata testa contro testa, le immagini non danno il senso vero di quel che è successo. Ci fosse stata la testata, non mi sarei limitato al cartellino giallo”. Rizzoli

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