Editoriale nerazzurro – L’Inter e l’arte di non piacere mai a nessuno!

274

LInter di Spalletti affronta sul proprio terreno di gioco il Genoa. Partita rognosa per i nerazzurri che partono bene, ma poi si perdono con il passare dei minuti. Buona l’organizzazione difensiva da parte degli ospiti che crolla solo a tre minuti dalla fine grazie alla zuccata vincente di D’Ambrosio.

Nel campionato italiano è più importante vincere che convincere. Almeno se da anni sei un cantiere a cielo aperto, hai preso cocenti delusioni e se, soprattutto, al momento questo progetto tecnico sembra l’unico che si possa adattare alla perfezione.

VINCERE AIUTA A VINCERE – Il motto da me usato come titoletto del paragrafo è un mantra sentito e risentito. Usato sempre e comunque da ogni addetto ai lavori. In qualsiasi situazione. Vincere aiuta a tenere unito lo spogliatoio; ti dà la possibilità di lavorare sereno durante la settimana; ti permette di avere uno stadio che ti sorregga e che ti sostenga sempre.

Stesso discorso lo si potrebbe fare per la stampa… in Italia sembra andare proprio così, se vinci tutti ti osannano, avete mai visto una prima pagina di un qualsiasi giornale italiano parlare male della squadra che da anni sta monopolizzando il nostro campionato? “Quella squadra” è abituata a vincere. Di certo può vantare qualcosa in più rispetto alle altre squadre del nostro campionato, parte ogni anno come la favorita, la squadra da battere, ma come si è visto non è assolutamente imbattibile, però loro non perdono mai, al massimo “imparano qualcosa”. Le loro sconfitte servono a capire, sono “propedeutiche alla crescita”.

SEMrush

Noi, al contrario, si gioca male e veniamo criticati, pareggiamo e veniamo criticati, non abbiamo ancora perso, ma sicuramente verremo criticati, vinciamo e la solfa non cambia: veniamo lo stesso criticati.

Poco importa se di fronte c’era una squadra che ha alzato le barricate, l’Inter ha faticato, un solo gol per battere il coriaceo Genoa, per di più in casa. Per noi vincere al momento è essenziale, serve come l’aria perché siamo in una fase di crescita, dobbiamo ancora scoprire la nostra vera “identità”.

Se per quegli altrivincere è l’unica cosa che conta” (e spesso e volentieri sappiamo come sono arrivate queste vittorie!), per noi deve essere l’oggetto stesso della nostra ricerca, bisogna ritrovarsi partendo proprio dalle vittorie come queste.

INTER NON ANCORA SUFFICIENTE, PAROLA DI SPALLETTI – Se lo stesso tecnico dice che questa formazione non è ancora pienamente sufficiente io sto tranquillo. Perché? Perché ad affermarlo è la stessa persona che vive giorno dopo giorno con questi calciatori, che li scruta in ogni azione, in ogni movimento, che conosce meglio di chiunque altro tutti i suoi uomini.

L’Inter tra Bologna e la sfida interna col Genoa non ha brillato e il nostro tecnico lo ha chiaramente dichiarato.

Nella sfida domenicale contro il Grifone Lucianone ha variato la formazione affidando una maglia da titolare a Dalbert (giocatore che ha bisogno di mettere minuti nelle gambe e prendere confidenza con il nostro tipo di gioco) e Brozovic, con il centrocampista croato dimostratosi ancora una volta croce e delizia di questo gruppo. Nel corso del match ha avuto il coraggio di cambiare ulteriormente, gettando nella mischia Eder, Joao Mario e il giovane Karamoh, alla prima assoluta nel nostro campionato.

Cambi dettati dalla voglia del tecnico di portare a casa i tre punti; era necessario scardinare la difesa del Genoa, aprire quegli spazi serrati; riuscire a mettere un pizzico di velocità alla manovra e di paura negli ospiti.

L’inter se l’è giocata, Spalletti ha usato le pedine giuste e il gol è stato lo scacco matto nei confronti dell’avversario.

Inutile continuare ad affermare che partite come quelle di domenica negli anni passati la Beneamata non le avrebbe vinte e – forse – nemmeno pareggiate. L’Inter non è ancora una squadra da tre punti assicurati. Non riesce a dare quella sicurezza che altri gruppi, negli anni passati, sono riusciti a dare a noi tifosi, ma – ripeto da inizio campionato – la strada scelta dal tecnico di Certaldo è quella giusta. Oggi questa squadra sta prendendo forma, sta realizzando in maniera concreta ciò che è il pensiero del proprio tecnico e, si sa, non sempre tutto riesce alla perfezione.

SOSTEGNO ALLA SQUADRA – La squadra c’è, le idee pure. Voglia e grinta non mancano. Loro stanno facendo abbastanza bene tutto ciò che devono fare, tutto ciò che noi tifosi auspichiamo facciano. Ma non tanto per noi, ma per la maglia e i colori che indossano.

Abbiamo assistito negli anni a scempi clamorosi, a giocatori che non meritavano di vestire questa maglia, abbiamo visto sfilare sfilze di pseudo campioni, di gente che, pur con notevoli limiti tecnici, ha lottato, sgobbato, sudato questa maglia più di mille campioni, abbiamo, invece, visto fenomeni passeggiare in campo, dimostrarsi solo attaccati ai soldi dello stipendio e poi rinnegare gli anni milanesi.

Siamo stati, in tutti questi anni, testimoni di ciò che è passato da questa società, di ciò che è stata l’Internazionale Football Club. Oggi questo sembra un gruppo compatto, fatto di talenti e di alcuni ottimi giocatori. Qualcuno magari un po’ sopravvalutato, ma almeno quest’anno sembrano tutti remare nella stessa direzione.

Ancora una volta San Siro da record, con i suoi 50mila spettatori. L’ennesimo spettacolo. Dagli spalti arriva una strana magia, un brivido che ti pervade per tutta la partita, una sensazione che solo alla “Scala del Calcio” sono riuscito a provare, eppure, a mio avviso, domenica è mancato il vero apporto. Più passavano i minuti, più si avvicinava allo scadere e più la “sofferenza” aumentava. L’apporto veniva a mancare e iniziavano i primi fischi. San Siro, ahinoi, è così… oggi sei l’idolo della folla, sbagli due partite e sei gettato nel tritacarne… ieri la gente ti acclamava, oggi fischi su fischi.

Va bene la contestazione, va bene dissentire, manifestare il proprio disaccordo nei confronti di una squadra che fatica a trovare la via del gol, ma questi ragazzi non possono essere fischiati per l’impegno, quello, almeno in questa stagione, c’è, semmai manca la qualità – in alcuni – manca l’abc, manca la fluidità nel gioco, manca ancora qualcosa… ma non manca la grinta, la voglia… contro il Genoa una chiusura di Icardi ci ha permesso di portare a casa l’intera posta in palio, e alcuni tifosi (?) sono i primi ad attaccare proprio il bomber rosarino. Non gioca per la squadra, non torna, non difende… e poi grazie ad un suo intervento prodigioso noi tifosi possiamo tirare un sospiro di sollievo.

NOI SIAMO BRAVI A CREARE FENOMENI – Proprio come Gabigol, l’oggetto misterioso nerazzurro. Un giocatore dalle qualità mai espresse, ma che riusciva a strappare applausi. Non ho mai capito il perché.

Stessa scena rivista quando in campo è entrato il giovane Karamoh, l’ultimo acquisto del mercato nerazzurro. Al debutto assoluto nel nostro campionato, davanti al proprio pubblico, il francesino è stato acclamato dai suoi nuovi tifosi, proprio come succedeva con l’estroso brasiliano.

Una differenza -però – è stata sin da subito sostanziale. Superata la primissima emozione dell’esordio il francesino si è dimostrato ben più concreto del suo predecessore, insomma… ha fatto vedere di più in un quarto d’ora Karamoh, che Gabigol in un anno. Speriamo che i prossimi applausi il francese li strappi per ciò che farà vedere in campo e non sulla fiducia, ma cosa assolutissimamente più importante che sia efficace e concreto del brasiliano. Le qualità sembrano non mancare. Corsa, velocità, estro e soprattutto il coraggio di osare, la sfrontatezza del veterano. È entrato in campo con personalità. Adesso deve confermarsi. Non sarà facile per lui.

NON PIACCIAMO A NESSUNO, MA I NOSTRI NUMERI SONO DA RECORD – La verità e che noi non piacciamo mai. A nessuno. Inutile negarlo, ci aspettavamo un mercato diverso, ci hanno riempito la testa con così tante frottole che c’è stato un momento in cui abbiamo davvero sognato Messi e CR7… ci hanno ingannato, e alla fine ci ritroviamo con un pugno di mosce in mano.

Siamo sempre lì, al solito discorso del mercato. Siamo come un cane che si morde la coda. I numeri dicono che siamo una delle belle realtà di questo inizio di campionato, ma noi no… dobbiamo ancora martellarci gli zebedei.

Bene, non siamo riusciti a piazzare diverse uscite e ovviamente non si poteva comprare oltre. Quindi? Abbiamo solo due competizioni, non serve una rosa troppo ampia. Siamo andati sul mercato a prendere ciò che ci serviva, ciò che ci era utile. Ribadisco UTILE!

Ah, ma tanto noi siamo quelli che prendono i bidoni, come il centrale slovacco strapagato e sopravvalutato… n’è veroooooooooo?

Intanto secondo l’Opta possiamo vantare una serie di statistiche interessanti a nostro favore. Miglior difesa d’Italia con soli due gol al passivo e seconda miglior difesa d’Europa dietro al Borussia Dortmund.

Siamo la squadra che ha segnato di più nell’ultimo quarto d’ora in Serie A, ben 8 dei nostri gol sono arrivati nell’ultimo quarto di gara, questo sta a significare che la gamba c’è e la condizione psico-fisica è buona e, per finire, siamo la squadra che ha segnato più gol di testa: sono tre le marcature con quella di D’Ambrosio, prima avevano realizzato di testa Icardi e Perisic contro la Fiorentina alla prima giornata. E in tutto questo abbiamo anche la bellezza di cinque punti in più rispetto allo scorso campionato, e senza il mezzo passo falso di Bologna potevamo essere in vetta, a punteggio pieno, insieme a Juve e Napoli…

Nel nostro piccolo qualcosa di positivo lo stiamo già facendo. Non siamo partiti per vincere lo scudetto, ma per essere lì dove siamo adesso. Serve trovare continuità e una volta trovata questa squadra può lottare contro chiunque. Ah, qualche altro numero interessante. Al derby arriveremo sicuramente davanti al Milan in classifica, già questo è un dato più che positivo.

Leggi anche il mio precedente editoriale —> Editoriale nerazzurro – Noi “squadraccia”, ma con qualche punto in più!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.